24.11.06

Ma gli adulti dove sono?

Di chi è figlio Umberto, di chi Simone? E di chi Sara o Jennifer? Nomi a caso, perché i ragazzi protagonisti delle cronache di queste settimane oltre a non avere facce se non quella fantoccesca e pixellata dei video rubati a Internet, sono difesi dalla loro età: l'identità resta coperta. Sono in tutto e per tutto degli extraterrestri. Gente venuta da un altro pianeta. Ovviamente non è così. Tutti loro prima di essere diventati quei “barbari” nelle cui vite i giornali e l'informazione intingono con gusto un po' macabro la penna, sono figli. E in quanto figli, dovrebbero avere padri o madri o adulti che sanno tutto di loro. Anche se evidentemente non ne hanno molto a cuore i destini perché, come scrive con una punta di razzismo Isabella Bossi Fedrigotti sulla prima pagina del Corriere della Sera, sono solo degli «sfigatissimi ragazzi».
Quello a cui assistiamo in queste settimane non è molto diverso da ciò che è accaduto, a riflettori spenti, nelle mille settimane precedenti e, da ciò che accadrà, stanti così le cose, nelle mille che verranno. La costante è che sulla scena c'è sempre un soggetto assente: l'adulto. Non vorremmo essere provocatori, ma il ragazzo intemperante fa in fondo il suo mestiere. Chi non lo è stato in vita sua? La giovinezza è un'età bruciante, un'età inquieta. Non è un'età di buone maniere. Chi sta mancando clamorosamente al suo ruolo è invece l'adulto. Ed è infatti adolescenziale il modo con cui i giornali ci stanno raccontando l'emergenza bullismo, con quello sguardo un po' stupido e stupito di chi sino ad oggi ha vissuto in una sorta di nirvana.
Sono i figli dell'inerzia dei padri; della passività con cui abbiamo preso per buoni e politicamente corretti modelli sociali che facevano comodo ad adulti mai diventati tali. Alla fine rischiamo di trovarci schiavi di una società che sotto la maschera di patetiche liberazioni consegna le nostre vite e quelle “dimenticate“ dei nostri figli al potere di quella che Gatti ha definito una nuova «oligarchia monopolista». Come capite la partita in gioco non è solo una questione di buona educazione in qualche aula italiana…

L'autismo si rifugia a Milano

Lo scorso 2 dicembre, presso Palazzo Granaio (piazza Giovanni XXIII) di Settimo Milanese (Mi), la Fondazione Sacra Famiglia ha inaugurato una nuova comunità alloggio, la sesta con caratteristiche di casa famiglia.
In Lombardia le persone affette da autismo sono 9 mila, in Italia 160 mila. La comunità alloggio è stata realizzata anche grazie ai contributi di Fondazione Cariplo, Angsa (associazione genitori di persone autistiche) e Regione Lombardia. La caratteristica della nuova comunità sta nel fatto che ospiterà solo persone affette da sindrome autistica. La casa può ospitare fino a 12 persone, di sesso maschile e femminile e di età compresa fra i 18 e i 35 anni. La comunità di Settimo è una assoluta novità poiché nessuna struttura di questo tipo, in Italia e in Europa, aveva mai preso in carico esclusivamente persone autistiche. Seppure la scienza non abbia ancora scritto la parola fine nella ricerca delle cause che generano l'autismo, quel che è certo è che la comunità alloggio, a tutt'oggi, sembra essere la risposta più adeguata alla sindrome: perché prevede tempi e modalità di interventi personalizzati.Cosa sarà di mio figlio dopo di me? E' la domanda che i genitori si rivolgono ossessivamente senza avere risposte adeguate. Una certezza però esiste: qualora venga garantito un contesto di vita stabile e organizzato, affettuoso, tollerante ma stimolante, e animato da una costante tensione abilitativa, le persone autistiche sono in grado di percorrere un importante cammino di crescita con un conseguente sviluppo di capacità e competenze in grado di condurli verso più elevati livelli di autonomia e di indipendenza.

