13.4.10

Sono socio di una onlus ...

Sono socio di una onlus e vorrei sapere quali contributi posso dedurre dalla mia dichiarazione dei redditi.

Possiamo ridurre a quattro fattispecie le contribuzioni che un socio può riconoscere a favore di un ente non profit. La quota sociale consente di accedere all'elettorato attivo e passivo e al complesso dei diritti e dei doveri riconosciuti ai socie e pertanto non può definirsi quale erogazione liberale, in quanto sancisce un accordo caratterizzato da una qualche corrispettività. La seconda tipologia è la contribuzione che può essere richiesta ai soci per l'accesso ai servizi o beni prodotti o resi disponibili dall'ente. È chiaro che anch'essa non consente alcun risparmio fiscale a chi la versa. Con un'eccezione per i redditi di quest'anno, relativa all'iscrizione dei ragazzi tra i 5 e i 18 anni a corsi e strutture sportive promosse da enti sportivi dilettantistici, che consentirà la detrazione del 19% su un importo massimo di 210 euro.La terza è il prestito erogato al proprio ente di riferimento; frequentemente gli enti appena nati non possono iniziare l'attività con le sole quote sociali. Alcuni soci possono contribuire volontariamente con l'impegno da parte dell'associazione a restituire "gli anticipi" ai soci entro una certa data. In questo caso il socio può chiedere anche l'applicazione di un tasso di interesse che però non può essere superiore a 4 punti percentuali del tasso ufficiale di sconto. La quarta è la donazione, atto di liberalità assoluta che per perfezionarsi deve essere accettata dal destinatario della donazione. In quel caso, effettuata nel rispetto delle modalità prescritte l'erogazione è deducibile o detraibile.

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8.4.10

Aiuti alla famiglia

L'Indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia, voluta dalla Commissione Affari sociali della Camera è occasione per qualche considerazione. La prima. Non è (del tutto) vero che negli ultimi anni siano mancate politiche di sostegno alla famiglia: come dimostra la prima parte dell'Indagine, attraverso un resoconto analitico dei provvedimenti adottati nelle ultime tre legislature, la famiglia è stata oggetto di numerose iniziative. Che però non hanno funzionato, non sono state efficaci.
O perché poco coerenti fra loro o troppo frammentate o perché bloccate dalla Corte Costituzionale con sentenze espresse sulla base della convinzione che iniziative del governo centrale su temi di competenza regionale o comunale invadessero gli altrui territori. Ha prevalso nella Corte una interpretazione difensiva della sussidiarietà, la quale però ha anche un aspetto promozionale: lo Stato deve creare le condizioni affinché le famiglie e gli enti locali possano perseguire i loro scopi.
Qual è allora il ruolo della politica? È fare delle scelte, proporre gerarchie e strategie, non soltanto trovare le pur necessarie risorse. Bene dunque se si procede individuando i fenomeni e le trasformazioni. È proprio qui che si fanno scoperte interessanti, e cioè che, dentro la grande "questione familiare", si celano almeno due nodi problematici egualmente importanti: la questione femminile (troppo poche le donne al lavoro) e quella giovanile (il 43.3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive nella famiglia d'origine). Andrebbe creata una gerarchia delle priorità. Al primo posto la famiglia giovane che andrebbe sostenuta in modo nuovo, superando una logica riparatoria e partendo invece dal presupposto che la famiglia è una risorsa da valorizzare.

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22.2.10

Sportello unico per l'immigrazione

Definita a Trieste con la firma di un protocollo d'intesa tra Regione, Commissario i governo, Prefetture e Province di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia, l'istituzione dello Sportello unico per l'immigrazione. Lo sportello è responsabile dell'intero procedimento relativo all'assunzione di lavoratori stranieri a tempo determinato e indeterminato e coinvolge competenze dello Stato e delle Province, alle quali la Regione ha demandato le funzioni su lavoro e occupazione.
www.regione.fvg.it

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18.2.10

Lavoro ragazzi

Padova-Kiev e ritorno,. Da anni è intenso il flusso di solidarietà su questa tratta: famiglie venete che ospitano i ragazzi di Chernobyl e giovani ucraini che vengo a studiare in Veneto. Anche Civitas, quest'anno parla ucraino. E non solo: prova persino la cucina di Kiev.

