15.4.10

Bambini da adottare: chi li prepara?

Si fa un gran parlare di formazione per le coppie che vogliono adottare, ma nessuno scopre l'altra faccia della medaglia: chi prepara un bambino ad essere adottato?
Nessuno, o quasi. Come se per lui fosse tutto facile e bello, un regalo che piove dal cielo senza portar con sé alcuna difficoltà. Ma con l'adozione un bambino comincia una nuova vita, spesso lascia la propria terra e sbarca in un mondo sconosciuto: uno choc. Davvero non serve qualcuno che lo prepari? Qualcuno c'è. Si chiama Tsion Teferra, ha 27 anni, è etiope e psicologa. Dal 2004 lavora ad Addis Abeba per il Ciai. È presente in 4 dei 35 istituti della città, che accolgono circa 250 bambini: in questo momento ne sta preparando 22. Il lavoro comincia ben prima dell'abbinamento. Molti bambini hanno visto i genitori morire; altri sono stati portati in istituto dalla famiglia. Tutti dicono di essere stati abbandonati perché sono "bambini cattivi": il primo obiettivo è farli sentire amati e accettati, ridargli fiducia nel futuro. Si comincia con il lavoro di gruppo, dove si parla dell'abbandono in astratto. Poi i bambini parlano di sé. Qualcuno è molto freddo, come se la cosa non lo riguardasse, altri si chiudono. Finché non hanno superato lo choc è inutile parlare di adozione. E pazienza se ci vuole un anno.
Solo allora Tsion manda in Italia la scheda del bambino, con il maggior numero di informazioni possibili: su questa base le esperte del Ciai scelgono la famiglia più giusta per lui. Poi Tsion presenta al bambino la nuova famiglia, gli mostra le foto, gli spiega che in Italia i compagni saranno bianchi. "Quando arrivano le foto i bambini sono emozionatissimi. La prima cosa che chiedono è se potranno andare a scuola, la seconda se anche i nuovi genitori li abbandoneranno. Poi dei fratelli, la lingua, la cameretta. Alcuni pensano che in Italia tutti sono ricchissimi, che i nuovi genitori saranno perfetti. Gli spiego che non è cosi, ma anche in Itali ci sarà qualcuno che li aiuterà". Naturalmente i bambini confrontato le foto: gettonatissime le mamme dai capelli lunghi e lisci, ma nessuno ha mai detto di volere altri genitori.

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13.4.10

Sono socio di una onlus ...

Sono socio di una onlus e vorrei sapere quali contributi posso dedurre dalla mia dichiarazione dei redditi.

Possiamo ridurre a quattro fattispecie le contribuzioni che un socio può riconoscere a favore di un ente non profit. La quota sociale consente di accedere all'elettorato attivo e passivo e al complesso dei diritti e dei doveri riconosciuti ai socie e pertanto non può definirsi quale erogazione liberale, in quanto sancisce un accordo caratterizzato da una qualche corrispettività. La seconda tipologia è la contribuzione che può essere richiesta ai soci per l'accesso ai servizi o beni prodotti o resi disponibili dall'ente. È chiaro che anch'essa non consente alcun risparmio fiscale a chi la versa. Con un'eccezione per i redditi di quest'anno, relativa all'iscrizione dei ragazzi tra i 5 e i 18 anni a corsi e strutture sportive promosse da enti sportivi dilettantistici, che consentirà la detrazione del 19% su un importo massimo di 210 euro.La terza è il prestito erogato al proprio ente di riferimento; frequentemente gli enti appena nati non possono iniziare l'attività con le sole quote sociali. Alcuni soci possono contribuire volontariamente con l'impegno da parte dell'associazione a restituire "gli anticipi" ai soci entro una certa data. In questo caso il socio può chiedere anche l'applicazione di un tasso di interesse che però non può essere superiore a 4 punti percentuali del tasso ufficiale di sconto. La quarta è la donazione, atto di liberalità assoluta che per perfezionarsi deve essere accettata dal destinatario della donazione. In quel caso, effettuata nel rispetto delle modalità prescritte l'erogazione è deducibile o detraibile.

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18.2.10

Lavoro ragazzi

Padova-Kiev e ritorno,. Da anni è intenso il flusso di solidarietà su questa tratta: famiglie venete che ospitano i ragazzi di Chernobyl e giovani ucraini che vengo a studiare in Veneto. Anche Civitas, quest'anno parla ucraino. E non solo: prova persino la cucina di Kiev.

