24.1.07

La Finanziaria e gli asili (parte seconda)

Oggi in ltalia le differenze da regione a regione sono fuori controllo. Non solo come numeri di copertura del servizio, ma anche come criteri usati per avviare i servizi. E l' ostacolo più grosso è dato dalla mancanza di una normativa di riferimento nazionale sul tema dell' educazione del bambino. Mancano invece i cosiddetti Livelli educativi essenziali che dovrebbero fissare standard organizzativi e gestionali dei servizi, in modo che ai bambini venga garantita una qualità omogenea, in qualunque luogo d'Italia nascano. Oggi le differenze da regione a regione sono tantissime. Un esempio? Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Puglia, Trentino possiedono normative organiche e aggiornate sul sistema dei servizi per l'infanzia. La Campania così come Calabria, Molise,Lazio, Marche, Sicilia, Sardegna operano sulla base di un contesto normativo vecchissimo che tiene conto con difficoltà delle evoluzioni culturali e pedagogiche in materia di educazione e prima infanzia. La Lombardia ha una normativa non organica e lascia spazio a una deregulaton senza nessun paletto. Anche i rapporti educatori-bambino sono fissati in modo molto diverso: si va da un rapporto 1 a 4 sino ad 1 a 7. Sottolinea Fiaschi: «Per questo serve una normativa che riesca a definire gli standard dei servizi e gli standard di costo, che riesca a mettere in relazione non soltanto gli elementi di qualità organizzativa, ma anche i parametri di spreco».