Il progetto Youth Assistance nasce tre anni fa per migliorare le condizioni di vita negli Internaat: Asa, Caritas Ucraina e istituti salesiani organizzano corsi di formazione e soggiorni in famiglia per i ragazzi degli istituiti. Ma la solidarietà delle famiglie venete nasce ben prima: da Chernobyl in poi, estate dopo estate l'accoglienza dei bambini ha creato legami fortissimi. Che non si sono interrotti nemmeno quando i ragazzi sono cresciuti. Da qui la preoccupazione per il "dopo" Internaat. A 17 anni i ragazzi vengono messi alla porta e privati del sussidio statale. E dopo una vita in istituto, con un passato da dimenticare e poche competenze da spendere nel mondo del lavoro, per loro la strada è spesso l'unica vera alternativa. Per questo è nata una nuova fase del progetto Youth Assistance, su proposta delle famiglie. L'obiettivo è creare occasioni di formazione e crescita professionale per questi ragazzi, o in Italia o nel loro Paese.


Quest'anno sono stati 20 i ragazzi ucraini che hanno iniziato un percorso di formazione e lavoro in Italia. Altri 10 ex ospiti degli istituti stanno invece vivendo esperienze di stage in aziende e ristoranti italiani in Ucraina. Fondamentale in questo progetto è stata l'Associazione degli imprenditori italo-ucraini. Non è stato semplice, gli altri dipendenti hanno accolto con fatica i nuovi arrivati e l'inserimento è stato faticoso ma in qualche occasione ha avuto successo. Come per Svetlana, che ha iniziato come addetta alle fotocopie nella società di vending Liberty, in breve è passata alla contabilità e, nel giro di qualche mese, assicura il proprietario, è destinata a diventare il capo-contabile. Casi rari, a dir la verità, ma significativi. Dei 10 stagisti che sono entrati in azienda sette hanno trovato un impiego stabile.È un inizio, il segno di un importante cambio di mentalità nel nostro stile di solidarietà: dall'assistenzialismo all'impresa sociale.

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1.12.09

Convenzione disabili

Si bipartisan del Senato alla Convenzione dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità, che prevede anche la costituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione dei disabili. Scopo della Convenzione è assicurare il pieno e uguale godimento di tutti i diritti e libertà da parte dei disabili; l'Osservatorio nazionale, presieduto dal ministro del Lavoro , dovrà verificare l'attuazione della Convenzione.

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13.11.09

Lavoro per extracomunitari

Affiancare al permesso di soggiorno per ragioni di lavoro, una carta che consenta di stare in Italia per cercare un impiego. "Non per aprire le frontiere", spiega l'onorevole Luigi Bobba, primo firmatario di un progetto di legge pres4entao nei giorni scorsi a Roma che diventerà un emendamento targato Pd al decreto sicurezza quando arriverà alla Camera, "ma per affrontare al di là dell'emergenza il fenomeno migratorio".In effetti il testo prevede che un cittadino extracomunitario possa, dando precise garanzie, entrare nel nostro Paese legalmente con un permesso di lavoro specifico, avendo così a disposizione un periodo definito di tempo per trovare un impiego regolare. In caso di successo, otterrebbe la stabilizzazione come soggiornante per lavoro; viceversa, dovrebbe rimpatriare.
Tale visto di ingresso per ricerca di lavoro sarà rilasciato a determinate condizioni, fra cui una idonea sistemazione alloggiativa, risorse sufficienti a coprire le spese per l'eventuale rimpatrio e mezzi di sostentamento in misura mensile non inferiore al corrispettivo dell'assegno sociale.
Inoltre il migrante dovrà disporre della somma necessaria per il pagamento del contributo previsto per l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale. In tal modo, come ha sottolineato anche Savino Pezzotta, altro firmatario della proposta di legge, il fenomeno migratorio diviene "un fatto normale, governato e sottratto alla logica dell'emergenza".

