22.2.10

Sportello unico per l'immigrazione

Definita a Trieste con la firma di un protocollo d'intesa tra Regione, Commissario i governo, Prefetture e Province di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia, l'istituzione dello Sportello unico per l'immigrazione. Lo sportello è responsabile dell'intero procedimento relativo all'assunzione di lavoratori stranieri a tempo determinato e indeterminato e coinvolge competenze dello Stato e delle Province, alle quali la Regione ha demandato le funzioni su lavoro e occupazione.
www.regione.fvg.it

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18.2.10

Lavoro ragazzi

Padova-Kiev e ritorno,. Da anni è intenso il flusso di solidarietà su questa tratta: famiglie venete che ospitano i ragazzi di Chernobyl e giovani ucraini che vengo a studiare in Veneto. Anche Civitas, quest'anno parla ucraino. E non solo: prova persino la cucina di Kiev.

Il progetto Youth Assistance nasce tre anni fa per migliorare le condizioni di vita negli Internaat: Asa, Caritas Ucraina e istituti salesiani organizzano corsi di formazione e soggiorni in famiglia per i ragazzi degli istituiti. Ma la solidarietà delle famiglie venete nasce ben prima: da Chernobyl in poi, estate dopo estate l'accoglienza dei bambini ha creato legami fortissimi. Che non si sono interrotti nemmeno quando i ragazzi sono cresciuti. Da qui la preoccupazione per il "dopo" Internaat. A 17 anni i ragazzi vengono messi alla porta e privati del sussidio statale. E dopo una vita in istituto, con un passato da dimenticare e poche competenze da spendere nel mondo del lavoro, per loro la strada è spesso l'unica vera alternativa. Per questo è nata una nuova fase del progetto Youth Assistance, su proposta delle famiglie. L'obiettivo è creare occasioni di formazione e crescita professionale per questi ragazzi, o in Italia o nel loro Paese.


Quest'anno sono stati 20 i ragazzi ucraini che hanno iniziato un percorso di formazione e lavoro in Italia. Altri 10 ex ospiti degli istituti stanno invece vivendo esperienze di stage in aziende e ristoranti italiani in Ucraina. Fondamentale in questo progetto è stata l'Associazione degli imprenditori italo-ucraini. Non è stato semplice, gli altri dipendenti hanno accolto con fatica i nuovi arrivati e l'inserimento è stato faticoso ma in qualche occasione ha avuto successo. Come per Svetlana, che ha iniziato come addetta alle fotocopie nella società di vending Liberty, in breve è passata alla contabilità e, nel giro di qualche mese, assicura il proprietario, è destinata a diventare il capo-contabile. Casi rari, a dir la verità, ma significativi. Dei 10 stagisti che sono entrati in azienda sette hanno trovato un impiego stabile.È un inizio, il segno di un importante cambio di mentalità nel nostro stile di solidarietà: dall'assistenzialismo all'impresa sociale.

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23.12.09

Movimento sociale

Un nuovo movimento con una propensione per il sociale. Daniela Santachè lasciata La Destra, con cui non condivideva più la linea ritenuta estremista, ha fondato il Movimento per l'Italia (Mpi), più moderato e a sua immagine. La nuova creatura è suddivisa in dipartimenti tra i quali ci sono anche quello per gli Affari islamici e quello Sociale.
Questa in particolare vuole essere la novità su cui l'Mpi punta. A guidare il dipartimento c'è Barbara Benedetelli, prestata alla politica dalla televisione. È lei, carattere focoso e passione per le questioni sociali, a spiegare le idee e i programmi sociali del movimento. Molte idee in cantiere: Difesa Donna, un progetto per aiutare le donne vittime di violenza e insegnare, a quelle che lo desiderano, a difendersi; il progetto Temporary house, case appoggio per persone bisognose; il progetto Macchinine colorate, auto per disabili e anziani a costo zero grazie alla pubblicità solidale, e infine la volontà di creare un social network per anziani, semplice e funzionale che li aiuti nell'intrattenere rapporti e facilitare la reperibilità. Idee che per Barbara Benedettelli si reggono su un presupposto: "Non siamo un partito ma un movimento, dunque aperto e disponibile come intermediario tra i cittadini e le istituzioni".

