Sempre più poveri al sud
I dati Istat 2005 sulla povertà in Italia non fotografano una realtà immutata rispetto alle rilevazioni precedenti, se non altro perche non ci si può abituare alla presenza di 7.577.000 individui poveri nel paese, l'11,1% delle famiglie: anche l'aumento di poche unità, non rilevante sul piano statistico, in un quadro già così allarmante, deve suonare come un segnale di urgenza sociale.
Le tendenze principali si confermano: concentrazione della povertà al Sud, dove risiede più del 70% delle famiglie povere; maggiore diffusione della povertà nei nuclei numerosi; maggiore incidenza della povertà in caso di disoccupazione del capofamiglia o con basso livello di istruzione; disagio diffuso tra la popolazione anziana, specie se di genere femminile.
Questo dato conferma che, laddove si sviluppano politiche sociali, i risultati si vedono, altrimenti le situazioni peggiorano. Non è un caso che la povertà non sia diminuita dal momento che in Italia non si sono viste politiche generali di contrasto del fenomeno. Ma non è un caso che la povertà si sia ridotta tra gli anziani, i quali attraverso l'aumento delle pensioni minime, hanno conosciuto una qualche forma di politica sociale mirata.
Dai dati Istat, che peraltro non contemplano del tutto le povertà estreme, non censibili in base ai consumi, si può trarre una duplice lezione: da un lato che la povertà è ancora un emergenza da affrontare, se si vuole parlare di sviluppo; dall'altro che le politiche sociali, e in particolare le misure universali di sostegno al reddito, sono le prime capaci di fronteggiare tali sfida. Certo, non bastano, ma se non si inizia da esse non si va lontano.
Le tendenze principali si confermano: concentrazione della povertà al Sud, dove risiede più del 70% delle famiglie povere; maggiore diffusione della povertà nei nuclei numerosi; maggiore incidenza della povertà in caso di disoccupazione del capofamiglia o con basso livello di istruzione; disagio diffuso tra la popolazione anziana, specie se di genere femminile.
Questo dato conferma che, laddove si sviluppano politiche sociali, i risultati si vedono, altrimenti le situazioni peggiorano. Non è un caso che la povertà non sia diminuita dal momento che in Italia non si sono viste politiche generali di contrasto del fenomeno. Ma non è un caso che la povertà si sia ridotta tra gli anziani, i quali attraverso l'aumento delle pensioni minime, hanno conosciuto una qualche forma di politica sociale mirata.
Dai dati Istat, che peraltro non contemplano del tutto le povertà estreme, non censibili in base ai consumi, si può trarre una duplice lezione: da un lato che la povertà è ancora un emergenza da affrontare, se si vuole parlare di sviluppo; dall'altro che le politiche sociali, e in particolare le misure universali di sostegno al reddito, sono le prime capaci di fronteggiare tali sfida. Certo, non bastano, ma se non si inizia da esse non si va lontano.

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