La nuova casa dei bambini russi

Una casetta rossa, appena fuori Mosca, è un miracolo di solidarietà tutto italiano. È costata quasi mezzo milione di euro e sarà "casa" per 40 bambini malati di tumore che per vincere la loro battaglia contro la malattia hanno affrontato migliaia di chilometri attraverso la Russia. Per arrivare alla Clinica pediatrica Rdkb della capitale, l'unica con reparti di oncoematologia e di trapianto di midollo. Molti genitori vendono casa e si indebitano, e una volta a Mosca spesso dormono in alloggi di fortuna o nelle stazioni ferroviarie.
«Da tempo conoscevamo questa situazione di emergenza attraverso il nostro partner russo, il Gruppo di volontariato Padre Aleksander Men' , che lavora nella clinica», racconta Ennio Bordato, presidente dell' associazione "Aiutateci a salvare i bambini". Puntando su una comunicazione ridotta al minimo indispensabile sul proprio sito e sul più classico dei "passaparola", in un paio d'anni è riuscita a mettere insieme 470mila euro per acquistare una foresteria a uso dei piccoli pazienti.
Il primo mattone è arrivato da La Fabbrica del Sorriso, il programma di Mediafriends che nel 2004 ha sostenuto i progetti di 40 associazioni, fra cui Aiutateci a salvare i bambini. «Con quel primo finanziamento di 160mila euro abbiamo capito che potevamo farcela», dice Bordato. «Poi è iniziata la ricerca di altri donatori: abbiamo potuto contare sull' aiuto della Provincia autonoma di Trento, alcune aziende come Chicco e Merloni, e soprattutto tanti privati". L'aspetto più delicato, però, restava il "fronte" russo: «l'acquisto di un immobile non a è cosa da poco in un Paese straniero e a così grande distanza. Per questo una persona italiana è andata a vivere a Mosca e ha coordinato i lavori sul posto.
Ora la foresteria è stata donata al Gruppo di volontariato Padre Aleksander Men'.La partnership tra le due associazioni di volontari russi e italiani è «fondamentale per operare efficacemente ed essere certi che le risorse raccolte in Italia vadano davvero a buon fine». Ma come tenere viva la sensibilità sul tema? «La strategia vincente, per noi, è quella di usare il sito come una finestra e con cui i bambini malati e i genitori si raccontano al resto del mondo». A Vanja, ad Artem, a Zumrud e a tutti i piccoli che pubblicano la loro fotografia e la loro storia sul sito dell'associazione, rispondono ogni giorno tanti italiani.

I nuovi centri del Telefono Azzurro

Un centro territoriale polivalente in ogni regione d'Italia. È questo il programma di Telefono Azzurro per il futuro, come conferma Marina Galvagna, responsabile Relazioni esterne e iniziative speciali della onlus che, dal 1987, opera a favore dei bambini e degli adolescenti. «Per il 2006 e i prossimi anni l'obiettivo è proprio quello di andare tra la gente, puntando a essere presente in modo capillare sul territorio realizzando per questo dei centri polivalenti», spiega, ricordando come la prima tappa sia appunto l' apertura di nuovi centri a Firenze, Napoli e Padova e il potenziamento di quello già presente a Palermo. Nella città siciliana è già attivo il numero dell'emergenza infanzia (il 114), imminente l'ampliamento del numero 19696, mentre nel prossimo futuro sarà aperta la ludoteca, si punterà a una presenza nel carcere cittadino e nella scuola, saranno realizzati corsi di formazione.
«In pratica un centro polivalente è un mini Telefono Azzurro presente sul territorio che può gestire le emergenze, fornire consulenze, intervenire a livello di carcere e scuola oltre che gestire la formazione dei volontari», illustra la Galvagna sottolineando l'importanza di radicarsi a livello territoriale creando anche una rete locale per favorire la prevenzione. «Con i centri territoriali siamo già presenti in alcune città. A Treviso, per esempio, è in atto un progetto pilota con un centro di accoglienza, a Modena e Bologna si lavora molto sulla formazione, a Roma c'è uno sportello. Ora l' obiettivo è organizzarsi per ampliare i servizi», continua Marina Galvagna.
Nelle città nelle quali si punta ad aprire i centri polivalenti, inoltre, sono già attivi dei nuclei di volontari che fanno attività di sensibilizzazione. La scelta delle località non è stata casuale, ma nasce dalle esigenze del territorio», spiega la Galvagna. «Da Firenze, Napoli e Palermo arriva, infatti, oltre il 10% delle richieste d' aiuto. La sfida più grossa è certo quella di Napoli soprattutto per la complessità della sua realtà, mentre a Palermo siamo già presenti da tempo e quindi esiste già una rete di rapporti consolidata». La scelta di aprire un centro a Padova è, invece, legato alle tante emergenze del Nord-Est, soprattutto per la presenza di una forte immigrazione extracomunitaria dalla quale arrivano molte richieste di aiuto.
www.azzurro.it

17.11.06

Servizi ristrutturati per disabili in Piemonte

La Giunta regionale piemontese,su proposta dell’assessore al Welfare e lavoro, Teresa Angela Migliasso, ha deliberato lo stanziamento di 5 milioni di euro destinati a finanziare un nuovo bando per la realizzazione e la ristrutturazione di strutture socio-assistenziali per disabili, nonché per arredi e attrezzature. Il finanziamento di carattere pluriennale, sarà così ripartito: 2milioni di euro per il 2006 e 1 ,5 milioni di euro per il 2007 e per il 2008. Un bando con cui, nello specifico, la Regione intende «proporre al territorio un ampliamento della rete dei servizi per le persone diversamente abili» ha spiegato la Migliasso. «La relazione sullo stato di salute della popolazione in Piemonte, realizzata quest’anno, ha evidenziato una domanda crescente e diversificata di servizi per la disabilità». I beneficiari del bando sono, oltre a Province, Comuni e altri enti pubblici, anche coop sociali, organizzazioni di volontariato, associazioni, fondazioni e privati.