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23.10.09

Cooperativa sociale a Milano

Una realtà variegata, come indica anche il suo logo: un albero dalla folta chioma, con ampie ramificazione e radici ben piantate. È la cooperativa sociale La Strada, che ha la sua sede principale nel quartiere Corvetto di Milano. Negli anni 80 i primi operatori e volontari della cooperativa avevano iniziato a lavorare con i tossicodipendenti, per poi lasciarsi interrogare dal tema della prevenzione e quindi dalla situazione delle famiglie in difficoltà, dall'esigenza di un'adeguata formazione e di un lavoro per i giovani e poi ancora il problema della casa. Ed è nato da questo metodo anche uno dei servizi attivati nel corso dell'ultimo anno: la comunità diurna Dedalo. È un centro che si occupa di minori sottoposti a procedimenti penali e che usufruiscono di misure alternative al carcere, con la messa alla prova.
Un altro servizio attivato nel corso del 2008 da La Strada è la casa di accoglienza per mamme sole con bambini di via Romilli, aperta in uno stabile messo a disposizione dal Comune di Milano. Nel 2008 ha preso il via anche l'attività dei Custodi sociali in zona 4.
Questa scelta ha portato La Strada a sviluppare la propria presenza e il proprio radicamento territoriale nella zona Sud-Est della città, senza però dimenticarsi di consolidare le numerose attività avviate negli anni, come la comunità per minori di viale Corsica, la casa per malati di Aids di Ponte Lambro, il Centro Tiama, che accoglie bambini vittime di gravi maltrattamenti e abusi, i 15 alloggi per l'housing sociale, i tanti progetti in collaborazione con scuole, parrocchie, istituzioni.

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29.7.09

Adozioni in Togo

Potrebbero riprendere già nelle prossime settimane le adozioni internazionali in Togo: la Repubblica del Togo ha infatti ratificato la Convenzione de l'Aja del 1993, il principale strumento di tutela dei minori adottabili e delle aspiranti famiglie adottive. Ne dà notizia il Segretario generale dell'autorità centrale del Paese africano. La firma interrompe un blocco totale delle adozioni durato circa un anno: il 1° febbraio del 2008 il ministero della Giustizia del Togo aveva infatti sospeso tutti gli iter adottivi.
www.commissioneadozioni.it

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7.7.09

Accoglienza in Emilia Romagna

Si chiama Khaline Bouchaib, ha 35 anni, è originario di Casablanca, Marocco. In Italia dal 1990, vive a Gaggio Montano sull'Appenino, lavora come operaio metalmeccanico ed è impegnato come mediatore interculturale. Ma è anche uno dei due rappresentanti, per Bologna e provincia, all'interno della Consulta per l'integrazione dei cittadini stranieri nella Regione Emilia Romagna.
Già a partire dal 2000 la Regine ha sviluppato un programma organico di azioni per facilitare l'integrazione delle persone straniere nella consapevolezza che l'immigrazione rappresenta un grande e storico fenomeno sociale che ha bisogno di un "gioco di squadra" tra istituzioni, parti sociali e terzo settore.
Si è quindi configurato un sistema regionale di accoglienza e integrazione che si avvale di oltre 200 centri di accoglienza per circa 3mila posti letto, di 130 sportelli informativi per i cittadini stranieri aperti dai Comuni, dell'impiego di oltre 250 mediatori interculturali utilizzati in ambito scolastico, sociale e sanitario per facilitare l'incontro e la comprensione tra operatori pubblici e cittadini stranieri.
Si è costruita una rete regionale sulla lotta alla tratta con quasi 2mila donne inserite nei percorsi di protezione dell'articolo 18, dal 1999 ad oggi; parallelamente si è lavorato a una rete regionale di sportelli locali contro le discriminazioni e a una rete regionale sul versante dei richiedenti asilo e rifugiati.
La sfida della Regione Emilia Romagna è dunque quella di implementare politiche di integrazione e inclusione sociale per rafforzare un senso condiviso di rispetto delle regole e di appartenenza territoriale. Alfabetizzazione linguistica, dialogo sociale tra migranti ed italiani, mediazione interculturale e di comunità, piena partecipazione alla vita sociale e politica locale, casa e lavoro: sono questi i temi su cui occorrerà lavorare nei prossimi anni.