Il progetto Youth Assistance nasce tre anni fa per migliorare le condizioni di vita negli Internaat: Asa, Caritas Ucraina e istituti salesiani organizzano corsi di formazione e soggiorni in famiglia per i ragazzi degli istituiti. Ma la solidarietà delle famiglie venete nasce ben prima: da Chernobyl in poi, estate dopo estate l'accoglienza dei bambini ha creato legami fortissimi. Che non si sono interrotti nemmeno quando i ragazzi sono cresciuti. Da qui la preoccupazione per il "dopo" Internaat. A 17 anni i ragazzi vengono messi alla porta e privati del sussidio statale. E dopo una vita in istituto, con un passato da dimenticare e poche competenze da spendere nel mondo del lavoro, per loro la strada è spesso l'unica vera alternativa. Per questo è nata una nuova fase del progetto Youth Assistance, su proposta delle famiglie. L'obiettivo è creare occasioni di formazione e crescita professionale per questi ragazzi, o in Italia o nel loro Paese.


Quest'anno sono stati 20 i ragazzi ucraini che hanno iniziato un percorso di formazione e lavoro in Italia. Altri 10 ex ospiti degli istituti stanno invece vivendo esperienze di stage in aziende e ristoranti italiani in Ucraina. Fondamentale in questo progetto è stata l'Associazione degli imprenditori italo-ucraini. Non è stato semplice, gli altri dipendenti hanno accolto con fatica i nuovi arrivati e l'inserimento è stato faticoso ma in qualche occasione ha avuto successo. Come per Svetlana, che ha iniziato come addetta alle fotocopie nella società di vending Liberty, in breve è passata alla contabilità e, nel giro di qualche mese, assicura il proprietario, è destinata a diventare il capo-contabile. Casi rari, a dir la verità, ma significativi. Dei 10 stagisti che sono entrati in azienda sette hanno trovato un impiego stabile.È un inizio, il segno di un importante cambio di mentalità nel nostro stile di solidarietà: dall'assistenzialismo all'impresa sociale.

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23.12.09

Movimento sociale

Un nuovo movimento con una propensione per il sociale. Daniela Santachè lasciata La Destra, con cui non condivideva più la linea ritenuta estremista, ha fondato il Movimento per l'Italia (Mpi), più moderato e a sua immagine. La nuova creatura è suddivisa in dipartimenti tra i quali ci sono anche quello per gli Affari islamici e quello Sociale.
Questa in particolare vuole essere la novità su cui l'Mpi punta. A guidare il dipartimento c'è Barbara Benedetelli, prestata alla politica dalla televisione. È lei, carattere focoso e passione per le questioni sociali, a spiegare le idee e i programmi sociali del movimento. Molte idee in cantiere: Difesa Donna, un progetto per aiutare le donne vittime di violenza e insegnare, a quelle che lo desiderano, a difendersi; il progetto Temporary house, case appoggio per persone bisognose; il progetto Macchinine colorate, auto per disabili e anziani a costo zero grazie alla pubblicità solidale, e infine la volontà di creare un social network per anziani, semplice e funzionale che li aiuti nell'intrattenere rapporti e facilitare la reperibilità. Idee che per Barbara Benedettelli si reggono su un presupposto: "Non siamo un partito ma un movimento, dunque aperto e disponibile come intermediario tra i cittadini e le istituzioni".

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16.11.09

Associazioni autismo

Fiocco rosa nella capitale per la nascita di Fantasia - Federazione delle associazioni nazionali a tutela delle persone con autismo e sindrome di Asperger, che da fine 2008 raccoglie in un unico coordinamento le tre principali realtà italiane, con relative affiliate regionali o locali, dedicate alla difesa dei diritti dei soggetti con disturbi dello spettro autistico: Angsa, Autismo Italia e Gruppo Asperger onlus.
Nel nome racchiude la freschezza e il potenziale creativo della novità, ma il lavoro di rete che sta a monte è tutt'altro che improvvisato: è il frutto di un confronto ventennale con la comunità scientifica internazionale, con le associazioni di genitori presenti sul territorio, e di una visione condivisa nell'approccio alla malattia.
Nel promuovere un orientamento medico conforme alle linee guida fissate in materia di diagnostica, educazione e riabilitazione, che sgombri il campo da pratiche di dubbiosa scientificità, Fantasia si propone come punto di riferimento nazionale per le persone autistiche, per le loro famiglie e per le associazioni locali, che rischiano di restare escluse dai progressi della ricerca e dal dibattito medico.Oltre all'adesione alla Fish, le organizzazioni riunite in Fantasia contano articolazioni in tutte le regioni italiane per un totale di circa 6mila soci e rapporti di stretta collaborazione con Autisme Europe e con il Forum europeo delle persone con disabilità.