www.regione.piemonte.it

Maternità e paternità a confronto

Per il padre che voglia restare vicino al figlio appena nato, la tutela della maternità e della paternità (disciplinata dal dlgs 26 marzo 2001,n.151) non prevede il diritto di assentarsi dal lavoro con un trattamento economico che lo indennizzi in misura congrua dalla perdita di retribuzione.
Nei casi ordinari, infatti, la legge riconosce solo alla mamma il diritto al congedo di maternità (ex astensione obbligatoria). Solo qualora venga meno l'assistenza al minore da parte della madre (anche se non lavoratrice), il padre ha facoltà di utilizzare, in tutto o in parte, il periodo residuo di congedo di maternità spettante alla mamma. Ovviamente, si tratta di situazioni molto gravi -morte o grave infermità della madre; abbandono del figlio da parte della madre; affidamento esclusivo del bambino al padre.
Al di fuori delle ipotesi sopra richiamate, il padre che intenda assentarsi dal lavoro dal giorno della nascita del figlio, potrà utilizzare l'istituto del congedo parentale (ex astensione facoltativa).
Il diritto al congedo per il figlio nei primi otto anni di vita è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche contemporaneamente, nel rispetto dei seguenti limiti temporali: sei mesi per la madre, sette per il padre e undici mesi di congedo complessivi tra i genitori. Il trattamento economico è pari al 30% della retribuzione ed è erogato per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi, per i congedi fruiti entro il terzo anno di vita del bambino. Per gli ulteriori periodi (oltre i sei mesi e comunque per i periodi successivi al terzo anno di vita), 1'indennità spetta solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a un certo limite . Il congedo deve essere comunicato al datore di lavoro con un preavviso di almeno quindici giorni, salvo casi di oggettiva impossibilità.
Come rilevato da indagini recenti, tra le variabili che influenzano l'utilizzo del congedo da parte dei padri, la notevole riduzione della retribuzione si rivela il fattore determinante. Il dato trova conferma nell'incremento registrato nel pubblico impiego dove, in base all'integrazione presente nei contratti nazionali, la retribuzione non subisce decurtazioni per il primo mese di congedo.
Negli altri settori, è proprio l'equilibrio economico familiare che preclude, di fatto, al genitore con la retribuzione più elevata (o all'unico genitore in caso di nuclei monoreddito) la possibilità di assentarsi per cure parentali.

Tribunali in conflitto per l'affido

La legge 54/2006 sull'affidamento condiviso dei figli in caso di separazione e divorzio, che ha introdotto una vera e propria rivoluzione culturale nella risoluzione dei conflitti tra coppie con figli minori, rischia di "inciampare" in una trappola procedurale. Si stanno infatti accumulando presso la Corte di Cassazione alcuni fascicoli riguardanti il conflitto di competenza fra tribunali ordinari e tribunali per i minorenni nelle cause che riguardano la separazione di coppie di fatto e l' affidamento dei loro figli.
Fino ad ora, infatti, nell'ordinamento giuridico italiano è esistito un "doppio binario processuale" per le questioni riguardanti l'affidamento dei figli: dal tribunale ordinario passano tutti i casi relativi ai figli di coppie legalmente coniugate dal tribunale per i minorenni sui figli di coppie di fatto (naturali). Nel richiamare una responsabilità condivisa dei genitori, la legge 54 si è sforzata di tutelare tutti i minori. Ma «un difetto di chiarezza nell' articolo 4 della legge ha fatto sorgere un conflitto di competenza», spiega la professoressa Claudia Mazzucato, «in particolare, al comma 2, nel passaggio in cui stabilisce che le nuove norme debbano trovare applicazione anche ai "procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati", si è creato un dubbio in ordine all'autorità giudiziaria competente».
Dall'entrata in vigore della nuova norma, nel foro di Milano il tribunale per i minorenni si è già più volte dichiarato incompetente a decidere, rimettendo la causa al ttibunale ordinario, che a sua volta ha rimesso la decisione alla Suprema Corte.
«Personalmente, ritengo che la nuova legge sull' affidamento condiviso non abbia inteso modificare le competenze dei tribunali, ma soltanto unificare il diritto sostanziale», prosegue la Mazzucato. «Perciò la decisione più sensata sarebbe quella di lasciare le rispettive competenze ai diversi tribunali, i quali dovranno comunque rifarsi alle nuove disposizioni».
«Alla soluzione del conflitto di competenza va aggiunto un più ampio e unitario intervento del legislatore. Oggi la materia è frammentata tra tribunale ordinario, tribunale per i minorenni e giudice tutelare. Sarebbe necessario riassorbire tutte le competenze, ma non certo secondo lo schema della pdl Castelli del 2003, che mirava ad azzerare i tribunali per i minori, anzi, conservando tutte le loro specificità in un quadro più ampio, che coinvolga anche la famiglia».