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26.6.09

Minori non accompagnati

Uomo e africano, è questo il ritratto della maggior parte dei 6.285 immigrati dichiarati idonei a ricevere asilo politico o un altro tipo di protezione umanitaria. Sono i dati relativi al 2007 dello Sprar, l'ente che si occupa dei progetti di aiuto all'integrazione che vede coinvolti 95 enti locali e oltre cento realtà del terzo settore. E per il 2008 i numeri sono già aumentati: a ottobre erano già state accolte nei centri specializzati circa 7mila persone. Imponente l'aumento dei minori non accompagnatati che tocca il 600% in più del 2007. Fondamentale il ruolo del terzo settore. Cooperative e associazioni sono l'interlocutore diretto sul territorio, uno strumento importantissimo per favorire l'integrazione degli immigrati, sia sul lato sociale sia su quello lavorativo.

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19.6.09

Bambini di strada

Difficile dire quanti siano, in Italia. Certamente migliaia, se si accoglie la definizione estensiva "bambini di strada" elaborata dal comitato coesione sociale del Consiglio d'Europa che sta lavorando al tema in vista dell'Anno europeo della lotta alla povertà, il 2010.
Bambino di strada non è solo il minore che ci vive materialmente, come in alcuni Paesi dell'Est, ma anche quello che, per diversi motivi, è fuoriuscito dai percorsi di crescita. Ma chi sono, questi minori, nel nostro Paese? Tutti i bambini che vivono una situazione di emarginazione. Si va dal ragazzino escluso dalla scuola a quello costretto a vivere in una realtà familiare di povertà o disagio; dal minor straniero sfruttato per accattonaggio o prostituzione all'adolescente che entra ed esce dal circuito penale. Ciò che li accomuna è la strada, intesa come non-luogo, non-accoglienza, assenza di futuro.
Se da un lato, però, nelle città del Nord il fenomeno riguarda soprattutto ragazzi stranieri non accompagnati, nel Sud ci confrontiamo con sacche di povertà autoctone; un fenomeno grave, perché gli studi dimostrano che l'indigenza e il disagio sono ereditari, si trasmettono di padre in figlio.
Se le situazioni sono diverse, lo sono anche le risposte. Si va dalla prima accoglienza alla tutela della salute fisica e psicologica, fino all'inclusione vera e propria, che può tradursi nella conclusione degli studi, nell'avviamento al lavoro o in un percorso protetto di rientro nel Paese d'origine.

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17.4.09

Lavoro immigrati

Esiste in Italia un processo di selezione degli immigrati? Gli immigrati presenti da tempo sono diversi da quelli appena arrivati? Qual è il sogno di quelli che restano? A queste domande risponde la ricerca Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano, presentata a Roma al Cnel. È bassa la percentuale di occupati tra gli stranieri che sono in Italia da meno di 4 anni: il loro tasso di occupazione è pari al 49%, inferiore di 18 punti percentuali alla media nazionale. Il tasso di occupazione aumenta con l'allungarsi del periodo di permanenza: tra che vanta una presenza almeno decennale, esso arriva al 74%. Con l'aumento dell'anzianità di soggiorno sale anche la quota di lavoratori autonomi.