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26.10.09

Riconoscimento fondazioni

Quanto tempo ci vuole, in media, per ottenere il riconoscimento di una fondazione?

La fondazione, dopo essere stata costituita, per poter operare deve chiedere il riconoscimento della personalità giuridica.
Il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica è stato innovato, rispetto a quello originariamente previsto dal Codice civile, con il dpr 361/2000.
La competenza è delle Prefetture, che valutano l'esistenza delle condizioni di legge e l'idoneità del patrimonio dell'ente allo scopo.
La legge disciplina il procedimento e il termine entro il quale dovrebbe concludersi, che è di 120 giorni, che può arrivare a sei mesi qualora venga richiesta documentazione ulteriore rispetto a quella presentata.
Gli amministratori presentano la domanda, cui devono allegare: due copie autentiche dell'atto costitutivo e dello statuto, redatti per atto pubblico; una relazione sulla situazione economico-finanziaria, con relativa documentazione sui beni costituenti il patrimonio dell'ente,; copia del bilancio; una relazione del legale rappresentante sull'attività che l'ente intende svolgere; l'elenco dei componenti gli organi direttivi della fondazione.

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23.10.09

Cooperativa sociale a Milano

Una realtà variegata, come indica anche il suo logo: un albero dalla folta chioma, con ampie ramificazione e radici ben piantate. È la cooperativa sociale La Strada, che ha la sua sede principale nel quartiere Corvetto di Milano. Negli anni 80 i primi operatori e volontari della cooperativa avevano iniziato a lavorare con i tossicodipendenti, per poi lasciarsi interrogare dal tema della prevenzione e quindi dalla situazione delle famiglie in difficoltà, dall'esigenza di un'adeguata formazione e di un lavoro per i giovani e poi ancora il problema della casa. Ed è nato da questo metodo anche uno dei servizi attivati nel corso dell'ultimo anno: la comunità diurna Dedalo. È un centro che si occupa di minori sottoposti a procedimenti penali e che usufruiscono di misure alternative al carcere, con la messa alla prova.
Un altro servizio attivato nel corso del 2008 da La Strada è la casa di accoglienza per mamme sole con bambini di via Romilli, aperta in uno stabile messo a disposizione dal Comune di Milano. Nel 2008 ha preso il via anche l'attività dei Custodi sociali in zona 4.
Questa scelta ha portato La Strada a sviluppare la propria presenza e il proprio radicamento territoriale nella zona Sud-Est della città, senza però dimenticarsi di consolidare le numerose attività avviate negli anni, come la comunità per minori di viale Corsica, la casa per malati di Aids di Ponte Lambro, il Centro Tiama, che accoglie bambini vittime di gravi maltrattamenti e abusi, i 15 alloggi per l'housing sociale, i tanti progetti in collaborazione con scuole, parrocchie, istituzioni.

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5.10.09

Social network per attivisti

Dopo Facebook, ecco il social network sviluppato per attivisti e new global di tutto il mondo. Si chiama OpenPlans ed è una piattaforma ideata per gruppi e comunità di ogni misura o colore politico che vogliono organizzare le proprie risorse online e lanciare un progetto.Il servizio offre mailing list gratis, wikis, controllo degli impegni, gestione gruppi, blog. Sviluppato dalla vivacissima non profit americana Open Planning Project, è stato usato anche in occasione del recente Forum sociale mondiale.
http://www.openplans.org/

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14.9.09

Violenza sulle donne

Roma, Brescia, Genova, Guidonia, solo per citare i più recenti., Sembra non avere fine l'ondata di recrudescenza a danno delle donne che, in tutta Italia, ha sollevato l'allarme sicurezza. I più recenti dati Istat stimano in 6 milioni 743mila il numero delle donne fra i 16 e i 70 anni che nel corso della loro vita sono state vittime di violenza fisica o sessuale.
Il centro anti violenza dell'ospedale milanese, operativo 24 ore su 24 e primo in Italia ad essere stato avviato a sostegno della legge 66, offre dal 1996 un servizio di pronto soccorso che copre l'assistenza medica, il supporto psicologico e sociale, ed eventualmente la consulenza legale gratuita nel caso in cui la vittima scelga di denunciare l'abuso. La maggior parte delle violenze si consuma dentro le mura domestiche, per mano di mariti, conviventi o amici di nazionalità italiana, e solo una minima percentuale riguarda episodi analoghi a quelli riportati sui giornali, compiuti da stranieri. Nel 2008 l'Svs - soccorso violenza sessuale - ha registrato 349 casi, 110 dei quali a danni di minorenni, il 57% di donne straniere. Praticamente4 uno al giorno, contro l'uno ogni 3 giorni del 96. Un dato che si è stabilizzato negli ultimi tre anni, con una leggera flessione al ribasso.
Servizi di assistenza specializzati sono stati avviati all'ospedale S.Anna di Torino, dov'è operativo il Centro Svs organizzato per fornire supporto sul piano psico-sociosanitario nella fase di pronto soccorso e negli interventi di continuità assistenziale attraverso una rete di servizi ospedale-territorio; e all'ospedale Cereggi di Firenze grazie all'appoggio dell'associazione Artemisia. Piuttosto carente, invece, è la situazione a Roma. L'ex ministro della Salute, Livia Turco aveva portato in Conferenza Stato-Regioni una proposta per l'istituzione di un Centro anti violenza in ogni regione italiana. Purtroppo il progetto è finito nel dimenticatoio.

