13.11.09

Lavoro per extracomunitari

Affiancare al permesso di soggiorno per ragioni di lavoro, una carta che consenta di stare in Italia per cercare un impiego. "Non per aprire le frontiere", spiega l'onorevole Luigi Bobba, primo firmatario di un progetto di legge pres4entao nei giorni scorsi a Roma che diventerà un emendamento targato Pd al decreto sicurezza quando arriverà alla Camera, "ma per affrontare al di là dell'emergenza il fenomeno migratorio".In effetti il testo prevede che un cittadino extracomunitario possa, dando precise garanzie, entrare nel nostro Paese legalmente con un permesso di lavoro specifico, avendo così a disposizione un periodo definito di tempo per trovare un impiego regolare. In caso di successo, otterrebbe la stabilizzazione come soggiornante per lavoro; viceversa, dovrebbe rimpatriare.
Tale visto di ingresso per ricerca di lavoro sarà rilasciato a determinate condizioni, fra cui una idonea sistemazione alloggiativa, risorse sufficienti a coprire le spese per l'eventuale rimpatrio e mezzi di sostentamento in misura mensile non inferiore al corrispettivo dell'assegno sociale.
Inoltre il migrante dovrà disporre della somma necessaria per il pagamento del contributo previsto per l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale. In tal modo, come ha sottolineato anche Savino Pezzotta, altro firmatario della proposta di legge, il fenomeno migratorio diviene "un fatto normale, governato e sottratto alla logica dell'emergenza".

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7.7.09

Accoglienza in Emilia Romagna

Si chiama Khaline Bouchaib, ha 35 anni, è originario di Casablanca, Marocco. In Italia dal 1990, vive a Gaggio Montano sull'Appenino, lavora come operaio metalmeccanico ed è impegnato come mediatore interculturale. Ma è anche uno dei due rappresentanti, per Bologna e provincia, all'interno della Consulta per l'integrazione dei cittadini stranieri nella Regione Emilia Romagna.
Già a partire dal 2000 la Regine ha sviluppato un programma organico di azioni per facilitare l'integrazione delle persone straniere nella consapevolezza che l'immigrazione rappresenta un grande e storico fenomeno sociale che ha bisogno di un "gioco di squadra" tra istituzioni, parti sociali e terzo settore.
Si è quindi configurato un sistema regionale di accoglienza e integrazione che si avvale di oltre 200 centri di accoglienza per circa 3mila posti letto, di 130 sportelli informativi per i cittadini stranieri aperti dai Comuni, dell'impiego di oltre 250 mediatori interculturali utilizzati in ambito scolastico, sociale e sanitario per facilitare l'incontro e la comprensione tra operatori pubblici e cittadini stranieri.
Si è costruita una rete regionale sulla lotta alla tratta con quasi 2mila donne inserite nei percorsi di protezione dell'articolo 18, dal 1999 ad oggi; parallelamente si è lavorato a una rete regionale di sportelli locali contro le discriminazioni e a una rete regionale sul versante dei richiedenti asilo e rifugiati.
La sfida della Regione Emilia Romagna è dunque quella di implementare politiche di integrazione e inclusione sociale per rafforzare un senso condiviso di rispetto delle regole e di appartenenza territoriale. Alfabetizzazione linguistica, dialogo sociale tra migranti ed italiani, mediazione interculturale e di comunità, piena partecipazione alla vita sociale e politica locale, casa e lavoro: sono questi i temi su cui occorrerà lavorare nei prossimi anni.

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26.6.09

Minori non accompagnati

Uomo e africano, è questo il ritratto della maggior parte dei 6.285 immigrati dichiarati idonei a ricevere asilo politico o un altro tipo di protezione umanitaria. Sono i dati relativi al 2007 dello Sprar, l'ente che si occupa dei progetti di aiuto all'integrazione che vede coinvolti 95 enti locali e oltre cento realtà del terzo settore. E per il 2008 i numeri sono già aumentati: a ottobre erano già state accolte nei centri specializzati circa 7mila persone. Imponente l'aumento dei minori non accompagnatati che tocca il 600% in più del 2007. Fondamentale il ruolo del terzo settore. Cooperative e associazioni sono l'interlocutore diretto sul territorio, uno strumento importantissimo per favorire l'integrazione degli immigrati, sia sul lato sociale sia su quello lavorativo.

