27.4.09

Adozioni bambini russi

Il sottosegretario di Stato con delega alla famiglia, Carlo Giovanardi e il ministro russo per l'Educazione e la scienza, Andrei Pursenko, hanno firmato a Mosca un accordo bilaterale in materia di adozioni di minori. L'intesa permetterà a genitori italiani di adottare bambini russi e a genitori russi di adottare bambini italiani. L'Italia è il primo Paese al mondo con il quale la Federazione Russa ha accettato di firmare l'accorso. Questo permetterà di incrementare i rapporti di collaborazione che dal 2000 hanno permesso l'ingresso in Italia a 3.050 minori russi.

www.commissioneadozioni.it

Etichette: , , ,

23.4.09

Donazioni in crisi

Lotta alla povertà e rispetto dei diritti umani. Sono le due direttrici che segnano da oltre trent'anni l'attività di ActionAid, organizzazione internazionale che opera in più di 40 Paesi, specialmente Asia, Africa, e America Latina. Nel mondo, ActionAid ha lavorato a circa 800 progetti, in sinergia con oltre 2mila organizzazioni locali, coinvolgendo secondo le stime non meno di 13 milioni di persone.Ora che però le Borse mondiali hanno andamenti da montagne russe, è inevitabile che ActionAid debba valutare attentamente la situazione per muoversi con razionalità e prudenza. È comprensibile che una crisi di questa natura, cioè globale, susciti inquietudine in un'organizzazione strutturata come network internazionale. È difficile fare previsioni, pertanto occorre monitorare la situazione e aggiustare il tiro di trimestre in trimestre. Nel frattempo, ActionAid continua la sua attività e per il prossimo anno ha intenzione di insistere ancora sulla lotta alla fame nel mondo con la sua campagna di sensibilizzazione Hunger-FREE-Diamo scacco alla fame.

Etichette: , , ,

17.4.09

Lavoro immigrati

Esiste in Italia un processo di selezione degli immigrati? Gli immigrati presenti da tempo sono diversi da quelli appena arrivati? Qual è il sogno di quelli che restano? A queste domande risponde la ricerca Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano, presentata a Roma al Cnel. È bassa la percentuale di occupati tra gli stranieri che sono in Italia da meno di 4 anni: il loro tasso di occupazione è pari al 49%, inferiore di 18 punti percentuali alla media nazionale. Il tasso di occupazione aumenta con l'allungarsi del periodo di permanenza: tra che vanta una presenza almeno decennale, esso arriva al 74%. Con l'aumento dell'anzianità di soggiorno sale anche la quota di lavoratori autonomi.

Etichette: , , , ,

16.4.09

Sostegno a distanza

Si compone di almeno mezzo milione di donatori il mondo del sostegno a distanza in Italia. É questo il dato più aggiornato che La Gabbianella, coordinamento di associazioni impegnate nel settore, ha rilevato nel suo secondo censimento nazionale.
Il primo censimento nazionale del Sad risale al 1999, in occasione del primo Forum del settore. A monte di questa necessità c'era l0evidente incremento nel numero dei progetti di Sad avviati, sviluppo che ha continuato ad alimentarsi sino agli anni più recenti.Pur essendo una fotografia parziale del complesso mondo di realtà che promuovono sostegni a distanza, il contributo offerto da La Gabbianella è interessante per l'approfondimento e le sfaccettature. Gli enti partecipanti al censimento sono stati 278, circa il 53% della popolazione statistica delle organizzazioni che in Italia praticano il Sad. Dal censimento totale si contano, in cifra assoluta, 492.036 sostenitori effettivi, di cui la maggior parte fanno capo a enti localizzati in Italia nord occidentale.
La ricerca mostra una certa diversificazione nell'organizzazione degli interventi e nella "identità sociale dell'ente". A livello terminologico ancora il 54% degli enti denomina i progetti sotto l'etichetta "adozione a distanza", mentre i restanti operano il termine "sostegno a distanza".
Ma vediamo l'impegno nei Paesi in via di sviluppo. La maggioranza degli enti, il 46%, invia i sostegni ad un solo Paese, dunque vanta un'alta specializzazione e conoscenza del contesto. Il 39% collabora con un numero di Paesi da 2 a 5 e il restante 15% si relaziona con più di 6 Paesi. Tale diversificazione non può che essere una ricchezza, che si coniuga con un'altra necessità fondamentale, quella di garantire trasparenza a cittadini sostenitori e beneficiari.