Indulto, ecco dov'è il problema

A Napoli l'emergenza indulto c'è e si vede. Ma vietato gridare "al lupo". Al 30 ottobre, in Campania, su un totale di 2.791 indultati, i recidivi sono stati 192. Meno del 7 % quindi.
Il vero problema da risolvere, è il reinserimento nella società. Sono almeno tre i fattori che rischiano di far fallire questo reinserimento. Il primo fattore è strutturale: la maggior parte delle persone rimesse in libertà è tornata a Napoli, luogo di nascita o di vita. Il ritorno nei luoghi del passato per un delinquente è pericoloso, la volonta di cambiare vita non basta se la persona non ha appoggi "puliti".
Il secondo fattore è di natura economica: i fondi statali non arrivano. Lo stesso Prap (Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria) sta ancora aspettando di ricevere, due mesi dopo la scadenza del bando, la propria parte dei tre milioni di euro stanziati dal ministero della Giustizia tramite la Cassa delle Ammende. Soldi destinati a borse lavoro per gli indultati che, nel frattempo, rimangono al palo. Per ora, a Napoli come altrove, gli unici fondi a disposizione degli operatori sono quelli regionali. «Anche se pochi, questi soldi ci hanno permesso di dare una casa a chi, uscito dal carcere, non l'aveva più», dice Vincenzo Federico, fino a un mese fa responsabile generale di Caritas Campania. «Ma serve un impegno più grande, anche da parte della società civile» , aggiunge Federico che ora si occupa, sempre per Caritas, di sistema carcerario.
Ecco il terzo fattore. Il sociale napoletano non ce la fa. In primis per una preoccupante mancanza di volontari: «Siamo sempre di meno, il vero problema del non profit napoletano è una sorta di inversione di ruoli con le aziende. Le cooperative dovrebbero essere la cerniera verso il mondo della produzione, ma finiscono per assorbire la manodopera anziche' accompagnarla, per poi doverla rifiutare quando finisono i finanziamenti. Nel non profit napoletano " manca la progettualità». «Senza le prospettive di un inserimento lavorativo stabile, anche i più volenterosi indultati si sfiduciano. E il passo verso la recidiva' è molto breve».

Sempre più poveri al sud

I dati Istat 2005 sulla povertà in Italia non fotografano una realtà immutata rispetto alle rilevazioni precedenti, se non altro perche non ci si può abituare alla presenza di 7.577.000 individui poveri nel paese, l'11,1% delle famiglie: anche l'aumento di poche unità, non rilevante sul piano statistico, in un quadro già così allarmante, deve suonare come un segnale di urgenza sociale.
Le tendenze principali si confermano: concentrazione della povertà al Sud, dove risiede più del 70% delle famiglie povere; maggiore diffusione della povertà nei nuclei numerosi; maggiore incidenza della povertà in caso di disoccupazione del capofamiglia o con basso livello di istruzione; disagio diffuso tra la popolazione anziana, specie se di genere femminile.
Questo dato conferma che, laddove si sviluppano politiche sociali, i risultati si vedono, altrimenti le situazioni peggiorano. Non è un caso che la povertà non sia diminuita dal momento che in Italia non si sono viste politiche generali di contrasto del fenomeno. Ma non è un caso che la povertà si sia ridotta tra gli anziani, i quali attraverso l'aumento delle pensioni minime, hanno conosciuto una qualche forma di politica sociale mirata.
Dai dati Istat, che peraltro non contemplano del tutto le povertà estreme, non censibili in base ai consumi, si può trarre una duplice lezione: da un lato che la povertà è ancora un emergenza da affrontare, se si vuole parlare di sviluppo; dall'altro che le politiche sociali, e in particolare le misure universali di sostegno al reddito, sono le prime capaci di fronteggiare tali sfida. Certo, non bastano, ma se non si inizia da esse non si va lontano.

14.11.06

Il nuovo nido a Verona guarda al risparmio

Lultima novità in casa GSK (GlaxoSmithKline) è l'asilo nido aziendale. Non ha ancora un anno di vita (ha aperto i battenti il 9 gennaio 2006),ma è già diventato un punto di riferimento per tutti i dipendenti con figli: accoglie 35 bambini tra i 7 e i 36 mesi. Realizzato a Verona in un fabbricato nell'area di proprietà dell' azienda, i suoi materiali sono all'insegna del risparmio energetico: base prefabbricata di legno, con pareti ventilate per limitare al minimo il consumo per il riscaldamento e il raffreddamento dei locali, con ambienti termicamente isolati e materiali rigorosamente naturali. L' azienda ha investito un milione di euro e contribuisce alla retta mensile; il progetto si avvale dì un contributo a fondo perduto della Regìone Veneto di 135mila euro.

