29.6.09

Aeroporti per disabili

Napoli da imitare. Un esempio di accessibilità e pari opportunità, presentato come best practice a livello europeo alla conferenza inaugurale della Giornata della disabilità. I rifiuti non c'entrano, stavolta, non c'entrano: quella raccontata a Bruxelles lo scorso dicembre è un'altra storia e parla di Napoli, del suo aeroporto e della società che lo gestisce (Gesac) che per adeguarsi al nuovo regolamento europeo per il trasporto dei passeggeri a ridotta mobilità interpellato direttamente loro, i disabili. Sembrerebbe naturale, e invece così non è: tra i 40 aeroporti italiani, solo a Capodichino si è lavorato fianco a fianco con le associazioni dei disabili.
Il progetto, riconosciuto come best practice europea, si chiama appunto Collaudo civico, perché al "decollo" del regolamento ha partecipato anche la società civile. In tutte le fasi: prima, sedendo ai tre tavoli progettuali, poi gestendo il corso rivolto agli assistenti di terra dei passeggeri disabili e, infine, partecipando alle ispezioni e ai controlli di qualità.
Ma cos'ha fatto di così speciale la Gesac per meritarsi il plauso dell'Europa? Intanto già dal 27 luglio scorso, l'aeroporto di Napoli era a norma: scalo accessibile dai parcheggi fino a bordo, e possibilità di viaggiare su qualsiasi volo, purché prenotato per tempo. Poi, al posto di un'anonima sala d'aspetto, in un'aerea dello scalo è stata allestita la Sala Amica, raggiungibile direttamente in taxi e auto dotata di tv, bagni attrezzati, poltrone della giusta altezza. L'aeroporto si è inoltre dotato di tre amboulist, cioè ascensori con sollevatori per il trasporto a bordo dei passeggeri in carrozzina, bagni per disabili divisi per sesso e un potenziamento del personale addetto all'assistenza diretta, il cui numero è quasi raddoppiato con un incremento della presenza femminile.

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26.6.09

Sviluppi servizio civile

C'è un istituto nel nostro Paese alla ricerca di una identità effettivamente riconosciuta: si tratta del servizio civile. Nato per caso e cresciuto in maniera sempre più diffusa, è un'esperienza che coinvolge da oltre trent'anni centinaia di migliaia di giovani soprattutto in organizzazioni del privato sociale. Anche dopo la fine della leva e l'istituzione del Servizio civile nazionale su base volontaria, nonostante i grandi sforzi profusi per la sua promozione e sviluppo, la sensazione è che non esista un riconoscimento condiviso di una istituzione che si fonda sulla difesa della Patria e sui principi costituzionali di solidarietà sociale, e che ha quindi valore per l'identità nazionale e la coesione sociale. Prova evidente ne è l'ancora irrisolto problema dello status giuridico del giovane in servizio civile.
E proprio di fronte alle evidenti criticità che oggi attraverso la realizzazione dell'esperienza, e all'unanime richiesta di una riforma, occorre interrogarsi da dove partire. La prima convinzione è che ogni riforma che si proponga di essere di lungo respiro si debba concentrare innanzitutto sui giovani, i veri protagonisti di un servizio civile nazionale: tutto il resto sono strumenti per realizzare gli obiettivi educativi, formativi e di crescita alla cittadinanza attiva e responsabile.
L'altra convinzione su cui rifondare il servizio civile è il ruolo svolto dalle organizzazioni della società civile. Si deve cioè riconoscere che il servizio civile è nato, cresciuto, è stato difeso, rigenerato attraverso il servizio civile nazionale proprio da quegli enti del privato sociale che hanno saputo accogliere, offrire un cammino di educazione, di partecipazione, di senso a decine di migliaia di giovani.

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Minori non accompagnati

Uomo e africano, è questo il ritratto della maggior parte dei 6.285 immigrati dichiarati idonei a ricevere asilo politico o un altro tipo di protezione umanitaria. Sono i dati relativi al 2007 dello Sprar, l'ente che si occupa dei progetti di aiuto all'integrazione che vede coinvolti 95 enti locali e oltre cento realtà del terzo settore. E per il 2008 i numeri sono già aumentati: a ottobre erano già state accolte nei centri specializzati circa 7mila persone. Imponente l'aumento dei minori non accompagnatati che tocca il 600% in più del 2007. Fondamentale il ruolo del terzo settore. Cooperative e associazioni sono l'interlocutore diretto sul territorio, uno strumento importantissimo per favorire l'integrazione degli immigrati, sia sul lato sociale sia su quello lavorativo.

