Il G8 per l'ambiente
Il fallimento del G8 in Giappone, nel 2007, lascia una grande responsabilità sul governo italiano per il G8 2009 che si terrà, a livello di capi di Stato e di governo, in Sardegna nel luglio 2009.
Il governo italiano, quale presidente del G8, avrà l'oppurtunità di facilitare una svolta nel negoziato multilaterale, con un impegno dei leader verso un esito positivo della Conferenza delle Parti in programma alla fine del 2009 a Copenaghen, in Danimarca, per un accordo equo ed efficace, in linea con le indicazioni della comunità scientifica. In particolare, è importante che i governi dei G8 sostengano le proposte per il finanziamento degli interventi di mitigazione, adattamento e trasferimento di tecnologie a favore dei Paesi più poveri espressi in sede Onu.
Del resto, la crisi economica obbliga a nuove scelte e deve accelerare il passaggio a un'economia sostenibile. Si deve andare verso un mondo a "Carbonio zero", e i Paesi del G8 hanno molte ragione per agire quali pionieri: essi infatti detengono oltre il 60% della ricchezza mondiale in termini di Pil e il 79% delle spese militari.Sono responsabili di circa il39% delle attuali emissioni mondiali di gas serra e di oltre il 62% delle emissioni storiche accumulate nell'atmosfera mentre rappresantano solo il 13.5% della popolazione mondiale. Mentre la proiezione della crescita delle emissioni è molto significativa in alkcune economie emergenti, la responsabilità storica e la capacità dei Paesi del G8 rimane inalterata.
I Paesi più poveri soffrianno gli impatti più forti del cambiamento climatico, rischiando di vanificare gli sforzi finora compiuti dalla comunità internazionale e dai singoli governi e donatori internazionali nella lotta alla povertà. Il Rapporto Stern, pubblicato nel 2007, ha evidenziato come a livello glibale sia economicamente più vantaggiosos agire subito, anche se occorre prepararsi alle conseguenze ormai inevitabili con un'adeguata strategie e azioni di adattamento.
Il nuovo accordo sul clima dovrà lanciare la grande sfida della decarbonizzazione del Pianeta attraverso un percorso e tappe stabilite che vedano due passi fondamentali, un obiettivo di medio termine e un oibiettivo di lungo temrine. Attraverso percorsi differenziati in base alla responsabilità storica, tutti i Paesi devono sentirsi coinvolti in questa grande sfida.
Il governo italiano, quale presidente del G8, avrà l'oppurtunità di facilitare una svolta nel negoziato multilaterale, con un impegno dei leader verso un esito positivo della Conferenza delle Parti in programma alla fine del 2009 a Copenaghen, in Danimarca, per un accordo equo ed efficace, in linea con le indicazioni della comunità scientifica. In particolare, è importante che i governi dei G8 sostengano le proposte per il finanziamento degli interventi di mitigazione, adattamento e trasferimento di tecnologie a favore dei Paesi più poveri espressi in sede Onu.
Del resto, la crisi economica obbliga a nuove scelte e deve accelerare il passaggio a un'economia sostenibile. Si deve andare verso un mondo a "Carbonio zero", e i Paesi del G8 hanno molte ragione per agire quali pionieri: essi infatti detengono oltre il 60% della ricchezza mondiale in termini di Pil e il 79% delle spese militari.Sono responsabili di circa il39% delle attuali emissioni mondiali di gas serra e di oltre il 62% delle emissioni storiche accumulate nell'atmosfera mentre rappresantano solo il 13.5% della popolazione mondiale. Mentre la proiezione della crescita delle emissioni è molto significativa in alkcune economie emergenti, la responsabilità storica e la capacità dei Paesi del G8 rimane inalterata.
I Paesi più poveri soffrianno gli impatti più forti del cambiamento climatico, rischiando di vanificare gli sforzi finora compiuti dalla comunità internazionale e dai singoli governi e donatori internazionali nella lotta alla povertà. Il Rapporto Stern, pubblicato nel 2007, ha evidenziato come a livello glibale sia economicamente più vantaggiosos agire subito, anche se occorre prepararsi alle conseguenze ormai inevitabili con un'adeguata strategie e azioni di adattamento.
Il nuovo accordo sul clima dovrà lanciare la grande sfida della decarbonizzazione del Pianeta attraverso un percorso e tappe stabilite che vedano due passi fondamentali, un obiettivo di medio termine e un oibiettivo di lungo temrine. Attraverso percorsi differenziati in base alla responsabilità storica, tutti i Paesi devono sentirsi coinvolti in questa grande sfida.

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