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23.10.09

Cooperativa sociale a Milano

Una realtà variegata, come indica anche il suo logo: un albero dalla folta chioma, con ampie ramificazione e radici ben piantate. È la cooperativa sociale La Strada, che ha la sua sede principale nel quartiere Corvetto di Milano. Negli anni 80 i primi operatori e volontari della cooperativa avevano iniziato a lavorare con i tossicodipendenti, per poi lasciarsi interrogare dal tema della prevenzione e quindi dalla situazione delle famiglie in difficoltà, dall'esigenza di un'adeguata formazione e di un lavoro per i giovani e poi ancora il problema della casa. Ed è nato da questo metodo anche uno dei servizi attivati nel corso dell'ultimo anno: la comunità diurna Dedalo. È un centro che si occupa di minori sottoposti a procedimenti penali e che usufruiscono di misure alternative al carcere, con la messa alla prova.
Un altro servizio attivato nel corso del 2008 da La Strada è la casa di accoglienza per mamme sole con bambini di via Romilli, aperta in uno stabile messo a disposizione dal Comune di Milano. Nel 2008 ha preso il via anche l'attività dei Custodi sociali in zona 4.
Questa scelta ha portato La Strada a sviluppare la propria presenza e il proprio radicamento territoriale nella zona Sud-Est della città, senza però dimenticarsi di consolidare le numerose attività avviate negli anni, come la comunità per minori di viale Corsica, la casa per malati di Aids di Ponte Lambro, il Centro Tiama, che accoglie bambini vittime di gravi maltrattamenti e abusi, i 15 alloggi per l'housing sociale, i tanti progetti in collaborazione con scuole, parrocchie, istituzioni.

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29.9.09

Lavoro disabili

Su un campione di 1167 persone maggiorenni con sindrome di Down, solo il 10% lavora con un regolare contratto di lavoro. L'integrazione lavorativa per loro è un obiettivo ancora tutto da centrare. Ma sempre più fondamentale, soprattutto perchè, grazie ai progressi della medicina, la durata della vita si è molto allungata. Oggi si può parlare di un'aspettativa di vita di 62 anni: su 38mila italiani con sindrome di Down, 23mila sono adulti. Per loro l'integrazione lavorativa è il primo tassello per vivere una vita normale. Proprio a questo scopo è nato uno spot pubblicitario, un invito rivolto alle aziende del settore privato e pubblico, perchè le buone intenzioni si traducano in azioni concrete. Un'idea nata grazie alla collaborazione tra l'Associazione italiana persone Doen onlus, l'agenzia Saatchi & Saatchi, la casa di produzione The amily, il Gambero Rosso Città del gusto e, infine, Medusa Film e Opus Proclama che da febbraio distribuiscono lo spot in oltre 300 sale italiane.


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8.7.09

Lavoro in Romania

Offrire occasioni di lavoro in Romania ed evitare un'emigrazione disordinata, che in Italia si trasforma in emergenza. È questo l'obiettivo dell'iniziativa Ponti di solidarietà e lavoro, promossa dalla Provincia di Milano e dalla Fondazione Casa della carità. Il progetto sarà attuato a Tantareni, il paese da cui provengono le famiglie rom che abitavano il campo di via San Dionigi a Milano, dova sarà creato uno sportello di orientamento al lavoro e sarà incentivato lo sviluppo di un'impresa locale, specializzata in costruzione di serramenti.

www.casadellacarita.org

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7.7.09

Accoglienza in Emilia Romagna

Si chiama Khaline Bouchaib, ha 35 anni, è originario di Casablanca, Marocco. In Italia dal 1990, vive a Gaggio Montano sull'Appenino, lavora come operaio metalmeccanico ed è impegnato come mediatore interculturale. Ma è anche uno dei due rappresentanti, per Bologna e provincia, all'interno della Consulta per l'integrazione dei cittadini stranieri nella Regione Emilia Romagna.
Già a partire dal 2000 la Regine ha sviluppato un programma organico di azioni per facilitare l'integrazione delle persone straniere nella consapevolezza che l'immigrazione rappresenta un grande e storico fenomeno sociale che ha bisogno di un "gioco di squadra" tra istituzioni, parti sociali e terzo settore.
Si è quindi configurato un sistema regionale di accoglienza e integrazione che si avvale di oltre 200 centri di accoglienza per circa 3mila posti letto, di 130 sportelli informativi per i cittadini stranieri aperti dai Comuni, dell'impiego di oltre 250 mediatori interculturali utilizzati in ambito scolastico, sociale e sanitario per facilitare l'incontro e la comprensione tra operatori pubblici e cittadini stranieri.
Si è costruita una rete regionale sulla lotta alla tratta con quasi 2mila donne inserite nei percorsi di protezione dell'articolo 18, dal 1999 ad oggi; parallelamente si è lavorato a una rete regionale di sportelli locali contro le discriminazioni e a una rete regionale sul versante dei richiedenti asilo e rifugiati.
La sfida della Regione Emilia Romagna è dunque quella di implementare politiche di integrazione e inclusione sociale per rafforzare un senso condiviso di rispetto delle regole e di appartenenza territoriale. Alfabetizzazione linguistica, dialogo sociale tra migranti ed italiani, mediazione interculturale e di comunità, piena partecipazione alla vita sociale e politica locale, casa e lavoro: sono questi i temi su cui occorrerà lavorare nei prossimi anni.

