30.10.08
L'accesso all'acqua è un elemento costitutivo della vita, rappresenta la "sacralità della vita" di ogni essere vivente: è quindi necessario che l'acqua sia riconosciuta al più presto come un diritto umano inalienabile.Oggi nel mondo 1,6 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi a servizi igienico-sanitarie di base. Ogni anno 1,8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse all'utilizzo di acqua stagnante. Rappresentano 4.900 bambini al giorno, in soli otto mesi morirebbero tutti i bambini d'Italia. Siamo di fronte a un "silenzioso genocidio" che si perpetua nell'indifferenza della comunità internazionale. Una situazione intollerabile causata da una politica mondiale imposta dalle imprese multinazionali e da precise responsabilità e scarsa volontà politica dei Governi. Proprio a marzo 2008, in occasione delle celebrazioni della giornata mondiale dell'acqua, il Cipsi ha lanciato cinque proposte per la questione del diritto all'acqua. Far in modo che entro il 2020 nessuno muoia più di sete, far riconoscere l'acqua come bene comune mondiale, creare un'autorità mondiale per l'acqua, modificare la priorità della finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell'acqua come bene comune, partire dai contesto mondiale per creare comitati cittadini di gestione delle risorse idriche.L'acqua come fonte di vita e bene comune appartiene a tutti gli abitanti della Terra e nessuno, individualmente o come gruppo, se ne può appropriare a titolo di proprietà privata. L'acqua è patrimonio dell'umanità, poiché dipende da essa la salute individuale e collettiva, l'agricoltura, l'industria e la vita domestica. Ad ogni abitante del nostro pianeta deve essere concesso il diritto di accesso all'acqua nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche.
Diritti dei disabili
La Convenzione Onu sui diritti delle Persone con Disabilità è finalmente operativa. Il merito è di questi venti Paesi: Giordania, Tunisia, Ecuador, Guinea, Giamaica, Ungheria, Panama, Croazia, Cuba, Gabon, India, Bangladesh, Sudafrica, Spagna, Namibia, Nicaragua, El Salvador, Messico, Perù e San Marino. È grazie alla laro tempestività nel far approvare dai rispettivi Parlamenti il testo varato dall'Onu che la Convenzione può finalmente entrare in vigore. Manca l'ltalia? Certo. La crisi del Governo e le elezioni anticipate hanno mandato in fumo il lavoro di due anni e più, compreso il viaggio a New York del ministro Ferrero per firmare la Convenzione al Palazzo di Vetro. Ma il mondo non ci aspetta e adesso sta entrando in vigore uno strumento eccezionale per verificare l'effettiva volontà delle nazioni del mondo di garantire pari dignità e pari diritti alle persone con disabilità. Da allora, i singoli Stati aderenti saranno chiamati ad adeguare la propria legislazione interna ai principi della Convenzione. Il paradosso è che l'Italia, attraverso le sue associazioni, ha lavorato molto e bene alla stesura del testo approvato dalle Nazioni Unite. C'è molta della nostra cultura di integrazione, molto dell'idea di inclusione sociale e di non separazione delle politiche destinate alle persone con disabilità. Come si vede sono i Paesi cosiddetti in via di sviluppo a batterci sul tempo. Non è un caso: forse in queste nazioni il tema dei diritti di cittadinanza dei disabili è concreto, immediato, evidente, perché si lega alle più larghe battaglie per lo sviluppo sociale ed economico dei tanti Sud del mondo. Difficile è piuttosto sintetizzare una valutazione complessiva e per quanto possibile oggettiva circa lo stato delle cose in Italia e nel mondo. Povertà e guerre producono disabilità su scala industriale, in quattro quinti del pianeta, e noi viviamo con una scarsa consapevolezza di quanto la disabilità sia dvvero il frutto delle condizioni concrete nelle quali il destino ci porta a nascere e vivere. Vorrei che le persone con disabilità in Italia fossero maggiormente impeqnate a testimoniare in favore di chi dvvero sta peggio di noi, e non ha alcuna possibilità di riscatto se non si attuano serie politiche di riduzione dei conflitti e di lotta alla povertà e alla fame nel mondo.
