30.10.08

Diritti dei disabili

La Convenzione Onu sui diritti delle Persone con Disabilità è finalmente operativa. Il merito è di questi venti Paesi: Giordania, Tunisia, Ecuador, Guinea, Giamaica, Ungheria, Panama, Croazia, Cuba, Gabon, India, Bangladesh, Sudafrica, Spagna, Namibia, Nicaragua, El Salvador, Messico, Perù e San Marino. È grazie alla laro tempestività nel far approvare dai rispettivi Parlamenti il testo varato dall'Onu che la Convenzione può finalmente entrare in vigore. Manca l'ltalia? Certo. La crisi del Governo e le elezioni anticipate hanno mandato in fumo il lavoro di due anni e più, compreso il viaggio a New York del ministro Ferrero per firmare la Convenzione al Palazzo di Vetro. Ma il mondo non ci aspetta e adesso sta entrando in vigore uno strumento eccezionale per verificare l'effettiva volontà delle nazioni del mondo di garantire pari dignità e pari diritti alle persone con disabilità. Da allora, i singoli Stati aderenti saranno chiamati ad adeguare la propria legislazione interna ai principi della Convenzione. Il paradosso è che l'Italia, attraverso le sue associazioni, ha lavorato molto e bene alla stesura del testo approvato dalle Nazioni Unite. C'è molta della nostra cultura di integrazione, molto dell'idea di inclusione sociale e di non separazione delle politiche destinate alle persone con disabilità. Come si vede sono i Paesi cosiddetti in via di sviluppo a batterci sul tempo. Non è un caso: forse in queste nazioni il tema dei diritti di cittadinanza dei disabili è concreto, immediato, evidente, perché si lega alle più larghe battaglie per lo sviluppo sociale ed economico dei tanti Sud del mondo. Difficile è piuttosto sintetizzare una valutazione complessiva e per quanto possibile oggettiva circa lo stato delle cose in Italia e nel mondo. Povertà e guerre producono disabilità su scala industriale, in quattro quinti del pianeta, e noi viviamo con una scarsa consapevolezza di quanto la disabilità sia dvvero il frutto delle condizioni concrete nelle quali il destino ci porta a nascere e vivere. Vorrei che le persone con disabilità in Italia fossero maggiormente impeqnate a testimoniare in favore di chi dvvero sta peggio di noi, e non ha alcuna possibilità di riscatto se non si attuano serie politiche di riduzione dei conflitti e di lotta alla povertà e alla fame nel mondo.