28.5.08

Senza tetto inglesi

700mila euro per l'accoglienza dei senza tetto. È il cuore del progetto Spark, che mette in gara le imprese sociali britanniche nel presentare iniziative a sostegno degli homeless. I migliori cinque progetti si aggiudicheranno il finanziamento erogato dal dipartimento per le comunità e dai governi locali; con i rimanenti 1.3 milioni di euro, Spark si occuperà di far crescere l'impresa sociale per i senza tetto.

16.5.08

Affidamento omoculturale

Il 2007 è stato l'anno record: a Parma, su 101 minori stranieri non accompagnati presenti in città, solo tre sono stati affidati a comunità educative. Ben 76 hanno trovato una famiglia.
Tutto il contratio di quanto accadeva solo pochi anni fa, nel 2000 per esempio, quando su 117 ragazzini stranieri in città senza i genitori, 58 erano finiti in comunità e solo 22 in famiglia. Il cambio di mentalità (e di prassi) è legato all'avvio del progetto Minori stranieri non accompagnati.
E la cosa più straordinaria è che in moltissimi casi le famiglie affidatarie non sono fatte da italiani generosi e benestanti, come si potrebbe immaginare, ma da stranieri, a loro volta alle prese con le difficoltà del percorso migratorio. Si chiama affido omoculturale, e in Italia è una novità. L'esperienza di Parma, partita appunto nel 2000, è la più vecchia e strutturata, avendo già sulle spalle oltre 230 affidamenti omoculturali conclusi sui 398 totali che hanno avuto per protagonista un minore straniero non accompagnato. Si tratta soprattutto di adolescenti, dai 15 ai 17 anni, quasi sempre maschi, che arrivano in Italia senza i genitori ma con il loro appoggio, con la consapevolezza che il loro status di minori può favorirli nel percorso di regolarizzazione. Vengono chiamati "migranti economici": arrivano in Italia attraverso la criminalità organizzata, ma non sono vittime della tratta. Vengono per lavorare e si dirigono qui piuttosto che altrove perché hanno già un parente o un amico, o anche solo un conoscente, qualcuno che l'estate prima è tornato al paese in vacanza vantando le meraviglie italiane. I minori stranieri non accompagnati presenti a Parma arrivano quasi tutti da Albania, Marocco, Tunisia e Moldavia: guarda caso le comunità più numerose del territorio.

5.5.08

Razzismo a scuola

Come ha reagito la scuola italiana all'impressionante aumento degli studenti stranieri, ormai il 6% della popolazione scolastica? ln modo squisitamente italiano, cioè con scarsa sistematicità.
È questa la risposta dell'indagine sui Vissuti ed esiti della scolarizzazione dei minori di origine immigrata in ltalia. Ha prevalso un modello d'inserimento condotto da parte degli insegnanti su base volontaristica, senza criteri condivisi. Soluzioni "dal basso", che hanno stimolato alcuni territori lasciando in attesa altri: si è così prodotta una linea di demarcazione tra chi è stato costretto ad affrontare la questione e chi si trova in una situazione di stand by.
ln generale, la scuola italiana ha costruito di rado adeguate relazioni con la famiglia d'origine degli studenti immigrati e fanno poco ricorso alle organizzazioni non profit. Nelle scuole medie ed elementari -ambito della ricerca-comunque la situazione è positiva: non ci sono discriminazioni e il rendimento scolastico è abbastanza soddisfacente. L'85% delle famiglie immigrate valuta positivamente l'inserimento dei propri figli e solo il 2,7% ha avuto esperienze completamente negative. Più difficile la relazione con le famiglie italiane: solo il 46,3% delle mamme straniere ritiene di avere buoni od ottimi rapporti con gli altri genitori, mentre il 16,9% giudica tali rapporti del tutto insoddisfacenti.

Affido in Italia

Il prossimo 6 maggio la legge 184 del 1983, la norma che ha rivoluzionato il sistema di tutela dei minori in Italia, compirà 25 anni. E in questo periodo, la parte che riguarda l'adozione ha dato frutti molto positivi, ma lo stesso non si può dire, malgrado numerosi tentativi, di quella relativa all'affidamento familiare.
Per un ente locale investire sull'affido è una scelta prima di tutto politica, poi economica. Valorizzare questo strumento costa molto meno che far fronte a una situazione già compromessa, con un adolescente da inserire in comunità. L' affido non è solo un risparmio per l'amministrazione, ma anche una forma di prevenzione, la creazione di una nuova cultura che fa della relazione d'aiuto tra famiglie e dei rapporti di solidarietà tra vicini una risposta alle nuove forme di disagio ed emarginazione sociale.
A Torino l'affido è una pratica che sta dando i frutti migliori, in sintonia con la legge 149 del 2001, che ha chiuso gli istituti. I numeri lo dimostrano: circa un migliaio di affidi in corso. Anche Genova è una delle prime della classe: circa 300 minori in affido e altrettanti in comunità residenziali. Al Sud ci sono zone scoperte dove non c'è presa in carico della famiglia in difficoltà, non si supportano le famiglie affidatarie, non c'è specializzazione degli operatori. Fare affido, in quei contesti, diventa quasi eroico.
Una volta il disagio era economico e il sentimento prevalente la rabbia. Oggi il problema è più sottile, riguarda la tenuta psicologica dei genitori e dei figli. Mentre rilanciano l'affido, insomma, gli operatori si accorgono che il terreno è cambiato, e che le risposte vanno trovate nella realtà, non solo nelle leggi. «Lavorare di prevenzione, far leva sulle reti di famiglie, creare nuove soluzioni d'affido. Per farlo, bisogna che il servizio ci sia. E sia preparato ad affrontare le nuove emergenze.