27.10.08
Energia verde
Vi piacerebbe, se fosse il giornalaio a decidere cosa dovete leggere? Eppure finora chi ha distribuito l' elettricità, ha anche scelto quale portarvi: quasi tutta prodotta bruciando gas, petrolio, immondizia, con un bel po' di nucleare e di carbone. Che deve fare chi non è d'accordo? Chi è contro la guerra, l'effetto serra, o semplicemente scommette sulle nuove tecnologie energetiche. Teoricamente dal 1 luglio 2007 c'è la "liberalizzazione del mercato elettrico domestico"; ma chi voleva un'elettricità più economica e più ecologica ha dovuto aspettare. La 220, ha anticipato tutti offrendo la possibilità di prenotarsi, cioè mettersi in lista di attesa per ricevere il contratto per l'Energia Verde appena possibile. Varie decine di migliaia di famiglie si sono prenotate. Ora finalmente è cambiato lo scenario, per incoraggiare la concorrenza. La 220 ha avvato le procedure per poter stipulare i primi contratti di energia verde, che verranno inviati per posta. Chi riceve il contratto, può leggerlo, firmarlo e rispedirlo: la parte burocratica che gli compete, a quel punto, sarà già finita. Dopo circa due mesi comincerà a ricevere energia pulita e risparmierà anche qualche euro. La 220 (verificata da Legambiente) vende energia fatta al 100% con vento, acqua e sole; ora possiamo dare forza alle nuove tecnologie energetiche e combattere gli sprechi, per contrastare l'effetto serra ed essere meno ricattabili dal prezzo del barile.
Servizio civile deludente
Formazione scarsa, pochi responsabili e impieghi talvolta incoerenti rispetto ai progetti. Sono questi i punti critici del servizio civile da quanto emerge da un primo monitoraggio sugli enti condotto da Maurizio Ambrosini dell'università degli Studi di Milano. Il 37,3% degli enti arruola volontari per impegnarli in attività diverse da quelle previste e solo il 12% ha un ufficio dedicato. Il 30% li affida ad altri uffici, il 10% a professionisti esterni. Gran parte dei responsabili non ha una laurea e, tra questi, l'80% dedica al servizio civile meno della metà del suo tempo, mentre gli operatori a tempo pieno si riducono all'8%, in prevalenza nel privato sociale. Scarsa infine la formazione: il 40% non ne ha mai svolta, il 32% solo all'inizio e il 20% tra gli stessi responsabili non sa quante ore vi vengano dedicate.
24.10.08
Casa per migranti
Approvato dalla Giunta regionale lo schema di convenzione tra la Regione Puglia e la Banca Popolare Etica per la costituzione del Fondo di garanzia per il diritto alla casa degli immigrati. Obiettivo del Fondo è l'erogazione di anticipazioni sociali ovvero microcrediti di importi non superiori a 2.500 euro per ciascun nucleo familiare. Le somme saranno vincolate al sostegno della spesa per l'affitto o per la manutenzione straordinaria degli alloggi presi in affitto dagli immigrati.
http://www.regione.puglia.it/
http://www.regione.puglia.it/
20.10.08
Osservatorio violenza
Il Consiglio regionale della Basilicata ha istituito l'Osservatorio regionale sulla violenza di genere e sui minori. L'organismo, che realizzerà misure di prevenzione e di contrasto del fenomeno, sarà composto dall'assessore alla Solidarietà sociale, dal presidente della commissione Pari opportunità, da cinque esperti e da tre rappresentanti designati dalle associazioni operanti nel set tore presenti sul territorio regionale. Potrà contare su un fondo di 50mila euro. http://www.basilicatanet.it/
Weekend per disabili a Milano
Un fine settimana diverso per i ragazzi disabili della provincia di Milano. Grazie a Weekend Gare, progetto promosso dalla cooperativa Diapason e dall'associazione L'Abilità, 15 ragazzi con handicap tra zero e 15 anni potranno passare un fine settimana al mese tra amici. L'iniziativa, partita lo scorso aprile con un corso di formazione tra famiglie ospitanti, consiste nel creare una rete di «parenti acquisiti» che possano ospitare per un weekend al mese ragazzi con disabilità di Milano e provincia. Da sabato mattina a domenica sera: un fine settimana di svago, non solo per i ragazzi. L'obiettivo è duplice, spiega Carlo Riva, coordinatore dell'iniziativa: «Da un lato l'azione di solidarietà e corresponsabilità tra adulti». Un modo per combattere la solitudine che spesso assale chi convive con l'handicap. Ma Weekwend Care non lascia sole nemmeno le famiglie ospitanti: oltre alla reperibilità costante di un operatore durante il periodo che i ragazzi passano con loro, le coppie che partecipano al progetto possono contare su un corso di formazione apposta per loro: tre mattine di studio e riflessione sul gioco e l'handicap che permettono anche a chi non è esperto di affrontare con serenità una relazione con un ragazzo disabile. Da aprile 2007 sono state 15 le famiglie che hanno aderito all'iniziativa, ma altrettante parteciperanno al corso: «Il nostro obiettivo è arrivar a quota 50», racconta Riva. L'esperimento, almeno in questi primi weekend insieme è stato positivo.
