La Finanziaria e gli asili
Un piano straordinario di servizi socio-educativi alla prima infanzia; uno stanziamento di 100 milioni per ciascun anno del triennio 2007-2009. È quanto prevede la Finanziaria 2007. Rispetto al governo Berlusconi che aveva risposto alla domanda di asili nido delle famiglie con il progetto dei nidi aziendali, siamo di fronte ad una scelta a 360 gradi. Le grandi questioni aperte sono l'adeguamento agli standard di Lisbona (portare l'offerta al33% per i barnbini potenziali destinatari) e soprattutto recuperare il drammatico gap del Sud, che oggi è praricamente al palo.
Dice Grazia Faltoni, consigliere di Pan: «La decisione del governo segna un'inversione di tendenza. Per la prima volta c'è un impegno preciso sui servizi all'infanzia». Ma c'è anche il timore che i 300 milioni stanziati sui tre anni finiscano invece per finanziare gli investimenti strutturali, quindi muri per realizzare nuovi servizi e per stabilizzare, come accade per altri capitoli di spesa della Finanziaria, i bilanci delle amministrazioni pubbliche.
Le due sfide sono quelle di incentivare la domanda e di far sviluppare servizi là dove non ci sono. E per ambedue questi obiettivi la leva deve essere innanzitutto quella fiscale, come suggerisce Claudia Fiaschi, vicepresidente di Cgm: «Per esempio si può pensare di defiscalizzare la retta che le famiglie pagano per l'utilizzo dei servizi per la prima infanzia. L0 sviluppo può far leva invece che sui fondi pubblici su finanziamenti di altra natura. Ad esempio il privato sociale fa investimenti anche con il normale accesso al credito delle banche o attraverso le risorse sempre pubbliche di sostegno allo sviluppo».
Generare risorse senza consumarle. Ottima sttategia a livello di impresa. Ma i contenuti di questa impresa chi li stabilisce? Chi fissa i paletti?
Dice Grazia Faltoni, consigliere di Pan: «La decisione del governo segna un'inversione di tendenza. Per la prima volta c'è un impegno preciso sui servizi all'infanzia». Ma c'è anche il timore che i 300 milioni stanziati sui tre anni finiscano invece per finanziare gli investimenti strutturali, quindi muri per realizzare nuovi servizi e per stabilizzare, come accade per altri capitoli di spesa della Finanziaria, i bilanci delle amministrazioni pubbliche.
Le due sfide sono quelle di incentivare la domanda e di far sviluppare servizi là dove non ci sono. E per ambedue questi obiettivi la leva deve essere innanzitutto quella fiscale, come suggerisce Claudia Fiaschi, vicepresidente di Cgm: «Per esempio si può pensare di defiscalizzare la retta che le famiglie pagano per l'utilizzo dei servizi per la prima infanzia. L0 sviluppo può far leva invece che sui fondi pubblici su finanziamenti di altra natura. Ad esempio il privato sociale fa investimenti anche con il normale accesso al credito delle banche o attraverso le risorse sempre pubbliche di sostegno allo sviluppo».
Generare risorse senza consumarle. Ottima sttategia a livello di impresa. Ma i contenuti di questa impresa chi li stabilisce? Chi fissa i paletti?

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