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9.9.09

Cercasi guide per giovani stranieri

Diventare adulti guida. Non tutori dal punto di vista legale, ma qualcosa di diverso e di più. Veri e propri punti di riferimento per adolescenti stranieri privi di riferimenti familiari. Una nuova proposta che viene dal Ciai - Centro italiano aiuti all'infanzia e dalla Fondazione L'aliante che, assieme, hanno ideato uno specifico percorso formativo.Presto detta la filosofia di questa nuova iniziativa: gli stranieri neo maggiorenni che vivono nella metropoli lombarda, abitano in strutture protette e si affacciano sul mondo del lavoro, sono per lo più privi di una naturale rete di relazioni. Naturale che incontrino maggiori difficoltà nel "muoversi" in una società che non è la loro. E i cui segnali talvolta, non conoscendone i codici culturali, fanno fatica a decifrare. Manca però una figura di volontario specializzato in tale supporto che può trovare forme diverse di concretezza e differenti livelli di "fratellanza". Perché l'adulto guida dovrebbe essere questo: un pò fratello maggiore, capace di costruire una relazione accogliente e paritaria, un pò adulto "esperto" che sappia muoversi di fronte alle questioni anche pratiche dando suggerimenti e consigli, evitando così inutili difficoltà al giovane straniero.

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13.7.09

Associazione contro la povertà

Ucodep è un'associazione riconosciuta come ong che opera in 17 Paesi con oltre 80 progetti finalizzati a superare le condizioni di miseria e di conflitto, promuovendo una visione unitaria di sviluppo del Nord e Sud del mondo. Si avvale di circa 250 operatori tra staff italiano e internazionale. Dopo una fase di crescita in cui ha prevalso la professionalizzazione, negli ultimi anni ha sentito l'esigenza di recuperare un legame più stretto con la base associativa. Nel 2008 ha preso corpo una rete territoriale di volontari con i primi sei gruppi nelle principali città italiane. I progettii promossi sa Ucodep in America Latina, Balcani, Africa e Medioriente sono finanziati per il 73% da istituzioni pubbliche e per il resto da privati. In Italia ha all'attivo progetti con gli immigrati, di sensibilizzazione ed educazione interculturale nelle scuole.
www.ucodep.it

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10.7.09

Associazione Mani Tese

Seicento volontari. Che arrivano a duemila in occasioni di particolari campagne di sensibilizzazione. È la ricchezza di Mani Tese, organizzazione non governativa con sede a Milano che nel 2009 compie 45 anni. Una dote non comune nel mondo delle ong, dove si fatica a costruire una solida base associativa. Sono una quarantina i gruppi territoriali che in tutta Italia sostengono i progetti di cooperazione allo sviluppo nel Sud del mondo e si mobilitano per le campagne sui temi della giustizia economica, dei diritti umani e della pace promossi dall'associazione. Nel 2008 l'ong ha dedicato il 30% del proprio budget annuale, circa 5 milioni e mezzo, alle attività di sensibilizzazione ed educazione interculturale nelle scuole in Italia. Il restante 70% ha finanziato 40 progetti di cooperazione allo sviluppo in Africa, Asia e America Latina.
Nel 2008 il 50% delle entrate di Mani Tese provenuta da privati. Anche sul fronte della cooperazione nei Paesi del Sud del mondo Mani Tese ha fatto una scelta forte, e anomala rispetto alle altre ong italiane: si affidano i progetti di sviluppo ai partner nei Pesi in cui operano di solito ong locali o associazioni. Progetti per il futuro? Nel 2009 nascerà un osservatorio sulla responsabilità sociale d'impresa in India, frutto di un progetto che è stato avviato lo scorso anno con la Regione Toscana e altre associazioni.

