Ma gli adulti dove sono?
Di chi è figlio Umberto, di chi Simone? E di chi Sara o Jennifer? Nomi a caso, perché i ragazzi protagonisti delle cronache di queste settimane oltre a non avere facce se non quella fantoccesca e pixellata dei video rubati a Internet, sono difesi dalla loro età: l'identità resta coperta. Sono in tutto e per tutto degli extraterrestri. Gente venuta da un altro pianeta. Ovviamente non è così. Tutti loro prima di essere diventati quei “barbari” nelle cui vite i giornali e l'informazione intingono con gusto un po' macabro la penna, sono figli. E in quanto figli, dovrebbero avere padri o madri o adulti che sanno tutto di loro. Anche se evidentemente non ne hanno molto a cuore i destini perché, come scrive con una punta di razzismo Isabella Bossi Fedrigotti sulla prima pagina del Corriere della Sera, sono solo degli «sfigatissimi ragazzi».
Quello a cui assistiamo in queste settimane non è molto diverso da ciò che è accaduto, a riflettori spenti, nelle mille settimane precedenti e, da ciò che accadrà, stanti così le cose, nelle mille che verranno. La costante è che sulla scena c'è sempre un soggetto assente: l'adulto. Non vorremmo essere provocatori, ma il ragazzo intemperante fa in fondo il suo mestiere. Chi non lo è stato in vita sua? La giovinezza è un'età bruciante, un'età inquieta. Non è un'età di buone maniere. Chi sta mancando clamorosamente al suo ruolo è invece l'adulto. Ed è infatti adolescenziale il modo con cui i giornali ci stanno raccontando l'emergenza bullismo, con quello sguardo un po' stupido e stupito di chi sino ad oggi ha vissuto in una sorta di nirvana.
Sono i figli dell'inerzia dei padri; della passività con cui abbiamo preso per buoni e politicamente corretti modelli sociali che facevano comodo ad adulti mai diventati tali. Alla fine rischiamo di trovarci schiavi di una società che sotto la maschera di patetiche liberazioni consegna le nostre vite e quelle “dimenticate“ dei nostri figli al potere di quella che Gatti ha definito una nuova «oligarchia monopolista». Come capite la partita in gioco non è solo una questione di buona educazione in qualche aula italiana…
Quello a cui assistiamo in queste settimane non è molto diverso da ciò che è accaduto, a riflettori spenti, nelle mille settimane precedenti e, da ciò che accadrà, stanti così le cose, nelle mille che verranno. La costante è che sulla scena c'è sempre un soggetto assente: l'adulto. Non vorremmo essere provocatori, ma il ragazzo intemperante fa in fondo il suo mestiere. Chi non lo è stato in vita sua? La giovinezza è un'età bruciante, un'età inquieta. Non è un'età di buone maniere. Chi sta mancando clamorosamente al suo ruolo è invece l'adulto. Ed è infatti adolescenziale il modo con cui i giornali ci stanno raccontando l'emergenza bullismo, con quello sguardo un po' stupido e stupito di chi sino ad oggi ha vissuto in una sorta di nirvana.
Sono i figli dell'inerzia dei padri; della passività con cui abbiamo preso per buoni e politicamente corretti modelli sociali che facevano comodo ad adulti mai diventati tali. Alla fine rischiamo di trovarci schiavi di una società che sotto la maschera di patetiche liberazioni consegna le nostre vite e quelle “dimenticate“ dei nostri figli al potere di quella che Gatti ha definito una nuova «oligarchia monopolista». Come capite la partita in gioco non è solo una questione di buona educazione in qualche aula italiana…

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