30.4.08

Bomboniere solidali

Nell'organizzare un « matrimonio si affrontano innumerevoli spese, non tutte giustificabili per un momento della vita che ha enorme valore a prescindere dalle esteriorità. Da qui l'idea delle bomboniere solidali, un gesto utile e concreto». Sara e Ottavio si sono sposati a giugno 2003 e la loro cerimonia si è trasformata in un momento di speranza anche per 220 neonati dello Zimbabwe malati di Aids. Andrea e Valentina, invece, per le loro nozze hanno espresso un desiderio: «Costruire un acquedotto che porti l'acqua a 2.500 bambini di Kingomen e Mbohtong in Camerum. Dalle bomboniere (7,50 euro) alle partecipazioni (2,40 euro), dalla lista nozze al banchetto animato da un d'attore (da 300 a 500 euro): la fondazione Aiutare i bimbi propone un "pacchetto nozze" completo per sostenere i propri progetti nel mondo. Sempre più spesso il giorno delle nozze diventa occasione, oltre che di dono di sè tra gli sposi, anche di dono "allargato", attraverso il sostegno a progetti di solidarietà. «Volevamo lasciare un ricordo a testimonianza della nostra gioia», raccontano Paola e Luigi. «Abbiamo scelto le pergamene solidali Airc. Richiederle online è stato facilissimo: qualche clic per impostare nomi e data e sono arrivate a casa, già pronte». Con un contributo minimo di 10 euro, variabile in base ai quantitativi, l'Associazione italiana contro il cancro invia agli sposi partecipazioni, biglietti, bomboniere e pergamene personalizzabili sul sito. Nozze dunque all'insegna della condivisione col mondo. E non in senso metaforico: dentro ai confetti tradizionali di Altromercato, c'è un po' di Palestina, una manciata di Costa Rica e un pizzico di Nepal.

http://www.helpstyle.it/
http://www.airc.it/
http://www.altromercato.it/

29.4.08

Adozioni Bielorussia

Nuova strategia per le famiglie che dal 2004 attendono di adottare un bambino bielorusso: adesso si passa alle vie legali. Su questa nuova strada, mai sperimentata prima, si è avviato un manipolo di sole 16 famiglie, tutte in carico all'ente Associazione Cicogna, con sede a Lanciano. L'iniziativa è ancora allo stadio di perfezionamento, ma se tutto fosse confermato questa via potrebbe essere scelta anche dalle altre famiglie in attesa, che sono in tutto 600.
La procedura è quella di un ricorso alle autorità bielorusse per chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali arrecati sia alle famiglie italiane, sia ai minori bielorussi. Il presupposto è questo: nel 2004 il Centro nazionale adozioni di Minsk ha rilasciato ai bambini in questione lo stato di adottabilità, dichiarando fallite tutte le ricerche possibili per trovare loro una famiglia con l'adozione nazionale. Non essendo ciò stato possibile, Minsk autorizzava l'adozione nominativa di quei bambini presso una famiglia italiana. Le condizioni non sono mutate, i minori si trovano sempre in istituto, ma la Bielorussia ha restituito alle famiglie l'intera pratica, senza spiegazioni». Da qui la decisione di dare il via ai ricorsi: attraverso un legale romano, a metà febbraio. «Abbiamo dovuto ritirare le pratiche perché la denuncia deve partire direttamente da un legale bielorusso, visto che l'atto contestato è stato commesso in Bielorussia. Ci stiamo arrivando» spiega Vittorio Salvatore, presidente dell'associazione Cicogna. Diversamente da altri enti, l'Associazione Cicogna non ha intenzione di mollare: «Ben 120 famiglie si sono rivolte a noi per adottare un bambino in Bielorussia, e finché c'è un minimo spiraglio io resisto», dice il presidente. «Le famiglie si sono affidate a noi, e noi restiamo al loro fianco nella buona e nella cattiva sorte».