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19.6.09

Bambini di strada

Difficile dire quanti siano, in Italia. Certamente migliaia, se si accoglie la definizione estensiva "bambini di strada" elaborata dal comitato coesione sociale del Consiglio d'Europa che sta lavorando al tema in vista dell'Anno europeo della lotta alla povertà, il 2010.
Bambino di strada non è solo il minore che ci vive materialmente, come in alcuni Paesi dell'Est, ma anche quello che, per diversi motivi, è fuoriuscito dai percorsi di crescita. Ma chi sono, questi minori, nel nostro Paese? Tutti i bambini che vivono una situazione di emarginazione. Si va dal ragazzino escluso dalla scuola a quello costretto a vivere in una realtà familiare di povertà o disagio; dal minor straniero sfruttato per accattonaggio o prostituzione all'adolescente che entra ed esce dal circuito penale. Ciò che li accomuna è la strada, intesa come non-luogo, non-accoglienza, assenza di futuro.
Se da un lato, però, nelle città del Nord il fenomeno riguarda soprattutto ragazzi stranieri non accompagnati, nel Sud ci confrontiamo con sacche di povertà autoctone; un fenomeno grave, perché gli studi dimostrano che l'indigenza e il disagio sono ereditari, si trasmettono di padre in figlio.
Se le situazioni sono diverse, lo sono anche le risposte. Si va dalla prima accoglienza alla tutela della salute fisica e psicologica, fino all'inclusione vera e propria, che può tradursi nella conclusione degli studi, nell'avviamento al lavoro o in un percorso protetto di rientro nel Paese d'origine.

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18.6.09

L'asilo nido non è per tutti

"Coccolata mediaticamente, ma sistematicamente lasciata sola a fronteggiare difficoltà e nuovi compiti" è la famiglia secondo il Rapporto sulla situazione sociale del paese 2008 pubblicato dal Censis. Una solitudine la cui cartina di tornasole è data dall'assistenza ai suoi membri non autosufficienti. Che siano anziani o neonati, poco importa: a risolvere i loro problemi, sottolinea il Censis, sono sempre le famiglie. Nel primo caso organizzandosi grazie alle badanti, per chi ha famiglia, il discorso non cambia, visto che la capacità ricettiva di nidi e altri servizi continua a non superare l'11%. Ma anche per chi i figli riesce a sistemarli, l'esborso non è irrilevante. Considerando gli asili comunali, scrive il Censis, la spesa media per ciascun bambino è di 600 euro al mese; di questi il 40% sulle spalle della famiglia.
A fare le spese di questa carenza strutturale sono soprattutto le donne, che finiscono con il dedicarsi ai figli senza così nemmeno tentare l'inserimento nel mondo del lavoro. Come se non bastasse, un altro aspetto risulta penalizzante: per le famiglie economicamente vulnerabili il nido è troppo oneroso.
A ricorrere al nido sono perciò, in misura precedentemente più elevata, le lavoratrici con reddito alto, quelle con mansioni direttive. In pratica, conclude il Censis, tra le madri che lavorano il nido è un servizio utilizzato in modo particolare da quelle con più alto titolo di studio e con collocazione professionale e di reddito più elevata.

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17.6.09

Immigrazione e lavoro

Gli stranieri titolari d'impresa iscritti alle Camere di commercio italiane sono 290mila, pari al 19.2% degli occupati di nazionalità estera stimati dall'Istat: in pratica, un lavoratore immigrato ogni cinque svolge un'attività autonoma e l'8,4% di tutte le imprese attive iscritte al sistema camerale ha per titolare un cittadino non italiano. È quanto è emerso dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2008. Il processo di sviluppo dell'imprenditorialità migrante dunque evidenza una notevole vivacità: tra il 2006 e il 2007 infatti il numero di imprese con titolare straniero è cresciuto del 10.2% e nel periodo 2003-2007 l'incremento complessivo è stato del 65.5%.

