15.4.10

Bambini da adottare: chi li prepara?

Si fa un gran parlare di formazione per le coppie che vogliono adottare, ma nessuno scopre l'altra faccia della medaglia: chi prepara un bambino ad essere adottato?
Nessuno, o quasi. Come se per lui fosse tutto facile e bello, un regalo che piove dal cielo senza portar con sé alcuna difficoltà. Ma con l'adozione un bambino comincia una nuova vita, spesso lascia la propria terra e sbarca in un mondo sconosciuto: uno choc. Davvero non serve qualcuno che lo prepari? Qualcuno c'è. Si chiama Tsion Teferra, ha 27 anni, è etiope e psicologa. Dal 2004 lavora ad Addis Abeba per il Ciai. È presente in 4 dei 35 istituti della città, che accolgono circa 250 bambini: in questo momento ne sta preparando 22. Il lavoro comincia ben prima dell'abbinamento. Molti bambini hanno visto i genitori morire; altri sono stati portati in istituto dalla famiglia. Tutti dicono di essere stati abbandonati perché sono "bambini cattivi": il primo obiettivo è farli sentire amati e accettati, ridargli fiducia nel futuro. Si comincia con il lavoro di gruppo, dove si parla dell'abbandono in astratto. Poi i bambini parlano di sé. Qualcuno è molto freddo, come se la cosa non lo riguardasse, altri si chiudono. Finché non hanno superato lo choc è inutile parlare di adozione. E pazienza se ci vuole un anno.
Solo allora Tsion manda in Italia la scheda del bambino, con il maggior numero di informazioni possibili: su questa base le esperte del Ciai scelgono la famiglia più giusta per lui. Poi Tsion presenta al bambino la nuova famiglia, gli mostra le foto, gli spiega che in Italia i compagni saranno bianchi. "Quando arrivano le foto i bambini sono emozionatissimi. La prima cosa che chiedono è se potranno andare a scuola, la seconda se anche i nuovi genitori li abbandoneranno. Poi dei fratelli, la lingua, la cameretta. Alcuni pensano che in Italia tutti sono ricchissimi, che i nuovi genitori saranno perfetti. Gli spiego che non è cosi, ma anche in Itali ci sarà qualcuno che li aiuterà". Naturalmente i bambini confrontato le foto: gettonatissime le mamme dai capelli lunghi e lisci, ma nessuno ha mai detto di volere altri genitori.

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13.4.10

Sono socio di una onlus ...

Sono socio di una onlus e vorrei sapere quali contributi posso dedurre dalla mia dichiarazione dei redditi.

Possiamo ridurre a quattro fattispecie le contribuzioni che un socio può riconoscere a favore di un ente non profit. La quota sociale consente di accedere all'elettorato attivo e passivo e al complesso dei diritti e dei doveri riconosciuti ai socie e pertanto non può definirsi quale erogazione liberale, in quanto sancisce un accordo caratterizzato da una qualche corrispettività. La seconda tipologia è la contribuzione che può essere richiesta ai soci per l'accesso ai servizi o beni prodotti o resi disponibili dall'ente. È chiaro che anch'essa non consente alcun risparmio fiscale a chi la versa. Con un'eccezione per i redditi di quest'anno, relativa all'iscrizione dei ragazzi tra i 5 e i 18 anni a corsi e strutture sportive promosse da enti sportivi dilettantistici, che consentirà la detrazione del 19% su un importo massimo di 210 euro.La terza è il prestito erogato al proprio ente di riferimento; frequentemente gli enti appena nati non possono iniziare l'attività con le sole quote sociali. Alcuni soci possono contribuire volontariamente con l'impegno da parte dell'associazione a restituire "gli anticipi" ai soci entro una certa data. In questo caso il socio può chiedere anche l'applicazione di un tasso di interesse che però non può essere superiore a 4 punti percentuali del tasso ufficiale di sconto. La quarta è la donazione, atto di liberalità assoluta che per perfezionarsi deve essere accettata dal destinatario della donazione. In quel caso, effettuata nel rispetto delle modalità prescritte l'erogazione è deducibile o detraibile.

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8.4.10

Aiuti alla famiglia

L'Indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia, voluta dalla Commissione Affari sociali della Camera è occasione per qualche considerazione. La prima. Non è (del tutto) vero che negli ultimi anni siano mancate politiche di sostegno alla famiglia: come dimostra la prima parte dell'Indagine, attraverso un resoconto analitico dei provvedimenti adottati nelle ultime tre legislature, la famiglia è stata oggetto di numerose iniziative. Che però non hanno funzionato, non sono state efficaci.
O perché poco coerenti fra loro o troppo frammentate o perché bloccate dalla Corte Costituzionale con sentenze espresse sulla base della convinzione che iniziative del governo centrale su temi di competenza regionale o comunale invadessero gli altrui territori. Ha prevalso nella Corte una interpretazione difensiva della sussidiarietà, la quale però ha anche un aspetto promozionale: lo Stato deve creare le condizioni affinché le famiglie e gli enti locali possano perseguire i loro scopi.
Qual è allora il ruolo della politica? È fare delle scelte, proporre gerarchie e strategie, non soltanto trovare le pur necessarie risorse. Bene dunque se si procede individuando i fenomeni e le trasformazioni. È proprio qui che si fanno scoperte interessanti, e cioè che, dentro la grande "questione familiare", si celano almeno due nodi problematici egualmente importanti: la questione femminile (troppo poche le donne al lavoro) e quella giovanile (il 43.3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive nella famiglia d'origine). Andrebbe creata una gerarchia delle priorità. Al primo posto la famiglia giovane che andrebbe sostenuta in modo nuovo, superando una logica riparatoria e partendo invece dal presupposto che la famiglia è una risorsa da valorizzare.