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9.7.09

Centro bambini autistici

Solo dieci anni f trovare un centro in grado di diagnosticare l'autismo, fornendo un intervento educativo adeguato, era un terno al lotto. Oggi di passi avanti ne sono stati fatti molti e il merito è anche della Fondazione Bambini e Autismo onlus, che proprio nel 2008 ha celebrato il decennale. Un arco temporale assai fecondo, che non solo ha consolidato il Centro di Pordenone come polo d'eccellenza per l'autismo, ma ha regalato al Friuli Venezia Giulia la prima rete integrata di servizi per una presa in carico globale, per tutto l'acro della vita, di persone con questo disturbo.
La rete operativa offre un centro specialistico per la diagnosi precoce: la tempestività è decisiva per l'efficacia dell'intervento terapeutico. Le sedute, di 2 ore one-to-one, si svolgono all'interno di aule appositamente strutturate, per un minimo di tre appuntamenti a settimana. Follow-up semestrali permettono di monitorare i progressi con metodo scientifico.
Oltre a un centro formativo, che organizza corsi e convegni internazionali rivolti al personale, ai familiari e agli insegnanti, il polo friulano il centro lavorativo per adulti Officina dell'arte, con laboratori di mosaico professionale, di packaging e informatico, una palestra e uno show room per la vendita dei prodotti.

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Disabili: nuovo Centro polivalente Papa Giovanni

Si chiama Centro polivalente Papa Giovanni la nuova punta di diamante della sanità calabrese, e non ha nulla da invidiare alla più avanzate strutture diagnostiche e riabilitative per malati psico-fisici del Centro-Nord. Inaugurata il 16 gennaio, nel rione Eremo di Reggio Calabria, rappresenta l'ultimo tassello del percorso intrapreso 40 anni fa dal Centro comunitario Agape e dall'Associazione Piccola opera Papa Giovanni, entrambi fondati da don Italo Calabrò.Già dopo tre mesi il Centro opera a regime, seguendo 200 disabili e potenziando i servizi ambulatoriali e residenziale di riabilitazione, già operanti da quasi 15 anni presso il Centro Tripepi-Mariotti. Prima usufruivano delle prestazioni specialistiche bambini con ritardo mentale, disturbi generalizzati dello sviluppo, della comunicazione, della coordinazione motoria, malattie neuromuscolari. Ma la domanda è sempre stata numericamente superiore. La nuova struttura permette di abbattere la lista d'attesa, che contava fino a 50 minori. Ai trattamenti già in atto, si aggiungo sedute di idrokinesiterapia, uno specifico ambito per il trattamento precoce delle gravi ipovisioni, e una nuova comunità residenziale per 20 ospiti.Ma la vera rivoluzione è rappresentata dall'attivazione di Centro sperimentale per la diagnosi precoce della disabilità, di cui potranno usufruire le famiglie calabresi e della vicina Sicilia. Un servizio all'avanguardia che permetterà di fornire già al momento della nascita una valutazione puntuale dei disturbi o di eventuali sofferenze perinatali, normalmente diagnosticati con ritardo e comunque dopo costosi viaggi verso i centri del Nord.

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6.7.09

Leggi terzo settore

"Proposte per una riforma organica della legislazione sul terzo settore": è questo il titolo del documento preparatorio dell'Agenzia per le onlus. Il primo capitolo prende in esame l'identità del terzo settore, definito in positivo come l'ambito in cui agiscono soggetti giuridici collettivi privati costituiti per uno scopo di solidarietà sociale che, senza scopo di lucro, conducono attività congruenti con la loro finalità costitutiva. Legato a questo è il secondo capitolo che tratta dell'identità delle diverse componenti del terzo settore. Qui si ravvisa la necessità di confezionare regole che sostengano il perseguimento dello scopo di volontariato, associazionismo e cooperazione sociale, in modo da evitare che gli enti del terzo settore definiscano la propria identità in ragione dei benefici economici che possano ottenere. Troppe volte si nota uno stesso ente è costretto a indossare abiti confezionati dalle leggi che, di fatto, lo ingessano, mentre sarebbero necessarie definizioni preliminari.Ecco quelle proposte: 1) ong: organismo indipendente da indicazioni strutturali e/o operative di governo o istituzionali, cui è fatto divieto di ricevere contributi economici istituzionali non espressamente destinati a singoli progetti; 2) volontariato: ente caratterizzato dalla gratuità della prestazione, senza riferimento al settore di attività; 3) cooperazione sociale: ente con scopo "laburistico", che opera a favore dell'inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati; 4) associazioni di promozione sociale: enti con identità e ragione costitutiva di solidarietà sociale, diversi dalle altre semplici associazioni private.
Nel terzo capitolo, che tratta dei profili civilistico-commerciali, si nota che una riforma della legislazione del terzo settore dovrà considerare il "civile", ossia gli statuti e la riforma del primo Libro del Codice civile. Obiettivo di questa riforma è inserire nello statuto degli enti la "clausola non profit", che assicuri la eterodestinazione dei risultati e del patrimonio finale dell'organizzazione, per gli enti citati appunto nel primo Libro del Codice civile.