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17.6.09

Immigrazione e lavoro

Gli stranieri titolari d'impresa iscritti alle Camere di commercio italiane sono 290mila, pari al 19.2% degli occupati di nazionalità estera stimati dall'Istat: in pratica, un lavoratore immigrato ogni cinque svolge un'attività autonoma e l'8,4% di tutte le imprese attive iscritte al sistema camerale ha per titolare un cittadino non italiano. È quanto è emerso dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2008. Il processo di sviluppo dell'imprenditorialità migrante dunque evidenza una notevole vivacità: tra il 2006 e il 2007 infatti il numero di imprese con titolare straniero è cresciuto del 10.2% e nel periodo 2003-2007 l'incremento complessivo è stato del 65.5%.

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16.6.09

L'energia del futuro

Monopolisti che impazzano nel mercato dell'energia, bollette salate e prezzi legati a doppio filo alle sorti del petrolio. Tra gli agricoltori c'è chi ha detto basata. E allora, autarchia: l'energia se la producono da soli. Con il biogas, i pannelli solari o le agro-energie non importa, purché sia verde.I fratelli Corvezzo, ad esempio, producono vino nella marca trevigiana, a Cessalto, da più di 20 anni: spumanti, prosecchi, Cabernet-Sauvignon oltre agli autoctoni Raboso e Refosco. Con oltre 500mila bottiglie l'anno, 14 ettari di vigneto e un agriturismo, di energia ne usano. Da novembre, l'elettricità la fanno in casa, o meglio sul tetto, con 1.800 metri quadriu di pannelli solari sul capannone. La soddisfazione è palpabile, anche se l'investimento non è di quelli che fanno a cuor leggero: un milione e 200mila euro, tanti anche in un settore fiorente come quello viticolo.Per altri, invece, virare sull'energia verde è stata una necessità. Gianenrico Spoldi alleva maiali nell'azienda di famiglia Brugnole, in provincia di Cremona. Un'attività non sempre gradita ai vicini. Soprattutto nel loro paesino di pianura, dove odori e olezzi ristagnano facilmente. All'inizio è stata una guerra: ordinanze, esposti, denunce per le esalazioni dell'allevamento. Urgeva una exit strategy. Quella della famiglia Spoldi è stata geniale: un impianto a biogas che, oltre a produrre energia per l'intera azienda, ha ridotto gli odori. In pratica coprendo la vasca che contiene le deiezioni dei maiali con i teloni che captano il biogas, gli Spoldi hanno preso i canonici "due piccioni con una fava": pace solidale e una riserva di energia gratuita.

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10.6.09

Fondi servizio civile

Fra i 20mila e i 30mila avvii nel 2009. 40mila a partire dal 2010. Con questi due impegni il sottosegretario delegato, Carlo Giovanardi mette la parola fine a quella che lui stesso definisce "la fase pionieristica del servizio civile". Ma soprattutto caccia lo spettro di un anno a zero volontari che incominciava ad aggirarsi sempre più minaccioso dopo la sforbiciata della Finanziaria tremontiana, che aveva lasciato sul piatto del fondo nazionale 171 milioni di euro, il 42% in meno rispetto alla stagione precedente.
Ma come si arriva ai numeri annunciati dal senatore azzurro? La principale freccia all'arco di Giovanardi è un breve passaggio del decreto anti crisi pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 novembre, che all'articolo 4 ter stabilisce che «dal primo gennaio 2009 cessa a carico dek Fondo nazionale del servizio civile qualsiasi obbligo contributivo...per il periodo di servizio civile prestato dai lavoratori avviati dal primo gennaio 2009». In altre parole si sgrava del 25% del costo-volontario, un'operazione che, sottratti i costi di funzionamento dell'Ufficio nazionale, potrebbe "liberare" almeno 40 milioni di euro.
Sul bando 2009 verranno poi destinati anche altri 42 milioni di euro. Pari al residuo del fondo nazionale non impegnato a coprire il finanziamento del bando 2008. In tutto, quindi, 82 milioni di euro. Largamente sufficienti a sostenere i primi tre mesi di servizio di 30mila giovani, che andrebbero a pesare sul bilancio 2009.
Ma non è tutto. Ancora Giovanardi: «Altre risorse arriveranno dal fondo indistinto della presidenza del Consiglio». Il sottosegretario non si sbilancia sulle cifre. Ma anche su questo versante è lecito attendersi qualche buona notizia. Poi c'è il capitolo Regioni. Dopo la Lombardia anche la Campania, con due milioni di euro, ha deciso di contribuire al fondo nazionale. Una strada che Giovanardi invita "caldamente" a seguire.