Per saperne di più:
www.associazionecicogna.it

23.4.08

Associazioni di volontariato

Dubbi? Domande? Le associazioni di volontariato, con la normativa che abbiamo in Italia, ne hanno sempre tanti e il Cesvot, Centro servizi della Toscana, ci ha pensato pubblicando un il nuovo quaderno, a cura di Riccardo Bemi e Stefano Ragghianti, che si intitola proprio Le domande e i dubbi delle associazioni di volontariato.
Giunto alla sua terza edizione e articolato in sette capitoli tematici, presenta e risponde ai principali quesiti che le organizzazioni di volontariato hanno rivolto al servizio di consulenza del Cesvot. Il quaderno raccoglie 154 quesiti che spaziano dalla materia fiscale e tributaria a quella legale e amministrativa: modifiche statutarie, obblighi contabili e assicurativi, editoria, vendita merci, fusioni tra associazioni, convenzioni con enti pubblici, trasporto sociale, compensi....
Una parte significativa dei quesiti di tipo fiscale e contabile non è nuova rispetto ai due quaderni precedenti, precisa il Cesvot, tuttavia il loro ripetersi, pur con specificità nuove, testimonia quanto sia ancora forte la domanda, soprattutto da parte delle associazioni meno sttutturate e organizzate. Un' altra parte dei quesiti, viceversa, assume carattere di novità e presenta risposte diverse a seconda dello svilupparsi della prassi amministrativa che, specialmente in materia di onlus non di diritto, continua a essere copiosa.

Lavoro ex carcerati

Il segreto per salvare il pianeta carcere? Fate lavorare davvero i detenuti. A chiederlo è l'ergastolano più famoso d'Italia: Renato Vallanzasca, da quasi 40 anni dietro le sbarre e una richiesta di grazia rifiutata da Napolitano lo scorso settembre. È lui, nel suo blog, a lanciare l'ultimo appello per far uscire dai penitenziari dal baratro in cui stanno ricadendo dopo la speranza tradita dell'indulto. «Fateci lavorare, tutti, e con lavori veri», strepita Vallanzasca ai politici dal suo "privilegiato" punto di osservazione.
Le cifre gli danno man forte: a giugno 2007 (dati ministeriali più recenti) solo 1.604 persone, il 3,6% dei carcerati di tutta Italia, avevano un lavoro che, una volta usciti, avrebbe dato loro possibilità di reinserimento. Considerati anche gli 11mila addetti a questi lavori inframurari, si arriva comunque a meno del 29% di occupati. Oggi i detenuti hanno sfondato quota 51mila, 7mila in più dello scorso giugno e già 9mila oltre la capienza massima.
E l'effetto indulto? «Svanito, in un anno. A noi operatori è stato utile per tirare il fiato, ma oggi la situazione è tornata drammatica», continua Licia Roselli, presidente di Agesol, l'agenzia di solidarietà per il lavoro che si occupa di reinserimenti. «Per il non profit non c'è stato neanche il tempo di progettare nuovi interventi. Per non parlare delle borse lavoro governative, un fallimento dato dalla macchinosità delle procedure».

14.4.08

Bonus adozioni

Da gennaio campeggia sul sito della Commissione adozioni internazionali l'avviso che "quanto prima" saranno pubblicate le modalità per riscuotere il contributo di 1.200 euro che il ministro Rosy Bindi ha stanziato in favore delle coppie che nel 2007 hanno adottato o che entro quella data hanno anche solo dato mandato a un ente autorizzato. Si tratta di un numero imponente di famiglie e imponenti sono pure le risorse stanziate, 16,5 milioni di euro, prelevati dal Fondo nazionale per la famiglia.
A chi ha sollevato perplessità sull'idea di rimborsare anche coppie che non hanno concluso l'iter adottivo, il ministero fa sapere che questo budget rappresenta un "di più" rispetto alle risorse destinate al funzionamento della Cai e ai suoi progetti di cooperazione e ha l'obiettivo di garantire la gratuità delle spese sostenute in ltalia dalle coppie.
Già dal 2006 è prevista la deducibilità delle spese legate all'adozione. Ma se è chiaro che le risorse ci sono e si pongono nella prospettiva di raggiungere prima o poi l'obiettivo "gratuità dell'adozione", meno chiaro è se il futuro esecutivo porterà avanti la misura. Su questo fronte, dal Pdl arriva un messaggio abbastanza chiaro: «È un'iniziativa di buon senso, verso la quale non abbiamo fatto opposizione, ma non possiamo dire se sarà una priorità, vista la situazione economica di tante famiglie in ltalia. Di sicuro cercheremo di garantire un sostegno a tutti i nuclei familiari, senza distinzioni», commenta la senatrice Laura Bianconi .

