19.11.07

Le riforme delle adozioni

È finita l'era dei presidenti-tecnici selezionati nell'ambito della magistratura minorile. Per la Cai, la Commissione adozioni internazionali, è iniziata una fase di svolta. A cominciare da chi tiene le redini del massimo organo preposto a sovrintendere l'accoglienza dei minori stranieri: un ministro. Nello specifico, il ministro per la Famiglia Rosy Bindi che con il regolamento approvato il 1° dicembre dal Consiglio dei ministri nel mondo delle adozioni, affronta una vera rivoluzione. Una di quelle attese da tutti.Perché il restyling introdotto con il nuovo regolamento non si limita a ridefinire la commissione della Cai, ma interviene su più fronti, come ha spiegato la stessa Bindi, per rendere più efficaci e sicure le adozioni internazionali e rafforzare il profilo politico e amministrativo della Cai. In essa, dunque, entra la voce dell'associazionismo familiare: tre nuovi rappresentanti delle associazioni a carattere nazionale. L'introduzione dei tre esperti e dei rappresentanti delle famiglie sollevano qualche considerazione, d'altra parte, anche tra gli enti; dispiace solo che non ci sia stata la lungimiranza di inserire anche una rappresentanza degli enti autorizzati. I maggiori enti autorizzati sono associazioni di volontariato formate da famiglie adottive che sperano di vedersi così rappresentate. Un altro fronte "caldo", quello gestionale e di controllo, vede una drastica razionalizzazione: sono stati stabiliti i criteri in base ai quali concedere le autorizzazioni; è possibile revocare gli enti le cui attività sono scarsamente efficaci; viene favorita la fusione tra enti. E, soprattutto, vengono esaminate e accolte le segnalazioni e le istanze da parte di Tribunali, enti e associazioni e singole coppie. Un cambiamento a 360°, insomma, che si riflette con la volontà, espressa dalla stessa Bindi, di chiedere una delega al Parlamento per una riforma delle adozioni di bambini stranieri che preveda anche l'affido internazionale.