Posti per stagisti disabili all'Europarlamento


Dal 2007 sarà possibile per i portatori di handicap accedere a una forma dedicata di stage e tirocini presso l'assemblea di Strasburgo (ma con sede anche a Bruxelles). L'Eurocamera prevede infatti l'inclusione di almeno 10 disabili all' anno nel suo staff di tirocinanti. Questa iniziativa è la formalizzazione di una serie di esperienze già avviate dal Parlamento Europeo: l'anno scorso una ragazza tedesca, Annika Flaake, non vedente, ha trascorso diversi mesi come segretaria alla bibblioteca del PE. Grazie alla dotazione di una tastiera braille, la ragazza ha potuto «fare il lavoro che persone vedenti compiono abitualmente», come lei stessa racconta. Ma la sua esperienza non è stata tutta rose e fiori: a volte le è capitato di perdersi per i corridoi del Parlamento (non certo aiutata dall'assenza di indicazioni in braille negli ascensori). I tirocini
del PE sono concessi a cittadini europei (o di un Paese candidato) laureati o equivalenti, sia a persone con un titolo di studio inferiore.
È necessaria la conoscenza di una delle lingue ufficiali dell'Ue (l'italiano lo è), oltre alla buona conoscenza di un' altra lingua (gli idiomi di lavoro sono l'inglese e il francese). È ovviamente necessaria la certificazione della disabilità.
È stata attivata la pagina internet, con le informazioni per la partecipazione al bando. La prossima scadenza è il 15 marzo per gli stage che iniziano nell' ottobre 2007 e hanno una durata di cinque mesi (rettribuzione mensile intorno ai mille euro). In forza di questa iniziativa sarà comunque possibile partecipare ad altre forme di tirocinio nei gruppi politici, o presso singoli parlamentari.

www.europarl.europa.eu

Ritratto del donatore italiano

Hanno un buon livello culturale e si fanno coinvolgere dalla vita sociale della propria comunità. Sono tipi positivi e concreti. E soprattutto credono nella solidarietà come elemento di cambiamento della società: è l'identikit dei donatori italiani, così come emerge da un'indagine Eurisko realizzata per l'Istituto italiano della donazione. Questo ritratto diventa materia di discussione per la prima Conferenza nazionale della Donazione, organizzata il 7 novembre a Milano per approfondire i temi della fiducia nell'ambito della donazione .
«Lindagine dimostra che ci sono molte possibilità di ampliare la platea dei donatori in Italia», commenta la presidente dell'Istituto, Maria Guidotti. «E indica che negli italiani convivono due stati d'animo: una generale propensione a donare e, contemporaneamente, una precisa richiesta di garanzie alle organizzazioni sul corretto uso delle risorse».
Non è un caso, ad esempio, che i donatori italiani effettuino le loro scelte sulla base della notorietà di un ente. «È un atteggiamento psicologico che si traduce anche nel fidarsi del messaggio di un testimonial», prosegue la Guidotti. Ed è un trend, obiettiamo, che rischia di penalizzare tante piccole realtà associative che non riescono a darsi una visibilità sui grandi mezzi di comunicazione, pur realizzando iniziative meritorie...
Mancano elementi di stabilità, che non pare certo garantita dal sostegno delle istituzioni e del governo, vista la vicenda del 5 per mille sempre più in forse nella Finanziaria. «Ribadisco che sarebbe molto negativo che questa misura fosse cancellata dalla Finanziaria, anche se voglio mantenermi ancora fiduciosa», commenta la Guidotti, «di certo, in una prospettiva di rinnovamento il 5 per mille avrebbe bisogno di una forte razionalizzazione, evitando la presenza di fondazioni ed enti pubblici che già ricevono altre forme di sostegno e puntando, ancora una volta, nel garantire la massima trasparenza nella destinazione delle risorse ricevute».

8.11.06

La Casa delle Stelle ha iniziato a brillare

A un certo punto ha azzerato tutto e ricominciato da capo. Ugo Bressanello era l'uomo che molti sognano di diventare: vicepresidente e direttore Tiscali media, ex numero uno di Virgilio, non che direttore di Excite. Oggi fa il volontario a tempo pieno. Ha tolto gli abiti da manager per indossare quelli più informali di presidente di una fondazione, la Domus de Luna nata a Cagliari.
Cos'è cambiato dal suo passato di business man? Solo qualche dettaglio. Le sue competenze in marketing, comunicazione e sviluppo ora le mette a frutto nell'assistenza ai minori in difficoltà. E a giudicare da come stanno andando le cose si può dire che buon sangue non mente. Il primo traguardo è stato raggiunto un anno fa con l'apertura della fondazione, il secondo, che pure era scritto nel Dna di Domus de Luna, è stato appena superato e almeno altri tre potrebbero essere centrati a breve.
I1 24 luglio ha aperto i battenti la Casa delle Stelle, la prima casa alloggio, recupero e pronto intervento della Fondazione per bambini in gravi difficoltà familiari, finanziata principalmente da donazioni di Vodafone Italia e Umanamente. «Ci sono tante esperienze belle di questo genere in Italia, perchè non riprodurle?», domanda retoricamente Ugo Bressanello. «Non ci vergogniamo a fare i cinesi, in certi casi è bene copiare e lo abbiamo fatto», aggiunge. Quale che sia l'inventore di diritto poco importa, quel che conta è che il suo impegno e quello di altri 29 volontari stanno dando ottimi frutti. I lavori alla Casa delle Stelle sono conclusi e la struttura è già pronta ad accogliere 8 minori, affidati dai servizì sociali e dal Tribunale dei minori di Cagliari. Spiega: «Gli Operatori sono psicologi, pedagogisti e assistenti sociali con esperienza da vendere nel campo, selezionati su quattro gradi di analisi».
Il modello istituto è ben lontano, l'obbiettivo è quello della permanenza temporanea, "fino a quando i ragazzi stessi avranno riacquistato una tranquillità tale da poter tornare in famiglia». All'inserimento nella casa dovrebbe seguire una seconda fase di percorsi di adozione o affido, sempre sotto stretta sorveglianza e coordinamento del Tribunale, dei servizi sociali e degli operatori. Nel frattempo però la vita nella casa sarà scandita a ritmo di socialità. «Abbiamo chiamato artisti di strada per decorare le pareti con murales», aggiunge Bressanello. «Organizzeremo serate con il teatro lirico di Cagliari e altri musicisti perchè deve diventare un luogo di vita, non un centro di reclusione». E con lo stesso spirito saranno curate anche le prossime opere in cantiere. Sia la casa vacanze su un terreno donato da un privato sull'isola della Maddalena, sia, progetto questo più ambizioso, la Casa del Sole per bambini ospedalizzati.Le casse non languono per il momento (il bilancio 2005 parla di un saldo attivo di oltre 171mila euro) e i donatori sono a quota 1500. Segno che sono in molti a credere in questa avventura.