Etichette: , , , , ,

14.4.09

Integrazione e innovazione

Definire un nuovo welfare "per tutti". Un welfare universalistico, equo, radicato nelle comunità locali e nelle regioni. È l'obiettivo del Piano sociale e sanitario 2008-2010, che dà indirizzi per il pieno sviluppo di un sistema integrato di sevizi sociali, socio-sanitari e sanitari. E che completa un processo avviato con due leggi regionali, la legge quadro sui servizi sociali e quella di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale. A monte c'è la necessità di dare risposte a una serie di cambiamenti: invecchiamento della popolazione, aumento delle persone immigrate, contrazione e, in parallelo, crescita dei nuclei familiari composti da poche persone. E, ancora, aumento delle forme di lavoro meno stabili.
L'obiettivo del Piano è dunque lo sviluppo di una società realmente solidale. Una società in cui sia rafforzata quella coesione sociale che da sempre caratterizza la comunità regionale e che rappresenta un alto fattore di crescita. La chiave di volta del Piano è l'integrazione. Poiché si vuole garantire risposte personalizzate e, al tempo stesso, equità di accesso nei vari settori d'integrazione, a tutti i livelli.
L'integrazione istituzionale si sviluppa con l'università, essenziale per la ricerca, la formazione e l'integrazione nei sevizi, attraverso la Conferenza Regione-Università. Il modello organizzativo del nuovo welfare è costituito da reti integrate di servizi: tra servizi ospedalieri, tra questi e servizi sanitari del territorio, tra servizi sociali e servizi socio-sanitari e sanitari.
Il processo di innovazione non riguarda solo le politiche e la programmazione, ma anche l'introduzione di innovazioni tecnologiche e biomediche. In campo sociale e socio-sanitario l'innovazione riguarda l'organizzazione dei servizi, per assicurare un ruolo centrale alla persona e alla sua famiglia nel definire progetti di sostegno e in risposta a bisogni complessi e "multidimensionali". Ne consegue lo sviluppo delle professionalità diverse, la qualificazione del sistema d'accesso, ma anche la costruzione del sistema di rapporti con i fornitori di servizi basato sull'accreditamento.

Etichette: , ,

10.4.09

Lotta alla mortalità infantile

Le ultime notizie le ha date l'Onu: la mortalità infantile è calata del 27% rispetto all'inizio degli anni 90. Il che, tradotto, significa che nei diversi Paesi del mondo muoiono meno bambini fra i 5 anni: se prima la media era di 93 ogni mille, oggi è di 68.
Un rapporto dell'Onu ha fatto sapere che fra gli otto Obiettivi di sviluppo del Millenio che la comunità internazionale si è impegnata a raggiungere, il quarto, quello che riguarda la lotta alla mortalità infantile è uno di quelli che ha registrato in questi anni i migliori risultati, anche nei Paesi in via di sviluppo. Anche se le differenze da Paese a Paese rimangono impressionanti: in Italia muoiono 4 bambini ogni mille, in Sierra Leone 262.
Dal 2001 l'Unicef sta applicando un nuovo metodo per combattere la mortalità infantile: l'Acsd - Accelerated child survival and development, un pacchetto che mette insieme diversi interventi, come le vaccinazioni, la distribuzione di zanzariere contro la malaria, farmaci, assistenza.
Dal 2002 al 2004 questo metodo è stato applicato in 11 Paesi, e dopo il monitoraggio si è riscontrata una riduzione del 20% della mortalità infantile.Al momento sono una sessantina i governi che applicano l'Acsd in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e con Unicef, utilizzando diverse modalità a seconda del proprio sistema sanitario.

Etichette: , ,

9.4.09

Lotta alla malaria

Per Sigma Tau l'impegno a seguire un modello responsabile è da sempre una scelta naturale e coerente. Il successo dell'azienda trova le sue fondamenta in valori condivisi che rafforzano le relazioni umane e orientano verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale. L'impegno dell'azienda non si ferma agli aspetti della qualità della terapia e alle malattie rare, ma di recente si è aperto anche a temi di grande impatto socio-sanitario, quale il trattamento della malaria, responsabile ogni anno della morte di un milione di persone (in maggioranza bambini al di sotto dei cinque anni e donne in gravidanza).
L'attenzione nei confronti del sociale e a sostegno dei più deboli è frutto della convinzione che la difesa dei diritti della salute e della qualità della vita sia un impegno prioritario. Negli anni sono state costruite collaborazioni sia con organismi che sostengono attività umanitarie all'estero sia con realtà che operano in Italia. Sigma Tau mette inoltre a disposizione di diversi enti e associazioni della cooperazione internazionale, farmaci che vengono inviati nelle località colpite (Sudan, Zambia, Ghana, Costa d'Avorio, ecc.).
Nel 1986 è stata costituita una fondazione per promuovere e divulgare la cultura scientifica e tutelare i risultati della ricerca: senza attività di ricerca non si acquisiscono posizioni di eccellenza e di vantaggio nella competizione globale e, di conseguenza, non si ha la capacità di ridistribuire valore agli individui che compongono l'organizzazione sociale.

