27.3.07

Un tetto a chi serve

Un tetto che durante l'inverno arriva a contenere 4.200 persone. Tutti posti gestiti in convenzione fra Comune e privato sociale. L'ideatore di questa fittissima rete si chiama Federico Bonadonna ed è uno dei più fidati dirigenti dell' assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma. «La nostra città è un formidabile luogo di passaggio anche per i senza tetto, in queste condizioni diventa davvero complesso inserire tutti nel circuito», afferma Bonadonna.
«Ogni intervento è tarato sulla specifica fragilità dell'utente. Ai barboni di lungo corso, che magari non si lavano da mesi, non proponiamo niente di più che una doccia e un pasto caldo. È questo il primo passo per cercare di coinvolgerli in un progetto più vasto».
Il dormitorio più capiente della città, che non arriva a 200 posti, è l'ostello di via Marsala, diretto dalla Caritas. «Riceviamo un rimborso di 13 euro a posto notte con cui non riusciamo a coprire tutti i costi». Il cruccio pero è un altro: « Troppo spesso non intercettiamo i bisogni più urgenti. Nell'inverno più caldo degli ultimi 150 anni, da novembre a oggi, sono già morte 11 persone».
Qualcosa però si sta muovendo. Una riuscita jointvenure fra Comune e cooperative ha incominciato a fornire una risposta tangibile al crescente fenomeno delle madri con figli a carico che a Roma rischiava di diventare una vera e propria emergenza. Attualmente sono sei le case di prima accoglienza distribuite in città. Una delle sei case, Giaccone ospita 70 persone, tra madri e figli, in una struttura di due piani con camere singole e servizio di mensa. L'obiettivo è di fornire una prima assistenza a quei nuclei famigliari che si presentano spontaneamente o che vengono accompagnati dai servizi sociali. E le problematiche da affrontare sono molteplici. «Per la maggior parte si tratta di donne straniere senza casa né lavoro o sprovviste di permesso di soggiorno, ma spesso si scoprono anche casi di violenza da parte del partner. Per tutti, ovviamente, il problema maggiore è la situazione del minore». Così, oltre a vitto e alloggio, un' équipe di otto operatori imposta programmi educativi personalizzati e, in più, cerca di costruire intorno alla madre una rete di sostegno e inclusione sociale in stretta collaborazione con i servizi territoriali.

20.3.07

Problema adozioni

L' adozione internazionale sta attraversando in Italia una fase di gravissima crisi, che tocca tutti gli ambiti. Un atto d'accusa vero e proprio, che mette in fila una serie di problemi strutturali che bloccherebbero, di fatto, lo svolgimento delle adozioni internazionali in Italia.
Ed ecco dunque l' iniziativa clamorosa: lo stop, da parte di alcuni enti, all'accettazione di nuove pratiche di adozione. Come il Ciai, uno degli enti di Oltre l'adozione, che dal 1° gennaio ha chiuso agli aspiranti genitori. Motivo: la lunghezza eccessiva delle liste d'attesa.
Crisi nera, dunque, ma quali sono i motivi? La realtà, è che se un ente lavora onestamente, in alcuni Paesi riesce a fare poche adozioni. Sia perché i bambini adottabili sono pochi, sia perché rifiuta di sottostare a pratiche di corruzione. Qualche esempio? Cambogia e Vietnam. Qui le irregolarità sono molte.
Sud-Est asiatico sotto accusa, dunque. Ma a quanto pare la corruzione non si annida solo lì, e non è neppure l'unico problema.
Manca una politica estera sulle adozioni. L' Italia non si muove. ln alcuni Paesi non esiste neppure l'ambasciata! Molte nazioni povere disapprovano l'adozione internazionale, ma non riescono ad aiutare i bambini abbandonati. Risultato, istituti pieni di orfani, e un numero irrisorio di adozioni l'anno: nel 2006 il Senegàl ne ha autorizzate solo otto.

16.3.07

Allarme istruzione!

Ancora oggi 121 milioni di bambini si vedono negare il diritto all'istruzione. L'Africa subsahariana presenta il numero più alto di bambini in età scolare che non frequenta la scuola primaria: 45 milioni nell 2002. Nella stessa regione il numero di bambine che non frequentano la scuola è salito da 20 milioni nel 1990 a 24 milioni nel 2002. Come traguardo a lungo termine si vuole assicurare che, entro il 2015, i bambini di ogni luogo, ragazzi e ragazze, siano in grado di completare un ciclo completo di scuola priamria. Come? Facendo dell'struzione dei bambini una componente essenziale dell'impegno per lo sviluppo e una questione di etica nazionale.