Info: www.domusdeluna.it

Italia: sono 2.8mln i disabili

Sono 2.864.000 le persone disabili. Di queste, 1.864.000 sono donne, 'solo' 960.000 uomini. Ben 60mila, poi, sono gli italiani sotto i 65 anni costretti ad usare la sedia a rotelle. Circa 165.500 disabili vivono nei presidi socio-sanitari, mentre 2.165.000 vivono in famiglia. Le disabilita' sono registrate solo in minima parte alla nascita (il quattro per mille dei nuovi nati, circa 2.000 l'anno). La percentuale delle disabilita' rilevate cresce, infatti, in eta' scolastica, quando si rilevano in particolare quelle mentali. Nella fascia adolescenziale e in eta' adulta aumenta invece il peso delle disabilita' fisiche, che subiscono un pesante incremento dopo i 15 anni per cause legate prevalentemente a incidenti sul lavoro, sulle strade, nella pratica sportiva e domestici. Col passare dell'eta', invece, si avverte il peso delle malattie involutive e degenerative che negli anziani determinano alte percentuali di grave non autosufficienza, soprattutto visiva e uditiva oltre che motoria.

Non udenti: una laurea per insegnare

Nasce la prima laurea ideata per i non udenti che intendono diventare educatori professionali. L'iniziativa è dell'Istituto Progetto Uomo in collaborazione con la facoltà di scienze dell'educazione dell'università Pontificia Salesiana, l'Ente nazionale sordi- zona di Vìterbo, l'Associazione nazionale interpreti di lingua dei segni, l'Associazione famiglie italiane dei sordi per il bilinguismo onlus, la Cooperativa interpreti di lingua dei segni italiana. Si tratta di una proposta innovativa che prepara la figura dell'educatore professionale che si affianca a quello dell'assistente alla comunicazione non udente. L'educatore sordo è una persona bilingue poichè conosce la lingua dei segni e ha raggiunto un ottimo livello di competenza linguistica dell'italiano.
Oltre a quanto contemplato nel profilo dell'educatore professionale classico,la nuova proposta formativa abilita ad operare specificatamente nell'ambito della sordità. L'educatore sordo infatti media tra parola e segno, stimola l'osservazione perchè sa vedere con gli stessi occhi del bambino sordo, rappresenta un modello guida, un esempio umano su cui costruire la personalità.
La laurea triennale prevede gli insegnamenti tradizionali per educatore professionale a cui devono aggiungersi quelli specifici che sono affidati a docenti di comprovata fama scientifica ed esperienza nel settore.

