27.2.08

L'ospedale degli immigrati

È nato il 9 gennaio, sotto gli sguardi del ministro Turco e del presidente Napolitano, l'Ipnm, Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, con sede presso l'ospedale San Gallicano di Roma. Una realtà nuova, le cui radici affondano in quasi 30 anni di battaglie. Quando curare un emigrato sembrava un' azione da nascondere. «Non ha idea di quali contrasti inenarrabili abbiamo dovuto affrontare come ospedale che da anni si e fi occupa di povertà», ricorda Aldo Morrone, pioniere di quella scelta e oggi direttore dell'Inpm. «Abbiamo avuto rapporti disciplinari, vere e proprie denunce. Questa è una vittoria dei più fragili, che fin con il loro grido di richiesta di salute e di dignità hanno costretto le istituzioni a cambiare».
L'Ipnm non è un ghetto dove si curano gli emarginati, ma «una struttura sanitaria aperta a tutti, con particolare riguardo agli stranieri, ai pensionati, ai rifugiati, alle prostitute, ai rom e ai senza fissa dimora», precisa Morrone.
«Nella popolazione italiana c'è stato un progressivo impoverimento. Mentre gli immigrati si stabilizzavano, molti pensionati sono precipitati in una condizione esistenziale difficilissima. Se pochi anni fa un'iniezione intramuscolare costava 500 lire, oggi si spendono 5 euro. Dieci iniezioni fanno 50 euro, il 10% di una pensione minima». «Del resto», spiega sempre Morrone, «oggi l'Organizzazione mondiale della sanità riconosce che la povertà estrema è una malattia». Se si è poveri, si ha timore persino di un controllo medico e delle possibili spese impreviste. Occorrerebbe tornare alle diagnosi. Come è successo nell' esperienza di Morrone e dei suoi collaboratori: «Lavorando con poche risorse e con persone che non sempre potevano spiegare i loro sintomi, non abbiamo mai abbandonato la diagnosi, l'esame obiettivo. Il che è giusto anche da un punto di vista scientifico: fare analisi generalizzate è un errore, anche in termini economici. Ma pure in questi anni abbiamo capito che la salute non è solo un fatto medico.
Non è un caso se l'Inpm si avvale di mediatori culturali. Con la relazione si possono ottenere risultati migliori.

25.2.08

Studenti con dote in Lombardia

Una "dote" che accompagna la studente in tutto il suo percorso scolastico. È una legge della Regione Lombardia che vedrà il suo debutto con l'anno scolastico 2008-2009.
Un primo tipo è la dote "per la libera scelta" (ex buono scuola) che può arrivare fino a un massimo di 1.050 euro all'anno per studente. Per i portatori di handicap è previsto un contributo aggiuntivo di 3mila euro all'anno. Per le famiglie meno abbienti (con reddito Isee inferiore a 15.458 euro) per ciascun figlio è prevista un'integrazione tra i 500 e i mille euro.
C'è poi la dote "per la permanenza nel sistema educativo", per l'acquisto di servizi per gli alunni delle elementari, medie e superiori statali (da 120 a 320 euro) per chi ha reddito Isee inferiore ai 15.540 euro.

18.2.08

Ferrero aiuta i disabili

Bisogna dargliene atto. Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero è una persona per bene. Tenace. Vuole capire, il titolare della Solidarietà sociale: sa che per cambiare una situazione occorre conoscerla e, dato che le statistiche possono scattare fotografie sfocate, si muove per prendere visione diretta di questa ltalia dai tanti campanili.
Lo ha fatto lo scorso anno per studiare il fenomeno dell'immigrazione. Lo sta facendo ora (il viaggio si concluderà, regione dopo regione, a marzo) per analizzare il pianeta disabilità. Ecco perché, assieme al sottosegretario Franca Donaggio, ha deciso di organizzare questo fitto calendario di incontri con associazioni, società civile, enti locali.
Gli obiettivi riflettono il parallelo percorso della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità firmata dall'ltalia a marzo 2007 e che quest' anno dovrebbe essere ratificata dal Parlamento.« Vogliamo capire quali leggi sono da modificare per renderle coerenti con la Convenzione, e per migliorarne l'efficacia ad esempio in tema di collocamento lavorativo. D'altra parte intendiamo monitorare le politiche concrete, quel che si fa e quel che non si fa nei diversi territori, valorizzando il contributo prezioso dei corpi intermedi». «ln generale», puntualizza Ferrero, «vorremmo che il 2008 sia dedicato alla costruzione di una diversa e più condivisa attenzione verso la disabilità, caratterizzata da una maggior coscienza sociale e politica».

