I nuovi centri del Telefono Azzurro
Un centro territoriale polivalente in ogni regione d'Italia. È questo il programma di Telefono Azzurro per il futuro, come conferma Marina Galvagna, responsabile Relazioni esterne e iniziative speciali della onlus che, dal 1987, opera a favore dei bambini e degli adolescenti. «Per il 2006 e i prossimi anni l'obiettivo è proprio quello di andare tra la gente, puntando a essere presente in modo capillare sul territorio realizzando per questo dei centri polivalenti», spiega, ricordando come la prima tappa sia appunto l' apertura di nuovi centri a Firenze, Napoli e Padova e il potenziamento di quello già presente a Palermo. Nella città siciliana è già attivo il numero dell'emergenza infanzia (il 114), imminente l'ampliamento del numero 19696, mentre nel prossimo futuro sarà aperta la ludoteca, si punterà a una presenza nel carcere cittadino e nella scuola, saranno realizzati corsi di formazione.«In pratica un centro polivalente è un mini Telefono Azzurro presente sul territorio che può gestire le emergenze, fornire consulenze, intervenire a livello di carcere e scuola oltre che gestire la formazione dei volontari», illustra la Galvagna sottolineando l'importanza di radicarsi a livello territoriale creando anche una rete locale per favorire la prevenzione. «Con i centri territoriali siamo già presenti in alcune città. A Treviso, per esempio, è in atto un progetto pilota con un centro di accoglienza, a Modena e Bologna si lavora molto sulla formazione, a Roma c'è uno sportello. Ora l' obiettivo è organizzarsi per ampliare i servizi», continua Marina Galvagna.
Nelle città nelle quali si punta ad aprire i centri polivalenti, inoltre, sono già attivi dei nuclei di volontari che fanno attività di sensibilizzazione. La scelta delle località non è stata casuale, ma nasce dalle esigenze del territorio», spiega la Galvagna. «Da Firenze, Napoli e Palermo arriva, infatti, oltre il 10% delle richieste d' aiuto. La sfida più grossa è certo quella di Napoli soprattutto per la complessità della sua realtà, mentre a Palermo siamo già presenti da tempo e quindi esiste già una rete di rapporti consolidata». La scelta di aprire un centro a Padova è, invece, legato alle tante emergenze del Nord-Est, soprattutto per la presenza di una forte immigrazione extracomunitaria dalla quale arrivano molte richieste di aiuto.
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