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26.6.09

Sviluppi servizio civile

C'è un istituto nel nostro Paese alla ricerca di una identità effettivamente riconosciuta: si tratta del servizio civile. Nato per caso e cresciuto in maniera sempre più diffusa, è un'esperienza che coinvolge da oltre trent'anni centinaia di migliaia di giovani soprattutto in organizzazioni del privato sociale. Anche dopo la fine della leva e l'istituzione del Servizio civile nazionale su base volontaria, nonostante i grandi sforzi profusi per la sua promozione e sviluppo, la sensazione è che non esista un riconoscimento condiviso di una istituzione che si fonda sulla difesa della Patria e sui principi costituzionali di solidarietà sociale, e che ha quindi valore per l'identità nazionale e la coesione sociale. Prova evidente ne è l'ancora irrisolto problema dello status giuridico del giovane in servizio civile.
E proprio di fronte alle evidenti criticità che oggi attraverso la realizzazione dell'esperienza, e all'unanime richiesta di una riforma, occorre interrogarsi da dove partire. La prima convinzione è che ogni riforma che si proponga di essere di lungo respiro si debba concentrare innanzitutto sui giovani, i veri protagonisti di un servizio civile nazionale: tutto il resto sono strumenti per realizzare gli obiettivi educativi, formativi e di crescita alla cittadinanza attiva e responsabile.
L'altra convinzione su cui rifondare il servizio civile è il ruolo svolto dalle organizzazioni della società civile. Si deve cioè riconoscere che il servizio civile è nato, cresciuto, è stato difeso, rigenerato attraverso il servizio civile nazionale proprio da quegli enti del privato sociale che hanno saputo accogliere, offrire un cammino di educazione, di partecipazione, di senso a decine di migliaia di giovani.

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27.5.09

Lavoro per uscire dalla droga

Tanti volontari impegnati nel mantovano a strappare centinaia di giovani dalla trappola della droga e a restituire speranza alle loro famiglie: questo in sintesi il percorso del Centro di solidarietà Arca.
All'inizio degli anni 80 a Mantova e provincia esistevano piccoli nuclei di volontari che si occupavano di tossicodipendenti, ma erano autonomi. Non esisteva una struttura organizzata che potesse coordinare gli interventi. Si faceva riferimento al Centro di solidarietà di Reggio Emilia, animato dall'instancabile don Giuseppe Dossetti. Questo incontro fu decisivo: incoraggiò a ricercare l'unità, spronandoci ad aprire un centro di solidarietà. Il sostegno di Dossetti non fu solo morale e spirituale, ma si tradusse nella proposta di un metodo, Progetto uomo. Così a dicembre del 1988 fu avviato da Arca il centro di ascolto Primo incontro che ancora oggi ospita un centinaio di persone, famiglie che hanno già iniziato il programma e nuovi arrivi.
Progetto uomo prevede tre fasi: l'accoglienza, la comunità e il reinserimento sociale, momenti che coinvolgono in una sorta di percorso parallelo i tossicodipendenti e le loro famiglie.Si lavora sul cambiamento della persona e sui rapporti familiari. La droga è il sintomo di un malessere più profondo che è la mancanza di un significato per la vita. Il programma interviene a questo livello, così da restituire autonomia, motivazioni e speranza. Sono tre le strutture di Arca: a Romanore, a Ospitaletto di Marcaria e a Marengo.
Arca si esprime anche con un'associazione di volontariato, Persona e territorio, che coinvolge circa 200 volontari, una cooperativa per l'inserimento lavorativo degli ex tossicodipendenti e un'associazione, Famiglie insieme, nata per garantire nel tempo un sostegno reciproco.

