Adozioni bambini russi
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Perchè il pianeta sociale è il pianeta in cui vivi
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Esiste in Italia un processo di selezione degli immigrati? Gli immigrati presenti da tempo sono diversi da quelli appena arrivati? Qual è il sogno di quelli che restano? A queste domande risponde la ricerca Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano, presentata a Roma al Cnel. È bassa la percentuale di occupati tra gli stranieri che sono in Italia da meno di 4 anni: il loro tasso di occupazione è pari al 49%, inferiore di 18 punti percentuali alla media nazionale. Il tasso di occupazione aumenta con l'allungarsi del periodo di permanenza: tra che vanta una presenza almeno decennale, esso arriva al 74%. Con l'aumento dell'anzianità di soggiorno sale anche la quota di lavoratori autonomi.Etichette: accoglienza, immigrazione, integrazione, lavoro, rifugiati
Si compone di almeno mezzo milione di donatori il mondo del sostegno a distanza in Italia. É questo il dato più aggiornato che La Gabbianella, coordinamento di associazioni impegnate nel settore, ha rilevato nel suo secondo censimento nazionale.
Il primo censimento nazionale del Sad risale al 1999, in occasione del primo Forum del settore. A monte di questa necessità c'era l0evidente incremento nel numero dei progetti di Sad avviati, sviluppo che ha continuato ad alimentarsi sino agli anni più recenti.Pur essendo una fotografia parziale del complesso mondo di realtà che promuovono sostegni a distanza, il contributo offerto da La Gabbianella è interessante per l'approfondimento e le sfaccettature. Gli enti partecipanti al censimento sono stati 278, circa il 53% della popolazione statistica delle organizzazioni che in Italia praticano il Sad. Dal censimento totale si contano, in cifra assoluta, 492.036 sostenitori effettivi, di cui la maggior parte fanno capo a enti localizzati in Italia nord occidentale.
La ricerca mostra una certa diversificazione nell'organizzazione degli interventi e nella "identità sociale dell'ente". A livello terminologico ancora il 54% degli enti denomina i progetti sotto l'etichetta "adozione a distanza", mentre i restanti operano il termine "sostegno a distanza".
Ma vediamo l'impegno nei Paesi in via di sviluppo. La maggioranza degli enti, il 46%, invia i sostegni ad un solo Paese, dunque vanta un'alta specializzazione e conoscenza del contesto. Il 39% collabora con un numero di Paesi da 2 a 5 e il restante 15% si relaziona con più di 6 Paesi. Tale diversificazione non può che essere una ricchezza, che si coniuga con un'altra necessità fondamentale, quella di garantire trasparenza a cittadini sostenitori e beneficiari.
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Definire un nuovo welfare "per tutti". Un welfare universalistico, equo, radicato nelle comunità locali e nelle regioni. È l'obiettivo del Piano sociale e sanitario 2008-2010, che dà indirizzi per il pieno sviluppo di un sistema integrato di sevizi sociali, socio-sanitari e sanitari. E che completa un processo avviato con due leggi regionali, la legge quadro sui servizi sociali e quella di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale. A monte c'è la necessità di dare risposte a una serie di cambiamenti: invecchiamento della popolazione, aumento delle persone immigrate, contrazione e, in parallelo, crescita dei nuclei familiari composti da poche persone. E, ancora, aumento delle forme di lavoro meno stabili.
L'obiettivo del Piano è dunque lo sviluppo di una società realmente solidale. Una società in cui sia rafforzata quella coesione sociale che da sempre caratterizza la comunità regionale e che rappresenta un alto fattore di crescita. La chiave di volta del Piano è l'integrazione. Poiché si vuole garantire risposte personalizzate e, al tempo stesso, equità di accesso nei vari settori d'integrazione, a tutti i livelli.
L'integrazione istituzionale si sviluppa con l'università, essenziale per la ricerca, la formazione e l'integrazione nei sevizi, attraverso la Conferenza Regione-Università. Il modello organizzativo del nuovo welfare è costituito da reti integrate di servizi: tra servizi ospedalieri, tra questi e servizi sanitari del territorio, tra servizi sociali e servizi socio-sanitari e sanitari.