16.10.08
Sportello dei diritti
Rovigo. È stato da poco attivato, grazie al contributo del Comitato di gestione del Fondo speciale regionale per ïl volontariato del Veneto, un nuovo sportello telefonico informativo gestito da Arcisolidarietà nelle province di Rovigo, Verona e Venezia. Ne dà notizia il Centro di servizio al volontariato di Rovigo. Il servizio si propone di orientare le persone sotto la soglia della povertà sui servizi presenti del territorio, per incrementare la lotta alle discriminazioni e l'impegno a favore delle persone in situazione di disagio. Lo sportello, completamente gratuito, è accessibile in diversi modi: direttamente e indirettamente. Direttamente, è possibile chiamare un numero verde e parlare con un operatore, ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 17. lndirettamente, chiamando lo stesso numero si entra in contatto con una segreteria telefonica attiva 24 ore al giorno cui è possibile lasciare un messaggio. Da pochi giorni è online anche un sito internet, in cui è presente un modulo elettronico da compilare; infine c'è una email. Lo sportello offre una prima consulenza per ciò che riguarda la casa, il lavoro, i diritti, ma anche diverse questioni burocratiche. I gestori del servizio rispondono nelle lingue straniere più diffuse nella Regione Veneto: oltre, naturalmente, all'italiano, anche in inglese, spagnolo, francese, romeno.
http://www.arcivenetodiritti.it/ - info@arcivenetodiritti.it
http://www.arcivenetodiritti.it/ - info@arcivenetodiritti.it
Discriminazione disabili
Il metodo dell'inchiesta televisiva con telecarnera nascosta continua a mietere successi e a dare risalto a fenomeni che fino a poco tempo fa venivano solo raccontati su carta. Ma la potenza delle immagini e delle voci dà spesso la sensazione di una verità "più vera", come nel caso del tour attraverso le agenzie immobiliari romane fatto da un ragazzo "normale" e da uno disabile, anche se "camminante" in modo autonomo. Sette agenzie su dieci ci hanno liquidato sbrigativamente Mimmo, che cercava una casa in affitto. Diverso il trattamento riservato a Francesco, non disabile, a parità di richiesta, e a pochi minuti di distanza. L'idea è di Retesole, una eminente romana. Tutti ora si stupiscono e si indignano. Ancora oggi il mondo degli affari, ma anche quello dei servizi aperti al pubblico, è del tutto impreparato ad accogliere una utenza disabile, che si muove in modo autonomo, e non delega sempre la famiglia, o gli amici, o gli assistenti sociali. Se oggi la questione appare in tutta la sua crudezza è perché finalmente uno studente disabile all'università decide di fare da sé, e si scontra con una serie di pregiudizi e di impreparazione. L'idea è che i disabili siano rompiscatole e, nel caso delle case in affitto, siano assai difficili da sfrattare. Sono casi evidenti di discriminazione, a proposito della convenzione dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità, che lo scioglimento anticipato delle Camere ha impedito di ratificare subito.
3.10.08
Paola Turci ad Haiti
Ho viaggiato tanto ma non ho visto nulla di simile neanche nelle favelas in Brasile. Ad Haiti i bambini non hanno nulla, neanche un sogno. ..hanno fame, con la mano sullo stomaco ti dicono «mangiare, mangiare», quandovedi la condizione di miseria di questi bambini capisci che è importante fare, anche con poco si può realizzare tanto, e l'ospedale pediatrico di Nuestros pequeños hermanos, l'associazione umanitaria fondata nel 1954 da P. Wasson, realizzato con tante donazioni italiane, ne è la prova.