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Viaggio di nozze solidale

Un viaggio di nozze sostenibile? Si può, grazie all'associazione Lo spirito del pianeta, socia di Aitr-Associazione italiana turismo responsabile. Tante destinazioni unite a uno scopo solidale: sostenere progetti a favore delle comunità locali. In più la possibilità di una lista nozze equosolidale.

http://www.lospiritodelpianetaviaggi.org/

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22.5.09

Asilo nido e lavoro

Nata nel 2003, l'associazione Giardino degli angeli di Senigallia ha in realtà origine una quindicina di anni fa. Allora, il presidente Silvio Pasquini con alcuni amici conobbe un giovane volontario che nelle missioni del Brasile si occupava della rieducazione di adolescenti. "Quel giovane, che era di Jesi, si stabilì a Canavierias e ci fece sapere che sarebbe stato utile costruire una scuola materna per iniziare ad educare i bambini ed evitare il disagio. Al di là dell'aiuto che ognuno poteva dare, nel 2003 cui siamo ritrovati in quattro amici e abbiamo costituito l'associazione, partendo subito a fare: nel novembre 2003 ero a Canavierias alla pose della prima pietra della scuola materna che ha iniziato a funzionare nel settembre dell'anno dopo, ricorda il presidente.
Dopo la materna è arrivato il doposcuola, che accoglie un centinaio di bambini che frequentano la scuola pubblica al mattino. A far funzionare la materna e il doposcuola, come le altre iniziative del Giardino degli angeli, c'è l'omonima associazione brasiliana di volontariato.
Il Giardino ha in cantiere un nuovo progetto di cooperazione: un corso di formazione professionale alberghiero. L'associazione finora ha realizzato tutte le iniziative senza nessuno aiuto pubblico, ma per questo progetto si è deciso di partecipare a un bando regionale.L'associazione vive del volontariato degli stessi soci: la sede è nei locali della ditta di uno dei fondatori e le spese sono ridotte al lumicino. "Da quando c'è l'associazione si sono aperte davanti a noi strade impensate e incontri che mai avremmo immaginato di fare".

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20.5.09

Adozioni in Nepal

Era l'ultimo tassello che mancava alla riapertura delle adozioni internazionali in Nepal: il riconoscimento, da parte del governo di Kathmandu, degli enti stranieri autorizzati a operare. Secondo la stampa locale sarebbero infatti 58 gli enti stranieri che hanno ottenuto il via libera. I primi sul podio sono gli Stati Uniti con 32 agenzie accreditate, l'Italia è seconda con 8 enti riconosciuti (Naaa, Ariete, Anpas, Airone, Aipa, International Adoption, Amici Trentini, AiBi). A inizio settembre 2008 il Children Center Welfare Board nepalese aveva messo a punto la lista dei 38 istituti che erano stati giudicati idonei a collaborare con gli enti stranieri per interventi di cooperazione e adozione internazionale.
http://www.ccwb.gov.np/

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Malattie rare via web

Agevolare il dialogo, tra le persone con malattie rare, le associazioni di pazienti, i centri di ricerca e le istituzioni attraverso la condivisione delle informazioni, sfruttando le potenzialità del web. È l'obiettivo della campagna di comunicazione sulle malattie rare e i farmaci orfani "Insieme per non essere rari", promossa dal periodico online "Sanitanews" e dall'Istituto superiore di sanità. La campagna è in programma dall'1 dicembre 2008 all'1 dicembre 2008.

www.sanitanews.it

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18.5.09

Asilo nido stranieri

Su un punto la partita fra italiani e stranieri è stata pienamente raggiunta. Quella dell'accesso, anzi dell'inaccessibilità, agli asilo nido. In effetti a tutt'oggi solo al 13% dei bambini è garantita l'accoglienza nelle strutture presenti sul nostro territorio. Che fare allora? Inventarsi il nido "fai da te". Una pratica che sta prendendo sempre più piede nelle comunità di immigrati e che in alcuni casi coinvolge persino bambini italiani.
Il viaggio negli asili etnici d'Italia parte dalla capitale: il Piccolo mondo nasce in piena emergenza, da un gruppo di immigrati irregolari filippini che nell'89 aveva occupato l'Hotel Giotto al centro del quartiere Boccea. Nel 90 però, la gestione passa alla Caritas e oggi il Piccolo mondo accoglie 42 bambini di 25 nazionalità diverse. Il 20% è italiano. Si pagano da 0 a 80 euro al mese, in base al reddito, e l'orario va dalle 9 del mattino alle 5 di sera.All'ombra del Colosseo c'è anche Il Munting Tahan "piccola casa" che oggi ospita 45 bimbi di oltre 15 nazionalità diverse, tra essi anche 5 italiani.
È un'esperienza tutta al femminile invece il nido Alma Terra di Torino. All'inizio era una specie di baby parking per le volontarie dell'associazione Casa delle donne, poi si è aperto anche ai bambini delle utenti del centro. Dal 2006 è un micro-nido convenzionato, diviso in due strutture, una per la mattina e una per il pomeriggio, otto bambini in tutto di 6 nazionalità diverse.