Clownerie nelle università

C'è chi la filosofia di Alberto Terzi l'ha già messa in scena. Sono gli studenti di alcune delle maggiori università italiane (Bologna e Roma Tre) che sulla clownerie stanno cercando di costruire un futuro. E non si tratta di un'idea tanto campata per aria, giurano i loro docenti. Nessuna statistica a riguardo, ma c'è già chi, dopo il tirocinio, ha iniziato a lavorare in ospedali, scuole e strutture per disabili. A tempo determinato, ma intanto... Come i partecipanti al master Il clown nelle strutture socio-sanitarie di Roma Tre che a fine febbraio discuteranno le loro tesi finali, ma in molti casi sono già impegnati. Il Comune di San Giovanni in Persiceto (BO) ha attivato un corso per insegnanti tutto sulla clownterapia, e in un istituto superiore di Bolzano.

7.4.08

Il clown sociale

«Una risata salverà il mondo». È molto più che una teoria per Alberto Terzi, sociologo, formatore e presidente del Centro studi Prospettive di Como, che dell'arte del ridere e del far ridere ha fatto uno stile di insegnamento ma anche di impegno nel sociale. La comicità è uno straordinario strumento di comunicazione, l'esperanto che permette di entrare in sintonia con popoli lontani. E lo riscontra ogni giorno nella sua opera di formatore.
Ridere è democratico, aiuta a mettersi in discussione e il terzo settore, spiega il sociologo, ne avrebbe tanto bisogno: «Sarebbe indispensabile per passare da una concezione assistenzialistica del welfare ad un protagonismo che fa crescere». E poi, semplicemente, «ridere cambia il clima di lavoro»: aiuta a non prendersi troppo sul serio, «a non sentirsi i salvatori del mondo», sintetizza Terzi.
Obiettivo non è mettere il naso da pagliaccio agli insegnanti ma «smitizzare i maestri troppo seri e quelli farfalloni», dice Terzi. Può essere utilissima a patto che si rida insieme, ragazzi ed insegnanti».
Ridere per far ridere: è uno dei principi base della comicoterapia di Terzi. Le tecniche sono tante: l'uso del paradosso, lo scherzo e il doppio senso. E c'è persino chi riesce a scompisciarsi solo con il respiro. Si chiama "yoga della risata", il più potente, secondo Terzi.
Far ridere è una tecnica, dunque, ma può essere anche una professione: quella del clown sociale. Contrariamente al profilo che ha assunto la professione da Patch Adams, l'assistenza alla risata non si deve limitare all'aspetto terapeutico ma puntare al benessere sociale dell' individuo. Per lui, la risata professionale dev'essere al servizio di molti: anziani, bambini, disabili. Ma per far questo serve una formazione seria e innovativa. L'offerta, in realtà, è piuttosto variegata, spiega il professore. E non sempre di alto livello. Come scegliere? «Prima di tutto, occorre affidarsi a strutture che abbiano un forte legame con le istituzioni, come le università. Poi, bisogna tenere conto dell'associazione che li propone e verificare che dia un' adeguata preparazione sul versante psicologico. È l'aspetto più importante».

Congedo di maternità per genitori adottivi

La Finanziaria di quest'anno (I. 24 dicembre 2007, n. 244) all'art. 2, commi da 452 a 456, modificando -dal 1° gennaio 2008- il dlgs 26 marzo 2001 , n. 151 « Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità», riconosce il diritto al congedo di maternità -per una durata massima di 5 mesi - anche alle lavoratrici che abbiano adottato un minore.
A questo proposito si deve distinguere tra adozione nazionale e internazionale: nella prima ipotesi (adozione nazionale) il congedo dev'essere utilizzato nei primi 5 mesi successivi all'ingresso effettivo del minore in famiglia. In caso di adozione internazionale, invece, la madre può usufruire del congedo anche prima dell'ingresso del minore in ltalia, e cioè durante il periodo di permanenza all'estero. Tale periodo dev'essere certificato dall'ente che cura la procedura di adozione.
Il congedo inutilizzato non viene comunque perso, potendo essere utilizzato entro i 5 mesi successivi all'ingresso del minore in ltalia. La lavoratrice che durante la permanenza all'estero non chieda (o chieda in parte) il congedo di maternità, ha diritto a un congedo non retribuito. Per l'affidamento il congedo puo essere fruito entro 5 mesi, per un periodo massimo di 3 mesi. Viene infine previsto che possano fruire del congedo parentale i genitori adottivi e affidatari, entro 8 anni dall'ingresso del minore in famiglia, fino al raggiungimento della maggiore età da parte del minore.