19.6.09

Bambini di strada

Difficile dire quanti siano, in Italia. Certamente migliaia, se si accoglie la definizione estensiva "bambini di strada" elaborata dal comitato coesione sociale del Consiglio d'Europa che sta lavorando al tema in vista dell'Anno europeo della lotta alla povertà, il 2010.
Bambino di strada non è solo il minore che ci vive materialmente, come in alcuni Paesi dell'Est, ma anche quello che, per diversi motivi, è fuoriuscito dai percorsi di crescita. Ma chi sono, questi minori, nel nostro Paese? Tutti i bambini che vivono una situazione di emarginazione. Si va dal ragazzino escluso dalla scuola a quello costretto a vivere in una realtà familiare di povertà o disagio; dal minor straniero sfruttato per accattonaggio o prostituzione all'adolescente che entra ed esce dal circuito penale. Ciò che li accomuna è la strada, intesa come non-luogo, non-accoglienza, assenza di futuro.
Se da un lato, però, nelle città del Nord il fenomeno riguarda soprattutto ragazzi stranieri non accompagnati, nel Sud ci confrontiamo con sacche di povertà autoctone; un fenomeno grave, perché gli studi dimostrano che l'indigenza e il disagio sono ereditari, si trasmettono di padre in figlio.
Se le situazioni sono diverse, lo sono anche le risposte. Si va dalla prima accoglienza alla tutela della salute fisica e psicologica, fino all'inclusione vera e propria, che può tradursi nella conclusione degli studi, nell'avviamento al lavoro o in un percorso protetto di rientro nel Paese d'origine.

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