La Città dei ragazzi in ginocchio

Porfirio Grazioli, presidente della Città dei ragazzi di Roma, dichiara: «La realtà al giorno d'oggi è che non ci sono i soldi per pagare lo stipendio di gennaio ai collaboratori...La situazione è veramente nera». Ma come è possibile? «Quando è uscita la 149, abbiamo deciso di investire per trasformare le nostre ville in comunità di tipo familiare. Spese enormi, sostenute con il solo aiuto della beneficenza americana».
Già perché l'Opera, fondata nel dopoguerra, è distribuita in palazzine a due piani. E ha sempre fatto da sola, facendo fundraising presso la comunità italo-americana per sostenere i circa 28mila ragazzi passati di qui in più di cinquant'anni. Ma per gli ospiti anuali non ricevete una retta? «Si, ma non è sufficiente. Ogni ragazzo a noi costa più di 65 euro al giorno e riceviamo una retta giornaliera di 31,25 euro. Alla Città delle ragazze, prendiamo meno. Stiamo aspettando l'accreditamento. Le rette vengono decise in modo discrezionale».
Ma al Comune spiegano così la differenza degli importi: «C'è un sistema di accreditamento con diversi livelli di intensità assistenziale, a seconda della situazione del minore».
Fatto sta che la Città dei ragazzi è in difficoltà. Le comunità di tipo familiare dovevano essere aiutate a sorgere mentre la 149 si è limitata a fissare una scadenza...L0 Stato non ha saputo rendere inutili le comunità. ..Se almeno nel frattempo i ragazzi non fossero aumentati...».
Abbiamo controllato: c'è il finanziamento ma è regionale. Segnale forse che le istituzioni si stanno rendendo che nella trasformazione occorre accompagnamento. La Città dei ragazzi ha una sua storia importante, probabilmente andrebbe valorizzata molto più per la formazione e l'inserimento professionale che per la residenzialità.

13.3.07

Milano contro l'Aids

Anlaids sezione Lombardia, in collaborazione con l'Istituto Minotauro di Milano, ha attivato un servizio di consultazione psicologica rivolto agli adolescenti, ai genitori, ai volontari e a tutte le figure professionali coinvolte nella gestione di problematiche connesse alla sieropositività in età evolutiva. Il servizio patrocinato dall'assessorato Famiglia e Politiche sociali del Comune, è garantito e gestito da psicologi dell'Istituto Minotauro. Per gli operatori e i volontari che seguono la crescita dei ragazzi e la loro presa di coscienza è stato inoltre presentato il volume Adolescenza e sieropositività.

Assistenza per gli invalidi

Un decreto legge per il riconoscimento immediato dell'invalidità al 100% ai malati di Sla al momento della certificazione della diagnosi di malattia: è una delle priorità assunte dal ministro della Salute, Livia Turco alla prima riunione d'insediamento della commissione sulla sclerosi laterale amiotrofica.
L'organismo, coordinato dalla stessa Turco, è composto da 21 membri di diversa estrazione professionale e ha come finalità quella di individuare le criticità di maggior rilievo e «mettere in cantiere una serie di interventi in grado di promuovere cambiamenti strutturali della capacità del sistema di far fronte ai bisogni assistenziali di pazienti e familiari», ha spiegato la stessa Livia Turco. E tra questi non puà mancare la semplificazione delle procedure burocratiche per il riconoscimento di invalidità: per una categoria di malati con una patologia degenerativa e progressiva corne la Sla è indispensabile poter accedere al beneficio dell'invalidità in tempi rapidissimi, e non con un'attesa di mesi e mesi. Ma non c'è solo lo snellimento burocratico tra gli obiettivi della commissione Sla: già da febbraio essa concentra la propria attenzione sull' assistenza a domicilio. con l'intento di elaborare un documento di integrazione per la Sla a quanto già previsto dalla commissione nazionale per la definizione e l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza sulla assistenza a domicilio. Sarà poi necessario mettere mano al Nomenclatore tariffario (il documento emanato e periodicamente aggiornato daI ministero della Salute che stabilisce la tipologia e le modalità di fornitura di protesi e ausili a carico del Servizio sanitario nazionale). Sono inoltre previsti censimenti: la redazione di un Registro nazionale dei malati, un elenco dei Centri specialistici interregionali e regionali per la Sla realmente operativi e un monitoraggio delle attività di ricerca in corso. Nell' agenda della commissione sono previste anche facilitazioni dell'accesso all'uso compassionevole di farmaci e a sperimentazioni cliniche.
www.ministerosalute.it - Associazione Sla- www.aisla.it

6.3.07

Pensione a chi assiste i disabili

Stanno aspettando da almeno 12 anni un segno concreto dal mondo politico: sono le migliaia di famiglie italiane che hanno in carico un disabile grave o gravissimo, e che si trovano spesso sole nella gestione logorante della quotidianità.
Se si considera che l'ultima rilevazione Istat del 2004 censiva circa un milione 600mila disabili con età inferiore ai 65 anni, di cui il 41% con handicap grave e gravissimo, non è difficile comprendere l'ampiezza e la complessità del problema vissuto da tanti genitori, spesso trascurati dai presidi pubblici e obbligati a fornire assistenza ai propri cari 24 ore su 24, per un periodo indefinito e tendenzialmente permanente. Il testo elabarato da Katia Bellilla (Comunisti italiani), punta a far si che l'assistenza familiare ai disabili gravi e gravissimi venga equiparata ai lavori usuranti, con possibilità di accedere ai benefici e alle facilitazioni accordate, in termini di età sia anagrafica che contributiva, ai lavoratori che svolgono mansioni di maggiore usura (come, per esempio, i lavoratori esposti all'amianto).
Si tratta sostanzialmente di aggiungere la nuova categoria del lavoro familiare "usurante" a quelle già previste nella tabella A del dlgs 374 del 1993, che elenca i tanti "mestieri a rischio" e li definisce come quelli «per il cui svolgimento è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee». All'interno di questa normativa, i genitori di disabili gravi e gravissimi arriverebbero a ottenere il diritto fino a un massimo di 60 mesi di pre-pensionamento.