Info: Istituto Progetto Uomo, Viterbo- www.progettouomo.net

Ecco le ONG finanziate


E alla fine ne rimasero solo 25. Venticinque progetti su 1.600, finanziati con meno di 5 milioni di euro sui quasi 90 disponibili.
Questa la destinazione della quota 2006 dell'8 per mille destinato dai contribuenti allo Stato: per il 95% è andato a foraggiare voci di bilancio completamente diverse da quelle per cui è nato, e il restante 5% è finito invece a 22 organizzazioni che hanno presentato iniziative contro la fame nel mondo. La sforbiciata parte da lontano. La Finanziaria 2004 di Tremonti aveva previsto di tagliare ogni anno, dalla quota dell' 8 per mille che i contribuenti si illudono di versare per fini sociali, un ottantina di milioni l'anno per tre anni, cioè fino al 2006. Destinazione: tappare qua e là i buchi di bilancio. Per quest' anno fiscale la raccolta ammonta quasi a 90 milioni, ma quei 10 che avrebbero dovuto salvarsi si sono nel frattempo ridotti a meno di 5, perche altri 5 e rotti sono stati destinati al Fondo volo, cioè la cassaforte delle pensioni dei piloti Alitalia. Risultato: 4.719.586,80 euro. Questo quanto è rimasto per progetti sociali. Una «paradossale situazione», come lo stesso governo l'ha definita nel comunicato con cui rendeva pubblico il taglio, visto che le 1.600 richieste di finanziamento pervenute richie devano in totale oltre 630 milioni.
A Palazzo Chigi però si son detti: i soldi sono pochi, usiamoli bene. E hanno deciso di concentrarsi su «una scelta simbolica», la lotta alla fame nel mondo, riuscendo a finanziare << tutte le relative proposte pervenute». A dire il vero non è proprio così, visto che altre 23 proposte sono state escluse o per mancanza di documentazione o perche non rientravano nelle finalità previste. Mentre un progetto, il terzo presentato dal Cospe,è stato approvato ma non finanziato. Resta da chiedersi come mai fossero così poche le sigle ad aver presentato progetti. «L'8 per mille non è molto utilizzato dalle ong», spiega Claudio Trovato della Focsiv. Che aggiunge: «Uno dei motivi è che il bando esclude il settore sociosanitario, in cui le ong operano di più. Poi pesa la sensazione di partecipare a una lotteri: un anno ti finanziano, l'anno dopo no, come è successo a noi».

Ci vorrebbe un indulto per i bambini in istituto

Mario Nasone del Centro comunitario Agape è reduce da un convegno tra famiglie affidatarie della provincia di Reggio Calabria, volontari del Centro servizi alla famiglia "Il piccolo principe", e alcuni amministratori. L'incontro è andato bene, peccato per questa notizia della proroga: "Vorrei lanciare una provocazione: facciamo un indulto anche per i bambini che stanno in istituto. Le leggi non vanno di pari passo con la cultura degli operatori. Si pensa che le cose cambino per decreto, ma non è così. Servono cultura, investimenti, risorse.
D' altro canto il minore non sciopera, non protesta. A Reggio Calabria qualcosa si è mosso (da agosto 2005 a oggi sono stati realizzati 13 affidi). Ora abbiamo anche un protocollo operativo che regolamenta i rapporti fra Comuni, tribunali, associazioni. Finalmente, perche il lavoro insieme è premiante. Con il tribunale di Reggio stiamo lavorando a un altro protocollo per affrontare un tema spinoso: il minore disabile.

7.11.06

Le associazioni a portata di un click

Trovanoprofit è un progetto ideato da Progetto Italia di Telecom Italia al servizio del terzo settore e di tutti i suoi protagonisti per connettere individui, organizzazioni e aziende aiutandoli ad esprimere appieno le proprie potenzialità. Trovanoprofit:

  • permette alle associazioni senza scopo di lucro di rendersi visibili e reperibili da chiunque necessiti di un aiuto
  • offre un supporto a chi intende prestare la propria opera volontaria presso strutture non profit
  • permette alle aziende interessate ad avviare rapporti di collaborazione con organizzazioni senza scopo di lucro di entrare in contatto con quelle più vicine alle loro esigenze.

Nelle prime settimane ci sono state 610 richieste di registrazioni e 1Omila utenti hanno vistato il sito. Le associazioni iscritte al datebase sono, al 23 ottobre, già 410.

Info: www.trovanoprofit.it
Numero verde 800369330 (da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 18.30)

Il volontariato in corsia di sorpasso

Associazioni con una marcia in più. Cambiano i criteri di valutazione dei progetti di servizio civile, premiato chi fonda sul volontariato la propria attività. Nessuna rivoluzione in atto, ma le nuove disposizioni in materia del ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero valide a partire dal bando del 2007 , segnano una svolta. «In fase di selezione assegneremo un bonus agli enti. che contano un numero maggiore di volontari rispetto ai collaboratori», annuncia Raffaele De Cicco, dirigente del Servizio progetti e convenzioni dell'Ufficio nazionale sevizio civile. Ferrero aveva già aniticipato " aggiustamenti", ora li ha resi legge con un decreto datato 3 agosto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno 31. "Il ministro ha voluto dare un piccolo ma significativo segnale politico" aggiunge De Cicco "favorendo così le associazioni rispetto agli enti pubblici". I passaggi in questione sono due, e si ritrovano al paragrafo 8 della griglia di valutazione, peraltro scaricabile dal sito dell'Ufficio nazionale: tre punti a chi ha "prevalenza di altri volontari dell'ente rispetto al personale a qualunque titolo dipendente coinvolto nel progetto", solo un punto nella situazione opposta. Altri due punti premieranno i progetti che spiegino in modo puntuale e dettagliato l'attività dei volontari. La necessità è quella di «attribuire un punteggio sulla base dei requisiti di ordine qualitativo di ciascun progetto», recita il testo del decreto. Guai, però, a montarsi la testa. «Rimane inteso che i più bravi saranno premiati. D' altra parte, soldi per tutti non ce ne sono», ricorda De Cicco.

