L'ospedale degli immigrati
È nato il 9 gennaio, sotto gli sguardi del ministro Turco e del presidente Napolitano, l'Ipnm, Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, con sede presso l'ospedale San Gallicano di Roma. Una realtà nuova, le cui radici affondano in quasi 30 anni di battaglie. Quando curare un emigrato sembrava un' azione da nascondere. «Non ha idea di quali contrasti inenarrabili abbiamo dovuto affrontare come ospedale che da anni si e fi occupa di povertà», ricorda Aldo Morrone, pioniere di quella scelta e oggi direttore dell'Inpm. «Abbiamo avuto rapporti disciplinari, vere e proprie denunce. Questa è una vittoria dei più fragili, che fin con il loro grido di richiesta di salute e di dignità hanno costretto le istituzioni a cambiare».L'Ipnm non è un ghetto dove si curano gli emarginati, ma «una struttura sanitaria aperta a tutti, con particolare riguardo agli stranieri, ai pensionati, ai rifugiati, alle prostitute, ai rom e ai senza fissa dimora», precisa Morrone.
«Nella popolazione italiana c'è stato un progressivo impoverimento. Mentre gli immigrati si stabilizzavano, molti pensionati sono precipitati in una condizione esistenziale difficilissima. Se pochi anni fa un'iniezione intramuscolare costava 500 lire, oggi si spendono 5 euro. Dieci iniezioni fanno 50 euro, il 10% di una pensione minima». «Del resto», spiega sempre Morrone, «oggi l'Organizzazione mondiale della sanità riconosce che la povertà estrema è una malattia». Se si è poveri, si ha timore persino di un controllo medico e delle possibili spese impreviste. Occorrerebbe tornare alle diagnosi. Come è successo nell' esperienza di Morrone e dei suoi collaboratori: «Lavorando con poche risorse e con persone che non sempre potevano spiegare i loro sintomi, non abbiamo mai abbandonato la diagnosi, l'esame obiettivo. Il che è giusto anche da un punto di vista scientifico: fare analisi generalizzate è un errore, anche in termini economici. Ma pure in questi anni abbiamo capito che la salute non è solo un fatto medico.
Non è un caso se l'Inpm si avvale di mediatori culturali. Con la relazione si possono ottenere risultati migliori.