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16.6.09

L'energia del futuro

Monopolisti che impazzano nel mercato dell'energia, bollette salate e prezzi legati a doppio filo alle sorti del petrolio. Tra gli agricoltori c'è chi ha detto basata. E allora, autarchia: l'energia se la producono da soli. Con il biogas, i pannelli solari o le agro-energie non importa, purché sia verde.I fratelli Corvezzo, ad esempio, producono vino nella marca trevigiana, a Cessalto, da più di 20 anni: spumanti, prosecchi, Cabernet-Sauvignon oltre agli autoctoni Raboso e Refosco. Con oltre 500mila bottiglie l'anno, 14 ettari di vigneto e un agriturismo, di energia ne usano. Da novembre, l'elettricità la fanno in casa, o meglio sul tetto, con 1.800 metri quadriu di pannelli solari sul capannone. La soddisfazione è palpabile, anche se l'investimento non è di quelli che fanno a cuor leggero: un milione e 200mila euro, tanti anche in un settore fiorente come quello viticolo.Per altri, invece, virare sull'energia verde è stata una necessità. Gianenrico Spoldi alleva maiali nell'azienda di famiglia Brugnole, in provincia di Cremona. Un'attività non sempre gradita ai vicini. Soprattutto nel loro paesino di pianura, dove odori e olezzi ristagnano facilmente. All'inizio è stata una guerra: ordinanze, esposti, denunce per le esalazioni dell'allevamento. Urgeva una exit strategy. Quella della famiglia Spoldi è stata geniale: un impianto a biogas che, oltre a produrre energia per l'intera azienda, ha ridotto gli odori. In pratica coprendo la vasca che contiene le deiezioni dei maiali con i teloni che captano il biogas, gli Spoldi hanno preso i canonici "due piccioni con una fava": pace solidale e una riserva di energia gratuita.

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Adozioni bambini cinesi

Si è svolto a Palazzo Chigi l'incontro bilaterale tra una delegazione della Repubblica Popolare Cinese, guidata dal viceministro per gli affari civili, signora Jiang Li, e la Commissione per le adozioni internazionali, presieduta dal sottosegretario Giovanardi, per approfondire l'attuazione dell'accordo bilaterale per le adozioni firmato nel 2007. Le delegazioni hanno riconosciuto l'andamento positivo della cooperazione fra Italia e Cina che ha consentito il deposito di numerosi fascicoli. La parte cinese ha assicurato che, in via eccezionale rispetto ai tempi programmati dal sistema, e come segno tangibile di amicizia, fra breve sarà possibile procedere all'abbinamento delle prime 22 coppie italiane a minori cinesi.

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12.6.09

Il G8 per l'ambiente

Il fallimento del G8 in Giappone, nel 2007, lascia una grande responsabilità sul governo italiano per il G8 2009 che si terrà, a livello di capi di Stato e di governo, in Sardegna nel luglio 2009.
Il governo italiano, quale presidente del G8, avrà l'oppurtunità di facilitare una svolta nel negoziato multilaterale, con un impegno dei leader verso un esito positivo della Conferenza delle Parti in programma alla fine del 2009 a Copenaghen, in Danimarca, per un accordo equo ed efficace, in linea con le indicazioni della comunità scientifica. In particolare, è importante che i governi dei G8 sostengano le proposte per il finanziamento degli interventi di mitigazione, adattamento e trasferimento di tecnologie a favore dei Paesi più poveri espressi in sede Onu.
Del resto, la crisi economica obbliga a nuove scelte e deve accelerare il passaggio a un'economia sostenibile. Si deve andare verso un mondo a "Carbonio zero", e i Paesi del G8 hanno molte ragione per agire quali pionieri: essi infatti detengono oltre il 60% della ricchezza mondiale in termini di Pil e il 79% delle spese militari.Sono responsabili di circa il39% delle attuali emissioni mondiali di gas serra e di oltre il 62% delle emissioni storiche accumulate nell'atmosfera mentre rappresantano solo il 13.5% della popolazione mondiale. Mentre la proiezione della crescita delle emissioni è molto significativa in alkcune economie emergenti, la responsabilità storica e la capacità dei Paesi del G8 rimane inalterata.
I Paesi più poveri soffrianno gli impatti più forti del cambiamento climatico, rischiando di vanificare gli sforzi finora compiuti dalla comunità internazionale e dai singoli governi e donatori internazionali nella lotta alla povertà. Il Rapporto Stern, pubblicato nel 2007, ha evidenziato come a livello glibale sia economicamente più vantaggiosos agire subito, anche se occorre prepararsi alle conseguenze ormai inevitabili con un'adeguata strategie e azioni di adattamento.
Il nuovo accordo sul clima dovrà lanciare la grande sfida della decarbonizzazione del Pianeta attraverso un percorso e tappe stabilite che vedano due passi fondamentali, un obiettivo di medio termine e un oibiettivo di lungo temrine. Attraverso percorsi differenziati in base alla responsabilità storica, tutti i Paesi devono sentirsi coinvolti in questa grande sfida.