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27.5.09

Lavoro per uscire dalla droga

Tanti volontari impegnati nel mantovano a strappare centinaia di giovani dalla trappola della droga e a restituire speranza alle loro famiglie: questo in sintesi il percorso del Centro di solidarietà Arca.
All'inizio degli anni 80 a Mantova e provincia esistevano piccoli nuclei di volontari che si occupavano di tossicodipendenti, ma erano autonomi. Non esisteva una struttura organizzata che potesse coordinare gli interventi. Si faceva riferimento al Centro di solidarietà di Reggio Emilia, animato dall'instancabile don Giuseppe Dossetti. Questo incontro fu decisivo: incoraggiò a ricercare l'unità, spronandoci ad aprire un centro di solidarietà. Il sostegno di Dossetti non fu solo morale e spirituale, ma si tradusse nella proposta di un metodo, Progetto uomo. Così a dicembre del 1988 fu avviato da Arca il centro di ascolto Primo incontro che ancora oggi ospita un centinaio di persone, famiglie che hanno già iniziato il programma e nuovi arrivi.
Progetto uomo prevede tre fasi: l'accoglienza, la comunità e il reinserimento sociale, momenti che coinvolgono in una sorta di percorso parallelo i tossicodipendenti e le loro famiglie.Si lavora sul cambiamento della persona e sui rapporti familiari. La droga è il sintomo di un malessere più profondo che è la mancanza di un significato per la vita. Il programma interviene a questo livello, così da restituire autonomia, motivazioni e speranza. Sono tre le strutture di Arca: a Romanore, a Ospitaletto di Marcaria e a Marengo.
Arca si esprime anche con un'associazione di volontariato, Persona e territorio, che coinvolge circa 200 volontari, una cooperativa per l'inserimento lavorativo degli ex tossicodipendenti e un'associazione, Famiglie insieme, nata per garantire nel tempo un sostegno reciproco.

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22.5.09

Asilo nido e lavoro

Nata nel 2003, l'associazione Giardino degli angeli di Senigallia ha in realtà origine una quindicina di anni fa. Allora, il presidente Silvio Pasquini con alcuni amici conobbe un giovane volontario che nelle missioni del Brasile si occupava della rieducazione di adolescenti. "Quel giovane, che era di Jesi, si stabilì a Canavierias e ci fece sapere che sarebbe stato utile costruire una scuola materna per iniziare ad educare i bambini ed evitare il disagio. Al di là dell'aiuto che ognuno poteva dare, nel 2003 cui siamo ritrovati in quattro amici e abbiamo costituito l'associazione, partendo subito a fare: nel novembre 2003 ero a Canavierias alla pose della prima pietra della scuola materna che ha iniziato a funzionare nel settembre dell'anno dopo, ricorda il presidente.
Dopo la materna è arrivato il doposcuola, che accoglie un centinaio di bambini che frequentano la scuola pubblica al mattino. A far funzionare la materna e il doposcuola, come le altre iniziative del Giardino degli angeli, c'è l'omonima associazione brasiliana di volontariato.
Il Giardino ha in cantiere un nuovo progetto di cooperazione: un corso di formazione professionale alberghiero. L'associazione finora ha realizzato tutte le iniziative senza nessuno aiuto pubblico, ma per questo progetto si è deciso di partecipare a un bando regionale.L'associazione vive del volontariato degli stessi soci: la sede è nei locali della ditta di uno dei fondatori e le spese sono ridotte al lumicino. "Da quando c'è l'associazione si sono aperte davanti a noi strade impensate e incontri che mai avremmo immaginato di fare".