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17.6.09

Immigrazione e lavoro

Gli stranieri titolari d'impresa iscritti alle Camere di commercio italiane sono 290mila, pari al 19.2% degli occupati di nazionalità estera stimati dall'Istat: in pratica, un lavoratore immigrato ogni cinque svolge un'attività autonoma e l'8,4% di tutte le imprese attive iscritte al sistema camerale ha per titolare un cittadino non italiano. È quanto è emerso dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2008. Il processo di sviluppo dell'imprenditorialità migrante dunque evidenza una notevole vivacità: tra il 2006 e il 2007 infatti il numero di imprese con titolare straniero è cresciuto del 10.2% e nel periodo 2003-2007 l'incremento complessivo è stato del 65.5%.

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17.4.09

Lavoro immigrati

Esiste in Italia un processo di selezione degli immigrati? Gli immigrati presenti da tempo sono diversi da quelli appena arrivati? Qual è il sogno di quelli che restano? A queste domande risponde la ricerca Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano, presentata a Roma al Cnel. È bassa la percentuale di occupati tra gli stranieri che sono in Italia da meno di 4 anni: il loro tasso di occupazione è pari al 49%, inferiore di 18 punti percentuali alla media nazionale. Il tasso di occupazione aumenta con l'allungarsi del periodo di permanenza: tra che vanta una presenza almeno decennale, esso arriva al 74%. Con l'aumento dell'anzianità di soggiorno sale anche la quota di lavoratori autonomi.

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8.4.09

Diritto d'asilo

In materia d'asilo dobbiamo purtroppo registrare un grave ritardo: è infatti ancora assente una legge organica in materia d'asilo. Durante l'attuale legislatura, grazie allo stimolo del Cir, Consiglio Italiano per i Rifugiati, sono stati presentati due disegni di legge; entrambi, però, non si sono poi concretizzati in un provvedimento legislativo.Passi avanti sono stati fatti grazie alla spinta dell'Unione Europea. Infatti, attraverso la trasposizione delle direttive comunitarie si è data una definizione più chiara e uniforme di rifugiato, si è introdotta la figura della protezione sussidiaria, si sono fissati i diritti di cui beneficiano rifugiati e protetti sussidiari, si è ritornati ad un'unica procedura d'asilo e si è finalmente riconosciuto il ricorso sospensivo contro una decisione negativa.
L'esigenza di disporre di un corpus normativo unico nasce dall'esigenza di risolvere nuclei problematici sinora non considerati. A 60 anni dalla nascita della Costituzione, è ancora inapplicato l'art. 10 che sancisce il diritto d'asilo. In tutto questo insieme di leggi non vi è alcun riferimento al dettato costituzionale che per il legislatore risulta "inesistente".La maggioranza dei richiedenti d'asilo arriva in Italia via mare in modo irregolare, e nel corso del 2007 il numero dei richiedenti è aumentato, in assoluta controtendenza con il resto d'Europa, di un terzo, raggiungendo quota di circa 15mila persone.Il sistema di accoglienza e i programmi di integrazione sono tuttora molto carenti. Il Sistema di protezione per richiedenti d'asilo e rifugiati, istituito dalla 189/2002 è stato un importante passo avanti, ma non costituisce ancora un organico e sufficiente sistema.La situazione dei rifugiati riconosciuti e dei protetti sussidiari e umanitari è paradossale: solo i richiedenti asilo hanno un diritto riconosciuto all'accoglienza. I rifugiati non hanno un preciso diritto ma beneficiano dei programmi per i migranti in generale o si affidano ai servizi messi in atto grazie alla buona volontà delle associazioni e degli enti locali.

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