23.4.08

Lavoro ex carcerati

Il segreto per salvare il pianeta carcere? Fate lavorare davvero i detenuti. A chiederlo è l'ergastolano più famoso d'Italia: Renato Vallanzasca, da quasi 40 anni dietro le sbarre e una richiesta di grazia rifiutata da Napolitano lo scorso settembre. È lui, nel suo blog, a lanciare l'ultimo appello per far uscire dai penitenziari dal baratro in cui stanno ricadendo dopo la speranza tradita dell'indulto. «Fateci lavorare, tutti, e con lavori veri», strepita Vallanzasca ai politici dal suo "privilegiato" punto di osservazione.
Le cifre gli danno man forte: a giugno 2007 (dati ministeriali più recenti) solo 1.604 persone, il 3,6% dei carcerati di tutta Italia, avevano un lavoro che, una volta usciti, avrebbe dato loro possibilità di reinserimento. Considerati anche gli 11mila addetti a questi lavori inframurari, si arriva comunque a meno del 29% di occupati. Oggi i detenuti hanno sfondato quota 51mila, 7mila in più dello scorso giugno e già 9mila oltre la capienza massima.
E l'effetto indulto? «Svanito, in un anno. A noi operatori è stato utile per tirare il fiato, ma oggi la situazione è tornata drammatica», continua Licia Roselli, presidente di Agesol, l'agenzia di solidarietà per il lavoro che si occupa di reinserimenti. «Per il non profit non c'è stato neanche il tempo di progettare nuovi interventi. Per non parlare delle borse lavoro governative, un fallimento dato dalla macchinosità delle procedure».