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10.6.09

Fondi servizio civile

Fra i 20mila e i 30mila avvii nel 2009. 40mila a partire dal 2010. Con questi due impegni il sottosegretario delegato, Carlo Giovanardi mette la parola fine a quella che lui stesso definisce "la fase pionieristica del servizio civile". Ma soprattutto caccia lo spettro di un anno a zero volontari che incominciava ad aggirarsi sempre più minaccioso dopo la sforbiciata della Finanziaria tremontiana, che aveva lasciato sul piatto del fondo nazionale 171 milioni di euro, il 42% in meno rispetto alla stagione precedente.
Ma come si arriva ai numeri annunciati dal senatore azzurro? La principale freccia all'arco di Giovanardi è un breve passaggio del decreto anti crisi pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 novembre, che all'articolo 4 ter stabilisce che «dal primo gennaio 2009 cessa a carico dek Fondo nazionale del servizio civile qualsiasi obbligo contributivo...per il periodo di servizio civile prestato dai lavoratori avviati dal primo gennaio 2009». In altre parole si sgrava del 25% del costo-volontario, un'operazione che, sottratti i costi di funzionamento dell'Ufficio nazionale, potrebbe "liberare" almeno 40 milioni di euro.
Sul bando 2009 verranno poi destinati anche altri 42 milioni di euro. Pari al residuo del fondo nazionale non impegnato a coprire il finanziamento del bando 2008. In tutto, quindi, 82 milioni di euro. Largamente sufficienti a sostenere i primi tre mesi di servizio di 30mila giovani, che andrebbero a pesare sul bilancio 2009.
Ma non è tutto. Ancora Giovanardi: «Altre risorse arriveranno dal fondo indistinto della presidenza del Consiglio». Il sottosegretario non si sbilancia sulle cifre. Ma anche su questo versante è lecito attendersi qualche buona notizia. Poi c'è il capitolo Regioni. Dopo la Lombardia anche la Campania, con due milioni di euro, ha deciso di contribuire al fondo nazionale. Una strada che Giovanardi invita "caldamente" a seguire.

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9.6.09

Distrofia di Duchenne

Armi diverse, stesso obiettivo: la distrofia di Duchenne. Si potrebbe riassumere così la scoperta di due farmaci già efficaci contro la malattia nel modello animale, e che colpiscono la stessa proteina, presente nei muscoli, che regola i geni implicati nella crescita e nella salute delle cellule muscolari scheletriche. Il risultato è importante perché mette in luce una correlazione tra due distinte terapie farmacologiche per la distrofia di Duchenne di cui si sta valutando l'efficacia sull'uomo, ed è uno dei traguardi raggiunti anche grazie a Telethon. Si deve infatti a Claudia Colussi dell'Irccs Centro cardiologico Monzino di Milano, che collabora con il laboratorio diretto da Pier Lorenzo Puri dell'Istituto Telethon Dulbecco, e il gruppo di ricerca dell'Istituto dermopatico dell'Immacolata di Roma. Il lavoro è cofinanziatoa Telethon, Parent Project onlus, Association française cocontree myopathie e Muscular Dystrophy Association.