La sussidiarietà in Veneto è legge
Il Veneto "rivoluziona" la cooperazione sociale con una nuova legge in materia. Il testo è stato scritto da Confcooperative Veneto, e in qualche modo si può parlare di una legge di iniziativa popolare, in quanto nata dal basso. «Abbiamo lavorato», spiega Ugo Campagnaro, presidente di Federsolidarietà-Confcooperative Veneto, «per quasi sette anni, mettendo a confronto la legislazione vigente in ambito regionale, nazionale e comunitario». La parola d'ordine della nuova legge è sussidiarietà: basta leggere l'articolo 1 della legge, quando si dice che il Veneto riconosce il «valore rilevante e la finalità pubblica» delle oltre cinquecento cooperative sociali venete». «Con questa legge», continua Campagnaro, «diventiamo un soggetto primario per la programmazione dei servizi della persona e nella concertazione dei piani di zona». Ma la novità non sta solo in questa svolta: la legge infatti estende le categorie svantaggiate cui è riservato l'inserimento lavorativo nelle cooperative sociali, aprendo alle "nuove povertà" ovvero ai disoccupati, agli immigrati, e persone sole con figli a carico. «Questa legge», spiega Luca Fazzi, docente di Sociologia a Trento, «non sarebbe stata possibile senza quelle caratteristiche proprie del Veneto, quali una cultura della sussidiarietà e una cooperazione radicata nel territorio, ma anche un ceto politico indubbiamente attento. Vi sono tre punti che fanno di questa legge un unicum nel panorama nazionale. Innanzitutto la valorizzazione delle cooperazione sociale non nella sua forma giuridica ma per i suoi valori competitivi. Poi un concetto avanzato di sussidiarietà, con il riconoscimento del ruolo non strumentale della cooperazione da parte dell'ente pubblico, che non rinuncia alle sue competenze di controllore. Infine va sottolineata la grande attenzione per una crescita delle cooperative, attraverso formazione e motivazione».

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