11.2.08

L'aborto oggi

Si sono assestati a circa 140MILA l'anno gli aborti in Italia, pari a circa 1 aborto ogni 5 concepimenti, secondo gli ultimi dati Istat riferiti al 2004. Erano molti di più negli anni 80 (sopra quota 200MILA), ma dopo consistenti cali nei primi anni di applicazione della legge 194, non si sono più registrate grosse variazioni.
Ma chi sono le donne che abortiscono in ltalia? Innanzitutto, sempre meno le donne sposate. Il numero di interruzioni volontarie di gravidanza ogni mille donne coniugate, già al di sotto del 10% nel 1994, è sempre in calo ed è stato superato dal tasso relativo aIle nubili. I livelli più elevati, tuttavia, in crescita negli ultimi dieci anni, riguardano le donne separate, divorziate o vedove.
Un altro elemento che balza all'occhio è l'aumento del ricorso all'aborto tra le giovani. Nel 1985, meno di un quarto degli aborti avveniva prima dei 25 anni, mentre dal 2000 in poi è appena poco più di un terzo, cosicché l'età media delle donne che hanno interrotto la gravidanza si è ridotta da 30,4 anni a 29,1 tra il 1985 e il 2004. Anche questo dato conferma il precedente, e cioè la tendenza, nel nostro Paese, ad abbandonare l'aborto come mezzo per contenere il numero di figli all'interno della famiglia e invece il prevalere del ricorso ad esso per evitare una gravidanza in condizioni di difficoltà della donna. In media, oggi solo una donna su tre abortisce (e una sola volta) nell'arco della sua vita, contro una su due nel 1985.
Ultimo dato preoccupante, relativo alle donne straniere: nel 2004, se le residenti straniere in età feconda (15-49 anni) erano pari al 6% della corrispondente popolazione italiana, a loro sono riconducibili quasi UN QUARTO degli aborti.

4.2.08

Le mule: corrieri umani

Le mule viaggiano in prima classe. E, spesso, finiscono in ospedale. Le mule sono i corrieri della droga. Pacchi umani, provenienti dal Sud America (da qui il soprannome mulas) ma anche dalla Nigeria, che per un pugno di dollari, un viaggio non ne vale più di mille, attraversano l'oceano con in pancia chili di cocaina in centinaia di ovuli. Non sempre però fila tutto liscio. Un atteggiamento sospetto, un leggero tremolio possono infatti significare l'arresto. Ma anche la salvezza. «Nessuno viene da noi spontaneamente per non essere denunciato», spiega Remo De Bartolomeo, il chirurgo romano dell'ospedale Grassi di Ostia. La rottura interna di un ovulo porta all'overdose. L'obiettivo del protocollo d'intervento elaborato da De Bartolomeo è l'espulsione naturale della droga: «Il corriere viene tenuto a letto senza nessuno stimolo farmacologico che potrebbe essere dannoso. I ricoverati vengono quindi prima di tutto sottoposti a radiografie per accertare e conoscere la vera entità degli ovuli, la quantità e la tipologia di droga». Dopo aver accertato che il paziente non è un consumatore, «caso raro, normalmente si tratta di povera gente o di persone ricattate nel loro Paese d' origine anche con minacce nei confronti dei familiari», si procede all' analisi delle urine. Fondamentale per verificare il grado di rischio.

1.2.08

Volontariato fuori dal carcere

È dal1976 che Quirino Caselli porta conforto e aiuto ai carcerati, prima singolarmente, adesso attraverso l'Associazione di volontariato Leonardo. Sono molte le imprese che l'associazione ha portato a termine durante gli anni, avendo come unico scopo quello di facilitare il reinserimento degli ex carcerati nel mondo esterno. Oltre quello di fornire informazioni su normative, agevolazioni e contributi rivolti a chi esce dalle carceri, c'è l'obiettivo, assai più impegnativo e meritevole, di formare al lavoro quelle persone che, dopo anni di detenzione, vengono reinserite nella società. «Purtroppo», dice Caselli, «non è sempre facile rintracciare personale volontario competente. A questo proposito ci siamo attivati presso il Cesvot per ottenere un finanziamento da destinare alla formazione dei nuovi volontari». L'associazione ha instaurato una fitta rete di contatti, non soltanto, come è naturale, con i soggetti istituzionali presenti nel proprio territorio e fuori, ma con tutta una serie di enti e uffici che, per le loro caratteristiche, possono fornirle un valido contributo, come ad esempio le Asl, l'Inps, il Cim, i Centri per l'impiego e alcuni studi legali.