La laurea nel carcere
Telelavoro. Formazione a distanza. Videoconferenza. Strumenti di una tecnologia con la quale stiamo imparando a fare i conti e che può offrire inedite occasioni. Come sta avvenendo per una quarantina di detenuti del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso: da qualche mese sono a tutti gli effetti studenti universitari, seguono i corsi (grazie a internet), studiano e preparano gli esami (i primi appelli a luglio) , sapendo che "non ci saranno sconti" e che il loro titolo varrà (anche in termini di fatica) esattamente come quello di tutti i loro colleghi. Il progetto, realizzato grazie a una sinergia fra la direzione di Rebibbia, l'università Tor Vergata, il Garante dei diritti della Regione Lazioe Fastweb, è partito quest' anno accademico con alcuni incontri di orientamento e prevede non solo la possibilità di seguire le lezioni di tre facoltà (Lettere e filosofia, Giurisprudenza, Economia e commercio) ma anche quella di confrontarsi con dei tutor in videoconferenza. I costi del progetto non sono particolarmenre elevati. La filosofia complessiva è quella di innalzare il livello culturale del carcere e quindi il sentimento di legalità. La cultura come antidoto verso comportamenti antisociali, insomma.

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