Arrivo ad Haiti conoscendone in parte la storia e le tristi condizioni attuali. Non so bene cosa mi aspetta, so che con la Fondazione Francesca Ravasi porta un aiuto, il più possibile concreto, ad un uomo, un prete passionista, padre Rick Frechette, che da oltre vent'anni è qui in prima linea come guida dei progetti umanitari Nph, per aiutare l'infanzia in condizioni di estremo abbandono. Sono qui nella speranza di dare un aiuto anche io.
La città è grande e caotica come tante città povere del mondo. La differenza sta nel fatto che qui la povertà e la miseria coprono il 90% della popolazione. La presenza dell'Onu mi fa percepire di essere minacciata in un Paese che, oltre che povero, è anche molto violento, sull'orlo della guerra civile.
Le emozioni arrivano però forti quando accompagnando padre Rick scopro che il suo lavoro, un giorno alla settimana, è dedicato a raccogliere corpi: cadaveri di cui nessuno si cura, abbandonati a se stessi o, peggio, ai maiali: per lo più bambini, 100, 150 a settimana. È una delle missioni che padre Rick con grande determinazione e amore cristiano porta avanti.
Quest'uomo mi si rivela un giorno dopo l'altro, quando lo ritrovo negli slums, nelle baraccopoli di Port au Prince dove su un cumulo di immondizia i bambini più poveri vagano seminudi alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Qui in questo scenario surreale, dove fino a poco tempo fa neanche i cingolati dell'Onu osavano entrare, lui, padre Rick, ha messo in piedi scuole di lamiera e ogni giorno oltre 3mila bambini vi entrano e ricevono un pasto caldo. L'orfanotrofio, l'ospedale, le cliniche mobili. I Tap Tap sono i progetti concreti di aiuto che si sono realizzati finora, anche grazie alla Fondazione Francesca Rava che dall'Italia ne ha reso possibile la realizzazione.
Arrivo ad Haiti conoscendone in parte la storia e le tristi condizioni attuali. Non so bene cosa mi aspetta, so che con la Fondazione Francesca Ravasi porta un aiuto, il più possibile concreto, ad un uomo, un prete passionista, padre Rick Frechette, che da oltre vent'anni è qui in prima linea come guida dei progetti umanitari Nph, per aiutare l'infanzia in condizioni di estremo abbandono. Sono qui nella speranza di dare un aiuto anche io.
La città è grande e caotica come tante città povere del mondo. La differenza sta nel fatto che qui la povertà e la miseria coprono il 90% della popolazione. La presenza dell'Onu mi fa percepire di essere minacciata in un Paese che, oltre che povero, è anche molto violento, sull'orlo della guerra civile.
Le emozioni arrivano però forti quando accompagnando padre Rick scopro che il suo lavoro, un giorno alla settimana, è dedicato a raccogliere corpi: cadaveri di cui nessuno si cura, abbandonati a se stessi o, peggio, ai maiali: per lo più bambini, 100, 150 a settimana. È una delle missioni che padre Rick con grande determinazione e amore cristiano porta avanti.
Quest'uomo mi si rivela un giorno dopo l'altro, quando lo ritrovo negli slums, nelle baraccopoli di Port au Prince dove su un cumulo di immondizia i bambini più poveri vagano seminudi alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Qui in questo scenario surreale, dove fino a poco tempo fa neanche i cingolati dell'Onu osavano entrare, lui, padre Rick, ha messo in piedi scuole di lamiera e ogni giorno oltre 3mila bambini vi entrano e ricevono un pasto caldo. L'orfanotrofio, l'ospedale, le cliniche mobili. I Tap Tap sono i progetti concreti di aiuto che si sono realizzati finora, anche grazie alla Fondazione Francesca Rava che dall'Italia ne ha reso possibile la realizzazione.
Garante per detenuti
L'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha approvato un progetto di legge che prevede una serie di misure per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari. Gli ambiti di intervento saranno: salute, attività socio-educative, sostegno alle donne detenute, istruzione e formazione professionale dei carcerati, prestazione di attività lavorativa da parte dei detenuti. Prevista anche l'istituzione della figura del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale.
www.emiliaromagnasociale.it
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