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23.4.09

Donazioni in crisi

Lotta alla povertà e rispetto dei diritti umani. Sono le due direttrici che segnano da oltre trent'anni l'attività di ActionAid, organizzazione internazionale che opera in più di 40 Paesi, specialmente Asia, Africa, e America Latina. Nel mondo, ActionAid ha lavorato a circa 800 progetti, in sinergia con oltre 2mila organizzazioni locali, coinvolgendo secondo le stime non meno di 13 milioni di persone.Ora che però le Borse mondiali hanno andamenti da montagne russe, è inevitabile che ActionAid debba valutare attentamente la situazione per muoversi con razionalità e prudenza. È comprensibile che una crisi di questa natura, cioè globale, susciti inquietudine in un'organizzazione strutturata come network internazionale. È difficile fare previsioni, pertanto occorre monitorare la situazione e aggiustare il tiro di trimestre in trimestre. Nel frattempo, ActionAid continua la sua attività e per il prossimo anno ha intenzione di insistere ancora sulla lotta alla fame nel mondo con la sua campagna di sensibilizzazione Hunger-FREE-Diamo scacco alla fame.

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16.4.09

Sostegno a distanza

Si compone di almeno mezzo milione di donatori il mondo del sostegno a distanza in Italia. É questo il dato più aggiornato che La Gabbianella, coordinamento di associazioni impegnate nel settore, ha rilevato nel suo secondo censimento nazionale.
Il primo censimento nazionale del Sad risale al 1999, in occasione del primo Forum del settore. A monte di questa necessità c'era l0evidente incremento nel numero dei progetti di Sad avviati, sviluppo che ha continuato ad alimentarsi sino agli anni più recenti.Pur essendo una fotografia parziale del complesso mondo di realtà che promuovono sostegni a distanza, il contributo offerto da La Gabbianella è interessante per l'approfondimento e le sfaccettature. Gli enti partecipanti al censimento sono stati 278, circa il 53% della popolazione statistica delle organizzazioni che in Italia praticano il Sad. Dal censimento totale si contano, in cifra assoluta, 492.036 sostenitori effettivi, di cui la maggior parte fanno capo a enti localizzati in Italia nord occidentale.
La ricerca mostra una certa diversificazione nell'organizzazione degli interventi e nella "identità sociale dell'ente". A livello terminologico ancora il 54% degli enti denomina i progetti sotto l'etichetta "adozione a distanza", mentre i restanti operano il termine "sostegno a distanza".
Ma vediamo l'impegno nei Paesi in via di sviluppo. La maggioranza degli enti, il 46%, invia i sostegni ad un solo Paese, dunque vanta un'alta specializzazione e conoscenza del contesto. Il 39% collabora con un numero di Paesi da 2 a 5 e il restante 15% si relaziona con più di 6 Paesi. Tale diversificazione non può che essere una ricchezza, che si coniuga con un'altra necessità fondamentale, quella di garantire trasparenza a cittadini sostenitori e beneficiari.

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1.4.09

Emergenza alcol fra i minori

Nella prevenzione alla tossicodipendenza e dell'alcolismo, sempre tra i giovani, sempre in prima linea. Va in questa direzione la nuova iniziativa del Ceis - Centro italiano di solidarietà che ha attivato un numero verde e un sito dedicato proprio a chi abusa di alcol.Il problema è che si casca dalla droga all'alcol e viceversa e abbiamo bisogno di specializzarci per dare risposte concrete ed efficaci.Detto fatto. Un gruppo di circa 30 volontari sta partecipando a corsi di formazione dedicati e risponde al telefono e chattare online per dare informazioni, servizi e assistenza a chiunque si rivolga a loro, anche grazie al sostegno di esperti, psicologi, medici e assistenti sociali del Crarl, il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio, che collabora direttamente alla realizzazione e al mantenimento dei nuovi servizi.Sul tema c'è molta disinformazione: tutto ciò che ha a che fare con l'alcol viene minimizzato, quando invece le conseguenze di un uso precoce e dell'abuso successivo possono essere letali. Ci sono persone che prendono farmaci per smettere di bere magari solo perché l'amico glieli ha consigliati senza nemmeno fare visite o consultare un medico, e magari si trova ad avere problemi seri, perché soffre di patologie cardiache o ha altri disturbi.Vista la diffusione del fenomeno, c'è poco tempo da perdere. Si comincia a bere tra gli 11 e i 12 anni. In parallelo, poi, continuano a lievitare i cocktail di dipendenze, quindi l'uso contemporaneo di alcol mischiato a cocaina, stupefacenti, ecstasy. È qui che entra in gioco il filo diretto con il Ceis e la sua esperienza decennale nel campo della tossicodipendenza.

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