Rimborsi affido
La storia di Anselmo e Rossana non è diversa da quella di tante altre coppie che vivono l'esperienza dell'affido. E mette in luce tutti i paradossi e le difficoltà che questa esperienza comporta. Sposati da vent'anni, con un figlio biologico di 18 anni e un figlio adottivo di 14 anni, hanno in affido da un anno un ragazzo di 14 anni. Ha passato sei anni in famiglia, e poi sette in istituto. C'è da interrogarsi sulle "evidenze" con cui l'affido si gioca la credibilità e l'appeal tra le famiglie italiane. Come quella del rimborso spese assicurato alla nostra coppia di affidatari, 446 euro mensili, sensibilmente inferiore di quello percepito dall'istituto per il mantenimento dello stesso ragazzo. O il ritardo di diversi mesi con cui la famiglia ha cominciato a percepire il contributo. È vero, d' altra parte, che la differenza di rimborso da famiglia a struttura di accoglienza è dovuta al fatto che le comunità hanno vincoli sia dal punto di vista dell'assetto della struttura sia per il rapporto tra ragazzi ed educatori imposto per legge. Ma come risolvere almeno le differenze più insensate? Serve prima di tutto quella cornice di norme dei Liveas che garantirebbe omogeneità alle norme locali sui servizi alla persona. Servirebbe una definizione altrettanto omogenea dei rimborsi, insieme a tempi certi di liquidazione, la garanzia della copertura almeno delle spese sanitarie e, infine, una rete dei servizi sul territorio che supporti i bisogni emergenti.

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