Etichette: , ,

8.4.09

Diritto d'asilo

In materia d'asilo dobbiamo purtroppo registrare un grave ritardo: è infatti ancora assente una legge organica in materia d'asilo. Durante l'attuale legislatura, grazie allo stimolo del Cir, Consiglio Italiano per i Rifugiati, sono stati presentati due disegni di legge; entrambi, però, non si sono poi concretizzati in un provvedimento legislativo.Passi avanti sono stati fatti grazie alla spinta dell'Unione Europea. Infatti, attraverso la trasposizione delle direttive comunitarie si è data una definizione più chiara e uniforme di rifugiato, si è introdotta la figura della protezione sussidiaria, si sono fissati i diritti di cui beneficiano rifugiati e protetti sussidiari, si è ritornati ad un'unica procedura d'asilo e si è finalmente riconosciuto il ricorso sospensivo contro una decisione negativa.
L'esigenza di disporre di un corpus normativo unico nasce dall'esigenza di risolvere nuclei problematici sinora non considerati. A 60 anni dalla nascita della Costituzione, è ancora inapplicato l'art. 10 che sancisce il diritto d'asilo. In tutto questo insieme di leggi non vi è alcun riferimento al dettato costituzionale che per il legislatore risulta "inesistente".La maggioranza dei richiedenti d'asilo arriva in Italia via mare in modo irregolare, e nel corso del 2007 il numero dei richiedenti è aumentato, in assoluta controtendenza con il resto d'Europa, di un terzo, raggiungendo quota di circa 15mila persone.Il sistema di accoglienza e i programmi di integrazione sono tuttora molto carenti. Il Sistema di protezione per richiedenti d'asilo e rifugiati, istituito dalla 189/2002 è stato un importante passo avanti, ma non costituisce ancora un organico e sufficiente sistema.La situazione dei rifugiati riconosciuti e dei protetti sussidiari e umanitari è paradossale: solo i richiedenti asilo hanno un diritto riconosciuto all'accoglienza. I rifugiati non hanno un preciso diritto ma beneficiano dei programmi per i migranti in generale o si affidano ai servizi messi in atto grazie alla buona volontà delle associazioni e degli enti locali.

Etichette: , , ,

7.4.09

Lavoro fuori dal carcere

A chi non conosce il mondo del carcere, quanto sto per dire sembrerà strano: quando finisce la pena pe molti iniziano i problemi, Un piccolo, ma significativo esempio. Alcune cooperative, anche molto solide, usano assumere le persone che escono in misura alternativa per la sola durata della pena. Il motivo? Per chi è detenuto e sconta una pena in misura alternativa, cioè esca la mattina per andare a lavorare e torna in carcere a dormire la sera, ci sono sgravi fiscali, borse lavoro, agevolazioni. Ma quando è finita la pena, non c'è più convenienza a tenersi quel lavoratore. Di questo sono ben cosciente, tra due mesi ho finito quello che nel gergo carcerario chiamiamo una lunga "cavallina". Moltissimi anni di detenzione. Grazie a Dio ho avuto l'opportunità di sperimentarmi in quattro anni di misure alternative. Cosicché sono abbastanza attrezzato per affrontare il mondo del lavoro, e le innumerevoli relazioni sociali che stando in galera si è completamente disabituati a "coltivare".
Il mio lavoro consiste proprio nel reperire opportunità professionali per chi è ancora detenuto o ha terminato la pena: una sfida di quelle dure, ma non impossibili. Certo i pregiudizi sono tanti ma il fatto che dietro alla persona che si chiede venga assunta c'è una associazione che la accompagna e i servizi sociali per gli adulti che se ne fanno carico è una forte garanzia. La paura maggiore per le imprese nasce dalla non conoscenza della burocrazia che regola l'assunzione di una persona detenuta. Altro grave ostacolo è il tempo che passa dal momento in cui si trova il posto di lavoro, alla presentazione dell'istanza, alla fissazione della Camera di consiglio in cui verrà o meno accolta la richiesta di misura alternativa.
La difficoltà di trovare un lavoro a tempo indeterminato per un laureato o un diplomato oggi è grande, immaginate poi per una persona che esce dal carcere. Ma se quella persona non viene assorbita nel tessuto socio-lavorativo, irrimediabilmente sarà rigettata ai margini e spinta ad alimentare la spirale della recidiva.

