Vaccino contro il pneumococco
Finora le malattie che affliggono i Paesi poveri non avevano suscitato molti interessi nelle multinazionali farmaceutiche. Perché finanziare, del resto, la ricerca e la produzione di medicinali per milioni di persone che non li possono comprare? C'è voluto lo studio di un centro di ricerca non profit di Washington, il Cgd-Centre for Global Development, per trovare un modo di creare un mercato profittevole anche nel Sud del pianeta. Come? Attraverso un fondo di 1,5 miliardi di dollari messo a disposizione da alcuni Paesi occidentali per formulare un nuovo vaccino a basso costo contro le infezioni causate dallo pneumococco (polmonite e una forma di meningite), che uccidono 1,6 milioni di persone l'anno, un milione di bambini in tutto. L'iniziativa del fondo di 1,5 miliardi di dollari è stata annunciata a Roma dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa e vede l'Italia in testa con lo stanziamento di 635 milioni di dollari. Seguono Gran Bretagna (485 milioni), Canada (200 milioni), Russia (80 milioni), Norvegia (50 milioni) e la Fondazione Bill & Melinda Gates (50 milioni). Grandi assenti gli Usa. Il meccanismo del progetto pilota è semplice; ma secondo le stime permetterà di prevenire circa 5,4 milioni di morti entro il 2030. Attraverso un contratto, l'Amc -Advanced Market Commitment, i donatori si impegnano ad acquistare dalle farmaceutiche i nuovi vaccini da destinare ai Paesi che ne hanno bisogno e ne fanno richiesta. Il fondo ha ricadute positive: stimola la competizione fra le aziende e le incentiva a produrre i migliori vaccini possibili (cioè i più adatti alle esigenze dei Paesi poveri), nel minor tempo possibile e a prezzi accessibili.

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