29.4.08

Adozioni Bielorussia

Nuova strategia per le famiglie che dal 2004 attendono di adottare un bambino bielorusso: adesso si passa alle vie legali. Su questa nuova strada, mai sperimentata prima, si è avviato un manipolo di sole 16 famiglie, tutte in carico all'ente Associazione Cicogna, con sede a Lanciano. L'iniziativa è ancora allo stadio di perfezionamento, ma se tutto fosse confermato questa via potrebbe essere scelta anche dalle altre famiglie in attesa, che sono in tutto 600.
La procedura è quella di un ricorso alle autorità bielorusse per chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali arrecati sia alle famiglie italiane, sia ai minori bielorussi. Il presupposto è questo: nel 2004 il Centro nazionale adozioni di Minsk ha rilasciato ai bambini in questione lo stato di adottabilità, dichiarando fallite tutte le ricerche possibili per trovare loro una famiglia con l'adozione nazionale. Non essendo ciò stato possibile, Minsk autorizzava l'adozione nominativa di quei bambini presso una famiglia italiana. Le condizioni non sono mutate, i minori si trovano sempre in istituto, ma la Bielorussia ha restituito alle famiglie l'intera pratica, senza spiegazioni». Da qui la decisione di dare il via ai ricorsi: attraverso un legale romano, a metà febbraio. «Abbiamo dovuto ritirare le pratiche perché la denuncia deve partire direttamente da un legale bielorusso, visto che l'atto contestato è stato commesso in Bielorussia. Ci stiamo arrivando» spiega Vittorio Salvatore, presidente dell'associazione Cicogna. Diversamente da altri enti, l'Associazione Cicogna non ha intenzione di mollare: «Ben 120 famiglie si sono rivolte a noi per adottare un bambino in Bielorussia, e finché c'è un minimo spiraglio io resisto», dice il presidente. «Le famiglie si sono affidate a noi, e noi restiamo al loro fianco nella buona e nella cattiva sorte».

Per saperne di più:
www.associazionecicogna.it