Un tetto a chi serve
Un tetto che durante l'inverno arriva a contenere 4.200 persone. Tutti posti gestiti in convenzione fra Comune e privato sociale. L'ideatore di questa fittissima rete si chiama Federico Bonadonna ed è uno dei più fidati dirigenti dell' assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma. «La nostra città è un formidabile luogo di passaggio anche per i senza tetto, in queste condizioni diventa davvero complesso inserire tutti nel circuito», afferma Bonadonna.«Ogni intervento è tarato sulla specifica fragilità dell'utente. Ai barboni di lungo corso, che magari non si lavano da mesi, non proponiamo niente di più che una doccia e un pasto caldo. È questo il primo passo per cercare di coinvolgerli in un progetto più vasto».
Il dormitorio più capiente della città, che non arriva a 200 posti, è l'ostello di via Marsala, diretto dalla Caritas. «Riceviamo un rimborso di 13 euro a posto notte con cui non riusciamo a coprire tutti i costi». Il cruccio pero è un altro: « Troppo spesso non intercettiamo i bisogni più urgenti. Nell'inverno più caldo degli ultimi 150 anni, da novembre a oggi, sono già morte 11 persone».
Qualcosa però si sta muovendo. Una riuscita jointvenure fra Comune e cooperative ha incominciato a fornire una risposta tangibile al crescente fenomeno delle madri con figli a carico che a Roma rischiava di diventare una vera e propria emergenza. Attualmente sono sei le case di prima accoglienza distribuite in città. Una delle sei case, Giaccone ospita 70 persone, tra madri e figli, in una struttura di due piani con camere singole e servizio di mensa. L'obiettivo è di fornire una prima assistenza a quei nuclei famigliari che si presentano spontaneamente o che vengono accompagnati dai servizi sociali. E le problematiche da affrontare sono molteplici. «Per la maggior parte si tratta di donne straniere senza casa né lavoro o sprovviste di permesso di soggiorno, ma spesso si scoprono anche casi di violenza da parte del partner. Per tutti, ovviamente, il problema maggiore è la situazione del minore». Così, oltre a vitto e alloggio, un' équipe di otto operatori imposta programmi educativi personalizzati e, in più, cerca di costruire intorno alla madre una rete di sostegno e inclusione sociale in stretta collaborazione con i servizi territoriali.