Etichette: , ,

2.4.09

Accoglienza minori

Non è un Paese per giovani, l'Italia. Ancora meno se si è bambini e ragazzi in situazione di difficoltà. Nel Welfare italiano le risorse vanno quasi tutte al sostegno della vecchiaia e alla cura della malattia, piuttosto che all'assistenza: ai servizi sociali viene destinato appena l'8% del budget socio-sanitario. Così poco che l'Italia si colloca al penultimo posto nell'Europa dei 15 per la percentuale di Pil destinata ai bambini e famiglie.
Sotto la piccola coperta dell'assistenza, nel nostro Paese si contano almeno 100mila minori a rischio di povertà o emarginazione sociale. Se la nostra è una società di vecchi e i bambini sono minorati, dovrebbe essere più facile farcene carico.
I numeri certi dei minori in affido familiare o in comunità risalgono al 2005, quando il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza ha censito 2.226 servizi residenziali socio-assistenziali che accoglievano 11.543 bambini e adolescenti. A questo dato andavano aggiunti altri 12.551 minori in affidamento familiare.
Oggi in Italia sappiamo quanto poco spendiamo per i minori, ma non sempre sappiamo per cosa. Quasi mai conosciamo i risultati ottenuti. Bisogna ribaltare questa situazione, colmare il ritardo con gli altri Paesi e iniziare un monitoraggio non solo delle situazioni di rischio, ma anche dell'efficacia degli interventi messi in atto.
L'analisi della spesa statale e di quella locale dedicata ai minori è particolarmente interessante per comprendere la portata del problema. L'assistenza sociale in Italia si eroga solo dopo aver accertato che c'è un determinato bisogno, solitamente accompagnato da una limitatezza o assenza di risorse economiche. I principali erogatori dei servizi assistenziali sono sostanzialmente due: lo Stato e gli oltre 8mila Comuni. Lo Stato eroga assistenza solo sotto forma di trasferimenti economici. I Comuni invece erogano soprattutto servizi: ai bambini e alle famiglie viene destinato il 39% delle loro risorse, cioè circa due miliardi di euro. A questo, importo vanno però sottratte le risorse destinate ali asilo nido, che non sono propriamente un servizio assistenziale ma educativo, e dunque si resta con 1.2 miliardi di euro. Abbiamo stimato che il 70% di questa spesa è destinato a bambini/ragazzi e a famiglie in grave difficoltà.
Uno scenario inquietante, in cui la prassi amministrativa diventa metodo d'intervento sociale, senza valutare se per i minori sia la miglior risposta possibile.

Etichette: , , ,

1.4.09

Emergenza alcol fra i minori

Nella prevenzione alla tossicodipendenza e dell'alcolismo, sempre tra i giovani, sempre in prima linea. Va in questa direzione la nuova iniziativa del Ceis - Centro italiano di solidarietà che ha attivato un numero verde e un sito dedicato proprio a chi abusa di alcol.Il problema è che si casca dalla droga all'alcol e viceversa e abbiamo bisogno di specializzarci per dare risposte concrete ed efficaci.Detto fatto. Un gruppo di circa 30 volontari sta partecipando a corsi di formazione dedicati e risponde al telefono e chattare online per dare informazioni, servizi e assistenza a chiunque si rivolga a loro, anche grazie al sostegno di esperti, psicologi, medici e assistenti sociali del Crarl, il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio, che collabora direttamente alla realizzazione e al mantenimento dei nuovi servizi.Sul tema c'è molta disinformazione: tutto ciò che ha a che fare con l'alcol viene minimizzato, quando invece le conseguenze di un uso precoce e dell'abuso successivo possono essere letali. Ci sono persone che prendono farmaci per smettere di bere magari solo perché l'amico glieli ha consigliati senza nemmeno fare visite o consultare un medico, e magari si trova ad avere problemi seri, perché soffre di patologie cardiache o ha altri disturbi.Vista la diffusione del fenomeno, c'è poco tempo da perdere. Si comincia a bere tra gli 11 e i 12 anni. In parallelo, poi, continuano a lievitare i cocktail di dipendenze, quindi l'uso contemporaneo di alcol mischiato a cocaina, stupefacenti, ecstasy. È qui che entra in gioco il filo diretto con il Ceis e la sua esperienza decennale nel campo della tossicodipendenza.

Etichette: , , , ,