14.2.07

Volontari impreparati all'indulto

Doveva essere una grande vittoria. E invece rischia di trasformarsi anche in un grande autogol. Per il volontariato penitenziario l'approvazione dell'indulto segna di fatto l'anno zero. L'ondata di liberazioni sta infatti costringendo a un profondo esame di coscienza un movimento che in Italia ormai coinvolge 8.300 persone. Mai come in questa occasione la galassia del volontariato si è dimostrata, impreparata nell'affrontare l'emergenza di migliaia di persone bisognose di accompagnamento.
Una recente comunicazione interna ha rilevato come il 95% delle Caritas diocesane svolga attività all'interno del carcere, ma solo il 40% anche all'esterno. Le persone che si incontrano dentro sono in qualche modo contenute dall'istituzione, è la libertà che poi scatena i problemi, la tentazione della droga, l'alcol, il disagio psichico e l'incapacità a ricostruire legami familiari andati in pezzi. La vera sfida insomma è fuori: nelle città, in un territorio spesso ostile. Sportelli "Sos lndulto" sono spuntati in diverse città: Padova, Rovigo e Milano fra le prime.
«Lindulto è stata un' operazione di palazzo, da cui il sociale è rimasto escluso», ragiona Sergio Segio del gruppo Abele. «Sarei curioso di conoscere il dato sui suicidi delle persone appena uscite dal carcere: credo che avremmo delle spiacevoli sorprese». Il ministero dal canto suo fornisce statistiche incoraggianti sulla recidiva degli indultati.
Ma la vera sfida è un' altra. « Tamponare i mali del carcere da dietro le sbarre si è rivelata una scelta perdente», ragiona Segio. «Sono ancora troppi i volontari che si fanno ammaliare dal fascino del carcere. La rete di salvataggio non si costruisce nel carcere, ma prima e dopo la detenzione», commenta Sarno.