22.1.09

Non profit in Italia

Nel Belpaese ogni centomila abitanti esistono 36 organizzazioni di volontariato, 8 fondazioni, 12,5 cooperative sociali. È senza dubbio imponente il radicamento territoriale del non profit italiano. E impressionante il numero delle persone coinvolte a vario titolo. Così, nelle oltre 21 mila organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali o provinciali operano oltre 826mila volontari. Si occupano prevalentemente di sanità e assistenza sociale, ma anche di cultura, protezione civile, ambiente e sport.
Nelle fondazioni, che si attestano secondo l'Istat a quota 4.720 e hanno un patrimonio medio di 18 milioni di euro, sono impegnati invece poco più di 34mila volontari e quasi altrettanti lavoratori.
Per quanto riguarda le cooperative sociali, l'ultimo censimento ne ha registrate 7.363: sono organizzate in 284 consorzi per lo più su base provinciale, fatturano circa 6,4 miliardi di euro e danno lavoro a quasi 250mila persone.
Il non profit comprende inoltre circa 8mila enti ecclesiastici; 3.200 comitati; 239 organizzazioni non governative riconosciute dal ministero degli Affari esteri; circa mille ex Ipab e 4.200 enti soggetti a disciplina pubblicistica. Le associazioni di promozione sociale hanno circa 150mila fra sedi nazionali, sezioni e circoli territoriali: luoghi dove si svolge un'imponente attività sociale e culturale. Infine le onlus d'opzione: l'ultima rilevazione ne segnala 17.912 attive in 11 settori.

Vacanze per disabili

Informazioni su hotel, campeggi, ristoranti e stabilimenti balneari per anziani, cardiopatici, disabili. Assoinviaggio.it è il nuovo portale dedicato a chi per le sue vacanze sceglie la riviera e l'entroterra romagnolo ed è alla ricerca di strutture accessibili. Creato da una cooperativa sociale di Cesena, Asso, dà la possibilità di cercare le strutture online oppure rivolgendosi a un call center. Assoinviaggio mira a fornire una mappa dell'accessibilità di tutta la Romagna: dagli alberghi ai luoghi di divertimento, dai centri d'arte alle manifestazioni enogastronomiche e culturali.
www.assoinviaggio.it

16.1.09

Adozioni

Con un comunicato del 1° ottobre, il Centro italiano Aiuti all'infanzia ha annunciato che, dopo il periodo di sospensione durato oltre un anno, valuterà la possibilità di acquisire nuovi mandati da parte di coppie aspiranti all'adozione. Lo storico ente autorizzato ha confermato che i bambini attualmente segnalati al Ciai rientrano prevalenternente in queste tipologie: bambini di età compresa tra i 7 e i 10 anni, tra cui molti fratelli (anche più di due); bambini con un passato difficile (abusi, rnaltratramenti); bambini affetti da patologie non sernpre reversibili, da malformazioni o invalidità; bambini sieropositivi; bambini, infine, piccoli ma con situazione sanitaria non definita (ad alto rischio sanitario). È pertanto necessario, avverte il Ciai, che le coppie che lo sceglieranno come ente di riferimento si confrontino con questa realtà e siano disponibili a valutare situazioni complesse. Il Ciai conferma inoltre che i tempi di attesa previsti per la realizzazione dell'adozione si aggirano intorno ai tre anni (e oltre), e segnala che i tempi di permanenza all'estero variano attualmente da un minimo di tre settirnane fino anche a 50 giorni. Info:www.ciai.it

Tumore al seno

"Battilo sul tempo". È questo lo slogan della campagna Nastro Rosa avviata il primo ottobre in tutta ltalia dalla Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, in collaborazione con la statunitense Estée Lauder Companies, che lanciò l'iniziativa nel 1989 coinvolgendo ben 90 Paesi del mondo. «Quest'anno», dice Patrizia Ravaioli, direttore generale Lilt, «abbiamo anche il sostegno di Europa Donna, il movimento d'opinione fondato da Umberto Veronesi».
Il mostro da battere è il tumore al seno; il nastro rosa che campeggia sui manifesti insieme al volto di Ilaria D'Amico, testimonial della campagna, ricorda alle donne che la prevenzione è fondamentale, «Sono numerose le iniziative che ci vedono impegnati in tutta ltalia, spiega la Ravaioli. "Mi preme sottolineare che i nostri 350 ambulatori, molti dei quali si trovano all'interno delle 103 sezioni provinciali Lilt, sono aperti a tutte le donne sopra i 25 anni di età per le visite senologiche. Abbiamo puntato anche sulla comunicazione web, con il sito dedicato http://www.nastrorosa.it/ .
Un altro fronte in cui è impegnata la Lega, insieme ad Adapt, Fondazione Marco Biagi ed Europa Donna, è la promozione di un Manifesto per i diritti del malato oncologico. «È una battaglia a cui teniamo moltissimo», sottolinea ancora Patrizia Ravaioli. «È fondamentale che nel nostro Paese il lavoratore affetto da malattia oncologica abbia la giusta tutela sul piano medico e psicologico, ma anche giuridico e contrattuale. Da questo punto di vista abbiamo apprezzato i passi avanti fatti con la legge Biagi, ma riteniamo che si possa fare di più. Per questo abbiamo ideato il Manifesto, che in poco tempo ha già raccolto più di seimila adesioni».

14.1.09

Casa del bambino a Padova

Ci sono voluti tre anni, ma alla fine il progetto ha preso il volo: l'hospice pediatrico di Padova, unico in Italia dedicato ai piccoli pazienti terminali o colpiti da malattie inguaribili, ha aperto i battenti il 5 settembre, dopo una lunga gestazione fatta di estenuanti stop and go. Inaugurata il 19 settembre 2007, la Casa del bambino era pronta dal 2005, ma la carenza di personale paramedico ne ha ripetutamente rinviato la partenza. Fino ad oggi. «E anche ora, che operiamo a pieno regime, con quattro ospiti, siamo in debito di un infermiere», dice Franca Benini, responsabile del Servizio di cure palliative nel bambino a Padova. «L'azienda ospedaliera ci ha promesso il sesto ma, finché non arriva, ai cinque già operativi tocca coprire un turno suppletivo». Gestita dall'azienda ospedaliera di Padova e voluta dalla Regione Veneto, che ha provveduto sia alla ristrutturazione degli spazi che al reperimento dell'organico, con un coinvolgimento economico alla pari pubblico e privato, la casa del bambino raccoglie l'eredità di un servizio nato 20 anni fa come volontariato, che vedeva alcuni medici padovani impegnati nell'assistenza domiciliare a piccoli inguaribili dimessi dall'ospedale. L'idea è che l'hospice pediatrico non possa né debba essere una soluzione definitiva, ma «una casa aperta, dove si entra e si esce per periodi di tempo variabili, durante i quali i piccoli ricevono cure mediche ad altissimo contenuto scientifico e le famiglie imparano a convivere, col necessario supporto psicologico, con la sofferenza».