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22.2.10

Sportello unico per l'immigrazione

Definita a Trieste con la firma di un protocollo d'intesa tra Regione, Commissario i governo, Prefetture e Province di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia, l'istituzione dello Sportello unico per l'immigrazione. Lo sportello è responsabile dell'intero procedimento relativo all'assunzione di lavoratori stranieri a tempo determinato e indeterminato e coinvolge competenze dello Stato e delle Province, alle quali la Regione ha demandato le funzioni su lavoro e occupazione.
www.regione.fvg.it

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18.2.10

Lavoro ragazzi

Padova-Kiev e ritorno,. Da anni è intenso il flusso di solidarietà su questa tratta: famiglie venete che ospitano i ragazzi di Chernobyl e giovani ucraini che vengo a studiare in Veneto. Anche Civitas, quest'anno parla ucraino. E non solo: prova persino la cucina di Kiev.

Il progetto Youth Assistance nasce tre anni fa per migliorare le condizioni di vita negli Internaat: Asa, Caritas Ucraina e istituti salesiani organizzano corsi di formazione e soggiorni in famiglia per i ragazzi degli istituiti. Ma la solidarietà delle famiglie venete nasce ben prima: da Chernobyl in poi, estate dopo estate l'accoglienza dei bambini ha creato legami fortissimi. Che non si sono interrotti nemmeno quando i ragazzi sono cresciuti. Da qui la preoccupazione per il "dopo" Internaat. A 17 anni i ragazzi vengono messi alla porta e privati del sussidio statale. E dopo una vita in istituto, con un passato da dimenticare e poche competenze da spendere nel mondo del lavoro, per loro la strada è spesso l'unica vera alternativa. Per questo è nata una nuova fase del progetto Youth Assistance, su proposta delle famiglie. L'obiettivo è creare occasioni di formazione e crescita professionale per questi ragazzi, o in Italia o nel loro Paese.


Quest'anno sono stati 20 i ragazzi ucraini che hanno iniziato un percorso di formazione e lavoro in Italia. Altri 10 ex ospiti degli istituti stanno invece vivendo esperienze di stage in aziende e ristoranti italiani in Ucraina. Fondamentale in questo progetto è stata l'Associazione degli imprenditori italo-ucraini. Non è stato semplice, gli altri dipendenti hanno accolto con fatica i nuovi arrivati e l'inserimento è stato faticoso ma in qualche occasione ha avuto successo. Come per Svetlana, che ha iniziato come addetta alle fotocopie nella società di vending Liberty, in breve è passata alla contabilità e, nel giro di qualche mese, assicura il proprietario, è destinata a diventare il capo-contabile. Casi rari, a dir la verità, ma significativi. Dei 10 stagisti che sono entrati in azienda sette hanno trovato un impiego stabile.È un inizio, il segno di un importante cambio di mentalità nel nostro stile di solidarietà: dall'assistenzialismo all'impresa sociale.

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23.12.09

Movimento sociale

Un nuovo movimento con una propensione per il sociale. Daniela Santachè lasciata La Destra, con cui non condivideva più la linea ritenuta estremista, ha fondato il Movimento per l'Italia (Mpi), più moderato e a sua immagine. La nuova creatura è suddivisa in dipartimenti tra i quali ci sono anche quello per gli Affari islamici e quello Sociale.
Questa in particolare vuole essere la novità su cui l'Mpi punta. A guidare il dipartimento c'è Barbara Benedetelli, prestata alla politica dalla televisione. È lei, carattere focoso e passione per le questioni sociali, a spiegare le idee e i programmi sociali del movimento. Molte idee in cantiere: Difesa Donna, un progetto per aiutare le donne vittime di violenza e insegnare, a quelle che lo desiderano, a difendersi; il progetto Temporary house, case appoggio per persone bisognose; il progetto Macchinine colorate, auto per disabili e anziani a costo zero grazie alla pubblicità solidale, e infine la volontà di creare un social network per anziani, semplice e funzionale che li aiuti nell'intrattenere rapporti e facilitare la reperibilità. Idee che per Barbara Benedettelli si reggono su un presupposto: "Non siamo un partito ma un movimento, dunque aperto e disponibile come intermediario tra i cittadini e le istituzioni".

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1.12.09

Convenzione disabili

Si bipartisan del Senato alla Convenzione dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità, che prevede anche la costituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione dei disabili. Scopo della Convenzione è assicurare il pieno e uguale godimento di tutti i diritti e libertà da parte dei disabili; l'Osservatorio nazionale, presieduto dal ministro del Lavoro , dovrà verificare l'attuazione della Convenzione.

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