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8.4.09

Diritto d'asilo

In materia d'asilo dobbiamo purtroppo registrare un grave ritardo: è infatti ancora assente una legge organica in materia d'asilo. Durante l'attuale legislatura, grazie allo stimolo del Cir, Consiglio Italiano per i Rifugiati, sono stati presentati due disegni di legge; entrambi, però, non si sono poi concretizzati in un provvedimento legislativo.Passi avanti sono stati fatti grazie alla spinta dell'Unione Europea. Infatti, attraverso la trasposizione delle direttive comunitarie si è data una definizione più chiara e uniforme di rifugiato, si è introdotta la figura della protezione sussidiaria, si sono fissati i diritti di cui beneficiano rifugiati e protetti sussidiari, si è ritornati ad un'unica procedura d'asilo e si è finalmente riconosciuto il ricorso sospensivo contro una decisione negativa.
L'esigenza di disporre di un corpus normativo unico nasce dall'esigenza di risolvere nuclei problematici sinora non considerati. A 60 anni dalla nascita della Costituzione, è ancora inapplicato l'art. 10 che sancisce il diritto d'asilo. In tutto questo insieme di leggi non vi è alcun riferimento al dettato costituzionale che per il legislatore risulta "inesistente".La maggioranza dei richiedenti d'asilo arriva in Italia via mare in modo irregolare, e nel corso del 2007 il numero dei richiedenti è aumentato, in assoluta controtendenza con il resto d'Europa, di un terzo, raggiungendo quota di circa 15mila persone.Il sistema di accoglienza e i programmi di integrazione sono tuttora molto carenti. Il Sistema di protezione per richiedenti d'asilo e rifugiati, istituito dalla 189/2002 è stato un importante passo avanti, ma non costituisce ancora un organico e sufficiente sistema.La situazione dei rifugiati riconosciuti e dei protetti sussidiari e umanitari è paradossale: solo i richiedenti asilo hanno un diritto riconosciuto all'accoglienza. I rifugiati non hanno un preciso diritto ma beneficiano dei programmi per i migranti in generale o si affidano ai servizi messi in atto grazie alla buona volontà delle associazioni e degli enti locali.

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2.4.09

Accoglienza minori

Non è un Paese per giovani, l'Italia. Ancora meno se si è bambini e ragazzi in situazione di difficoltà. Nel Welfare italiano le risorse vanno quasi tutte al sostegno della vecchiaia e alla cura della malattia, piuttosto che all'assistenza: ai servizi sociali viene destinato appena l'8% del budget socio-sanitario. Così poco che l'Italia si colloca al penultimo posto nell'Europa dei 15 per la percentuale di Pil destinata ai bambini e famiglie.
Sotto la piccola coperta dell'assistenza, nel nostro Paese si contano almeno 100mila minori a rischio di povertà o emarginazione sociale. Se la nostra è una società di vecchi e i bambini sono minorati, dovrebbe essere più facile farcene carico.
I numeri certi dei minori in affido familiare o in comunità risalgono al 2005, quando il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza ha censito 2.226 servizi residenziali socio-assistenziali che accoglievano 11.543 bambini e adolescenti. A questo dato andavano aggiunti altri 12.551 minori in affidamento familiare.
Oggi in Italia sappiamo quanto poco spendiamo per i minori, ma non sempre sappiamo per cosa. Quasi mai conosciamo i risultati ottenuti. Bisogna ribaltare questa situazione, colmare il ritardo con gli altri Paesi e iniziare un monitoraggio non solo delle situazioni di rischio, ma anche dell'efficacia degli interventi messi in atto.
L'analisi della spesa statale e di quella locale dedicata ai minori è particolarmente interessante per comprendere la portata del problema. L'assistenza sociale in Italia si eroga solo dopo aver accertato che c'è un determinato bisogno, solitamente accompagnato da una limitatezza o assenza di risorse economiche. I principali erogatori dei servizi assistenziali sono sostanzialmente due: lo Stato e gli oltre 8mila Comuni. Lo Stato eroga assistenza solo sotto forma di trasferimenti economici. I Comuni invece erogano soprattutto servizi: ai bambini e alle famiglie viene destinato il 39% delle loro risorse, cioè circa due miliardi di euro. A questo, importo vanno però sottratte le risorse destinate ali asilo nido, che non sono propriamente un servizio assistenziale ma educativo, e dunque si resta con 1.2 miliardi di euro. Abbiamo stimato che il 70% di questa spesa è destinato a bambini/ragazzi e a famiglie in grave difficoltà.
Uno scenario inquietante, in cui la prassi amministrativa diventa metodo d'intervento sociale, senza valutare se per i minori sia la miglior risposta possibile.

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