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4.11.06

Mal d'affido

Si va verso la proroga alla chiusura degli istituti prevista per fine 2006.
A onor del vero, qualcosa in questi anni si è mosso. Stando ai dati diffusi dal Centro nazionale, la proroga riguarda una piccola parte dei minori fuori della famiglia di origine, che in Italia sono circa 34mila. Di questi 14mila sono in affido, circa 20mila vivono nei presidi residenziali (ne esistono di diversi tipi); poco più di mille sono in istituto. Attualmente sono in attività circa 120 orfanotrofi; nel 2003 ne risultavano aperti 215.
«In Inghilterra, il 68% dei minori fuori dalla famiglia è in affidamento familiare. Da noi siamo ben lontani da questa percentuale», ricorda Luigi Fadiga, già presidente della Sezione Minorenni della Corte di appello di Roma. Che aggiunge: «Ma la verità è che tutta la legge è rimasta paralizzata. L'affido è un intervento tecnico molto bello ma complesso, che richiede amministrazioni locali capaci e decise ad attuarlo. È molto più semplice ricoverare un bambino in istituto: basta una firma» .
Al contrario, spiega D'Amato, l'affido «presuppone adulti che si mettono in relazione ai bambini per farli crescere e non per possederli», ed è anche per questo che tale percorso è estremamente complesso: richiede investimenti, risorse, professionalità, necessita soprattutto di una rete di accompagnamento efficiente che sappia valorizzare la disponibilità degli eventuali affidatari e al tempo stesso tenga sempre presente che, come ricorda Fadiga, «l' affidamento è un ponte per permettere al bambino di rientrare nella sua famiglia di origine».
Non a caso, in questi anni, è cresciuto il contributo del privato sociale che ha svolto un ruolo da tutti definito significativo, spesso accompagnando tramite percorsi formativi le famiglie disponibili, mettendole in rete, creando le premesse per una vera accoglienza. Non sono mancati però i problemi.
Ma apputo le voci devono essere in sintonia, eseguire la stessa partitura. Ed è qui che, purtroppo, si stona. C'è probabilmente un aspetto organizzativo, ma pure vi sono fattori culturali: occorre essere preparati per accompagnare una famiglia all'accoglienza. E questo non è il mestiere di un consultorio, ma di un'associazione familiare.
Sarebbe insomma la mancanza di una piena integrazione fra i diversi soggetti coinvolti, uno dei motivi per cui l' affido in questi anni non è decollato (accanto ovviamente agli altri: l' assenza di una politica unitaria di sostegno, un deciso investimento in energie e risorse). Probabilmente servirebbe anche in questo caso lo strumento della concertazione: discutere, conoscersi, stabilire assieme delle strategie, nel rispetto dei ruoli, ma in nome di una autentica sussidiarietà.

Collocamento mirato e disabili: la legge sta funzionando

Spesso si parla del lavoro come un' opportunità di integrazione per i disabili. Le leggi che dovrebbero favorirne l'assunzione funzionano veramente? Nel luglio scorso è stata presentata la terza Relazione al Parlamento sullo Stato di Attuazione con disabilità della Legge n. 68/99 del ministero del Lavoro. In essa emerge che «i risultati della normativa del "collocamento mirato" da essa introdotto nel corso dei cinque anni di attuazione sono considerati da tutti gli addetti ai lavori come ampiamente positivi». La Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) ha osservato che la società italiana sembra riuscire a interpretare positivamente gli stimoli al collocamento mirato dei lavoratori con disabilità. Nella relazione si evidenziano anche le criticità come il fatto che la legge sul collocamento mirato funziona, mentre i meccanismi di scarico dell'onere di collocamento sulle cooperative sociali no. Nonostante un più 22% di avviamenti al collocamento mirato, maggiori difficoltà anche in questo caso incontrano i disabli residenti al Sud, donne o con disabilità intellettive e relazionali.

Aiutare i bambini in ospedale

Abio-associazione del bambino in ospedale -www.abio.org

Abio-Associazione del bambino in ospedale ha alle spalle una lunga storia di associazione impegnata a favore dll'infanzia e alla tutela dei diritti dei bambini. Fondata nel 1978 ha l' obiettivo di promuovere l'umanizzazione dell'ospedale e ridurre al minimo il potenziale rischio di trauma che ogni ricovero presente per il bambino e ciò collaborando con le diverse figure ospedaliere per attuare, ciascuno nel proprio ruolo, una strategia di attiva promozione del benessere.
Per perseguire questa mission Abio prepara volontari che vanno ad assistere i bambini ricoverati presso i reparti di pediatria degli ospedali italiani. Volontari ed esperti tengono lezioni teoriche e fanno da tutor durante le 60 ore di tirocinio in ospedale. Per diventare volontari ABIO è richiesta un’età minima di 18 anni, e per ragioni assicurative, massima di 69.
La fondazione Abio Italia ONLUS non ha fine di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nel campo della beneficenza.