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Padova-Kiev e ritorno,. Da anni è intenso il flusso di solidarietà su questa tratta: famiglie venete che ospitano i ragazzi di Chernobyl e giovani ucraini che vengo a studiare in Veneto. Anche Civitas, quest'anno parla ucraino. E non solo: prova persino la cucina di Kiev.Il progetto Youth Assistance nasce tre anni fa per migliorare le condizioni di vita negli Internaat: Asa, Caritas Ucraina e istituti salesiani organizzano corsi di formazione e soggiorni in famiglia per i ragazzi degli istituiti. Ma la solidarietà delle famiglie venete nasce ben prima: da Chernobyl in poi, estate dopo estate l'accoglienza dei bambini ha creato legami fortissimi. Che non si sono interrotti nemmeno quando i ragazzi sono cresciuti. Da qui la preoccupazione per il "dopo" Internaat. A 17 anni i ragazzi vengono messi alla porta e privati del sussidio statale. E dopo una vita in istituto, con un passato da dimenticare e poche competenze da spendere nel mondo del lavoro, per loro la strada è spesso l'unica vera alternativa. Per questo è nata una nuova fase del progetto Youth Assistance, su proposta delle famiglie. L'obiettivo è creare occasioni di formazione e crescita professionale per questi ragazzi, o in Italia o nel loro Paese.
Quest'anno sono stati 20 i ragazzi ucraini che hanno iniziato un percorso di formazione e lavoro in Italia. Altri 10 ex ospiti degli istituti stanno invece vivendo esperienze di stage in aziende e ristoranti italiani in Ucraina. Fondamentale in questo progetto è stata l'Associazione degli imprenditori italo-ucraini. Non è stato semplice, gli altri dipendenti hanno accolto con fatica i nuovi arrivati e l'inserimento è stato faticoso ma in qualche occasione ha avuto successo. Come per Svetlana, che ha iniziato come addetta alle fotocopie nella società di vending Liberty, in breve è passata alla contabilità e, nel giro di qualche mese, assicura il proprietario, è destinata a diventare il capo-contabile. Casi rari, a dir la verità, ma significativi. Dei 10 stagisti che sono entrati in azienda sette hanno trovato un impiego stabile.È un inizio, il segno di un importante cambio di mentalità nel nostro stile di solidarietà: dall'assistenzialismo all'impresa sociale.
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Difficile dire quanti siano, in Italia. Certamente migliaia, se si accoglie la definizione estensiva "bambini di strada" elaborata dal comitato coesione sociale del Consiglio d'Europa che sta lavorando al tema in vista dell'Anno europeo della lotta alla povertà, il 2010.
Bambino di strada non è solo il minore che ci vive materialmente, come in alcuni Paesi dell'Est, ma anche quello che, per diversi motivi, è fuoriuscito dai percorsi di crescita. Ma chi sono, questi minori, nel nostro Paese? Tutti i bambini che vivono una situazione di emarginazione. Si va dal ragazzino escluso dalla scuola a quello costretto a vivere in una realtà familiare di povertà o disagio; dal minor straniero sfruttato per accattonaggio o prostituzione all'adolescente che entra ed esce dal circuito penale. Ciò che li accomuna è la strada, intesa come non-luogo, non-accoglienza, assenza di futuro.
Se da un lato, però, nelle città del Nord il fenomeno riguarda soprattutto ragazzi stranieri non accompagnati, nel Sud ci confrontiamo con sacche di povertà autoctone; un fenomeno grave, perché gli studi dimostrano che l'indigenza e il disagio sono ereditari, si trasmettono di padre in figlio.
Se le situazioni sono diverse, lo sono anche le risposte. Si va dalla prima accoglienza alla tutela della salute fisica e psicologica, fino all'inclusione vera e propria, che può tradursi nella conclusione degli studi, nell'avviamento al lavoro o in un percorso protetto di rientro nel Paese d'origine.
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Esiste in Italia un processo di selezione degli immigrati? Gli immigrati presenti da tempo sono diversi da quelli appena arrivati? Qual è il sogno di quelli che restano? A queste domande risponde la ricerca Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano, presentata a Roma al Cnel. È bassa la percentuale di occupati tra gli stranieri che sono in Italia da meno di 4 anni: il loro tasso di occupazione è pari al 49%, inferiore di 18 punti percentuali alla media nazionale. Il tasso di occupazione aumenta con l'allungarsi del periodo di permanenza: tra che vanta una presenza almeno decennale, esso arriva al 74%. Con l'aumento dell'anzianità di soggiorno sale anche la quota di lavoratori autonomi.Etichette: accoglienza, immigrazione, integrazione, lavoro, rifugiati
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