Il processo di innovazione non riguarda solo le politiche e la programmazione, ma anche l'introduzione di innovazioni tecnologiche e biomediche. In campo sociale e socio-sanitario l'innovazione riguarda l'organizzazione dei servizi, per assicurare un ruolo centrale alla persona e alla sua famiglia nel definire progetti di sostegno e in risposta a bisogni complessi e "multidimensionali". Ne consegue lo sviluppo delle professionalità diverse, la qualificazione del sistema d'accesso, ma anche la costruzione del sistema di rapporti con i fornitori di servizi basato sull'accreditamento.
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Per Sigma Tau l'impegno a seguire un modello responsabile è da sempre una scelta naturale e coerente. Il successo dell'azienda trova le sue fondamenta in valori condivisi che rafforzano le relazioni umane e orientano verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale. L'impegno dell'azienda non si ferma agli aspetti della qualità della terapia e alle malattie rare, ma di recente si è aperto anche a temi di grande impatto socio-sanitario, quale il trattamento della malaria, responsabile ogni anno della morte di un milione di persone (in maggioranza bambini al di sotto dei cinque anni e donne in gravidanza).
L'attenzione nei confronti del sociale e a sostegno dei più deboli è frutto della convinzione che la difesa dei diritti della salute e della qualità della vita sia un impegno prioritario. Negli anni sono state costruite collaborazioni sia con organismi che sostengono attività umanitarie all'estero sia con realtà che operano in Italia. Sigma Tau mette inoltre a disposizione di diversi enti e associazioni della cooperazione internazionale, farmaci che vengono inviati nelle località colpite (Sudan, Zambia, Ghana, Costa d'Avorio, ecc.).
Nel 1986 è stata costituita una fondazione per promuovere e divulgare la cultura scientifica e tutelare i risultati della ricerca: senza attività di ricerca non si acquisiscono posizioni di eccellenza e di vantaggio nella competizione globale e, di conseguenza, non si ha la capacità di ridistribuire valore agli individui che compongono l'organizzazione sociale.
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Nella prevenzione alla tossicodipendenza e dell'alcolismo, sempre tra i giovani, sempre in prima linea. Va in questa direzione la nuova iniziativa del Ceis - Centro italiano di solidarietà che ha attivato un numero verde e un sito dedicato proprio a chi abusa di alcol.Il problema è che si casca dalla droga all'alcol e viceversa e abbiamo bisogno di specializzarci per dare risposte concrete ed efficaci.Detto fatto. Un gruppo di circa 30 volontari sta partecipando a corsi di formazione dedicati e risponde al telefono e chattare online per dare informazioni, servizi e assistenza a chiunque si rivolga a loro, anche grazie al sostegno di esperti, psicologi, medici e assistenti sociali del Crarl, il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio, che collabora direttamente alla realizzazione e al mantenimento dei nuovi servizi.Sul tema c'è molta disinformazione: tutto ciò che ha a che fare con l'alcol viene minimizzato, quando invece le conseguenze di un uso precoce e dell'abuso successivo possono essere letali. Ci sono persone che prendono farmaci per smettere di bere magari solo perché l'amico glieli ha consigliati senza nemmeno fare visite o consultare un medico, e magari si trova ad avere problemi seri, perché soffre di patologie cardiache o ha altri disturbi.Vista la diffusione del fenomeno, c'è poco tempo da perdere. Si comincia a bere tra gli 11 e i 12 anni. In parallelo, poi, continuano a lievitare i cocktail di dipendenze, quindi l'uso contemporaneo di alcol mischiato a cocaina, stupefacenti, ecstasy. È qui che entra in gioco il filo diretto con il Ceis e la sua esperienza decennale nel campo della tossicodipendenza.Etichette: alcol, alcolismo, associazioni, dipendenze, minori