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13.5.09

Cercasi volontari a MIilano

Una serra-laboratorio nel carcere di San Vittore a Milano, un vivaio a San Giuliano Milanese e un progetto nell'hinterland milanese, finanziato dall'Osservatorio nazionale per il volontariato, inserito in Metrobosco con le scuole superiori della provincia e di Milano: è l'Associazione per i Vivai ProNatura, una realtà attiva da una ventina d'anni e che, come spiega lo stesso presidente Franco Rainini, "dopo essere nata come associazione ambientalistica in difesa della biodiversità e della flora autoctona, ha sviluppato un'attività sociale".
Come è nato il lato sociale?
"Dal 1997 abbiamo cominciato a sviluppare attività di solidarietà sociale che si sono concretizzate nel 2000 con la costruzione, diretta da noi attraverso un progetto finanziato dal ministero della Giustizia che era in capo a San Vittore, di una serra dentro il carcere. La serra va avanti da otto anni con le detenute che operano in borsa-lavoro. Anche il vivaio funziona come ambito di attività sociale per persone in difficoltà, inserite a loro volta in borsa-lavoro dal Comune di Milano".
Cercate volontari: che cosa fanno in concreto?
"I volontari gestiscono il vivaio con i borsisti e fanno tutoring a San Vittore. C'è poi lo spostamento di materiali: infatti, la serra all'interno di San Vittore è minuscola e per funzionare ha bisogno di contenitori, terriccio e piante, ed è importante mantenere un legame funzionale tra serra e vivaio. I volontari fanno tutoring sia per le detenute sia per i borsisti".
Quali competenze devono avere?
"Siamo partiti dall'idea di fare propagazione di piante che in genere non propaga nessuno. Si chiama conservazione "ex situ" delle piante. I semi vengono raccolti dai volontari in natura, per questo occorre avere un minimo di competenza naturalistica, ma non certo essere agronomi. Viviamo dall'apporto dei volontari ed è strategico continuare a cercarli".

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17.4.09

Lavoro immigrati

Esiste in Italia un processo di selezione degli immigrati? Gli immigrati presenti da tempo sono diversi da quelli appena arrivati? Qual è il sogno di quelli che restano? A queste domande risponde la ricerca Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano, presentata a Roma al Cnel. È bassa la percentuale di occupati tra gli stranieri che sono in Italia da meno di 4 anni: il loro tasso di occupazione è pari al 49%, inferiore di 18 punti percentuali alla media nazionale. Il tasso di occupazione aumenta con l'allungarsi del periodo di permanenza: tra che vanta una presenza almeno decennale, esso arriva al 74%. Con l'aumento dell'anzianità di soggiorno sale anche la quota di lavoratori autonomi.

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7.4.09

Lavoro fuori dal carcere

A chi non conosce il mondo del carcere, quanto sto per dire sembrerà strano: quando finisce la pena pe molti iniziano i problemi, Un piccolo, ma significativo esempio. Alcune cooperative, anche molto solide, usano assumere le persone che escono in misura alternativa per la sola durata della pena. Il motivo? Per chi è detenuto e sconta una pena in misura alternativa, cioè esca la mattina per andare a lavorare e torna in carcere a dormire la sera, ci sono sgravi fiscali, borse lavoro, agevolazioni. Ma quando è finita la pena, non c'è più convenienza a tenersi quel lavoratore. Di questo sono ben cosciente, tra due mesi ho finito quello che nel gergo carcerario chiamiamo una lunga "cavallina". Moltissimi anni di detenzione. Grazie a Dio ho avuto l'opportunità di sperimentarmi in quattro anni di misure alternative. Cosicché sono abbastanza attrezzato per affrontare il mondo del lavoro, e le innumerevoli relazioni sociali che stando in galera si è completamente disabituati a "coltivare".
Il mio lavoro consiste proprio nel reperire opportunità professionali per chi è ancora detenuto o ha terminato la pena: una sfida di quelle dure, ma non impossibili. Certo i pregiudizi sono tanti ma il fatto che dietro alla persona che si chiede venga assunta c'è una associazione che la accompagna e i servizi sociali per gli adulti che se ne fanno carico è una forte garanzia. La paura maggiore per le imprese nasce dalla non conoscenza della burocrazia che regola l'assunzione di una persona detenuta. Altro grave ostacolo è il tempo che passa dal momento in cui si trova il posto di lavoro, alla presentazione dell'istanza, alla fissazione della Camera di consiglio in cui verrà o meno accolta la richiesta di misura alternativa.
La difficoltà di trovare un lavoro a tempo indeterminato per un laureato o un diplomato oggi è grande, immaginate poi per una persona che esce dal carcere. Ma se quella persona non viene assorbita nel tessuto socio-lavorativo, irrimediabilmente sarà rigettata ai margini e spinta ad alimentare la spirale della recidiva.

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