Regioni. La legge di famiglia
Nell'ultimo periodo la famiglia si è affacciata nel dibattito politico: il Family day, i titoli sui giornali, la Conferenza nazionale a Firenze. Ci si è rivolti al governo, soprattutto, chiedendo nuove e più incisive scelte. Nel confronto però è rimasto un po' in ombra il ruolo delle Regioni, molte delle quali una legge sulla famiglia l'hanno già.
La domanda allora diviene: le Regioni come hanno legiferato?
Hanno essenzialmente seguito due modelli, quello che possiamo definire socialdemocratico e l'altro liberal-sussidiario. Il primo lo si riconosce facilmente: si parla non di famiglia ma di benessere degli individui, si centrano i servizi sovente sulla relazione madre-figli, si prevede un ruolo "centralistico" per gli enti locali chiamati a individuare le esigenze e a fornire le risposte. Il secondo modello, invece, è centrato esplicitamente sulla farniglia e, coniuga la libertà di scelta, con il principio di sussidiarietà, riconoscendo anche ampio spazio al privato sociale, all'associazionismo familiare e ai servizi che propone.
Al di là delle differenti "filosofie" ci sono poi ovviamente tratti comuni: ad esempio molte Regioni prevedono un aiuto per l'acquisto della prima casa, a beneficio delle giovani coppie.
Va da sé che per far funzionare le leggi sono necessarie risorse, vero punto dolente di cui ci si comincia finalmente a rendere conto.
È purvero che i bisogni crescono di continua e che quindi risorse anche significative possano risultare inadeguate. Non tutto pero è riconducibile al terreno economico: una delle due criticità che registriamo in Lombardia, che pure ha una legge ottima, riguarda la procedura di valutaziane dei progetti dell' associazionisrno familiareo. L'altra ha a che fare con la Consulta regionale della famiglia: uno strumento ancora da valorizzare a pieno.
La domanda allora diviene: le Regioni come hanno legiferato?
Hanno essenzialmente seguito due modelli, quello che possiamo definire socialdemocratico e l'altro liberal-sussidiario. Il primo lo si riconosce facilmente: si parla non di famiglia ma di benessere degli individui, si centrano i servizi sovente sulla relazione madre-figli, si prevede un ruolo "centralistico" per gli enti locali chiamati a individuare le esigenze e a fornire le risposte. Il secondo modello, invece, è centrato esplicitamente sulla farniglia e, coniuga la libertà di scelta, con il principio di sussidiarietà, riconoscendo anche ampio spazio al privato sociale, all'associazionismo familiare e ai servizi che propone.
Al di là delle differenti "filosofie" ci sono poi ovviamente tratti comuni: ad esempio molte Regioni prevedono un aiuto per l'acquisto della prima casa, a beneficio delle giovani coppie.
Va da sé che per far funzionare le leggi sono necessarie risorse, vero punto dolente di cui ci si comincia finalmente a rendere conto.
È purvero che i bisogni crescono di continua e che quindi risorse anche significative possano risultare inadeguate. Non tutto pero è riconducibile al terreno economico: una delle due criticità che registriamo in Lombardia, che pure ha una legge ottima, riguarda la procedura di valutaziane dei progetti dell' associazionisrno familiareo. L'altra ha a che fare con la Consulta regionale della famiglia: uno strumento ancora da valorizzare a pieno.

0 Commenti:
Posta un commento
<< Home