<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-32401140</atom:id><lastBuildDate>Mon, 30 Jun 2008 14:51:00 +0000</lastBuildDate><title>Pianeta Sociale</title><description/><link>http://pianetasociale.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (chisivede)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>157</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-4373670527283177794</guid><pubDate>Mon, 30 Jun 2008 14:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-30T16:51:00.891+02:00</atom:updated><title>Medicinali scaduti</title><description>&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il mese scorso è deceduta nostra madre, gravemente malata. L'associazione (nazionale) che ci ha aiutato negli ultimi mesi di cure ci ha chiesto se potevamo donare i farmaci ancora validi che abbiamo in casa e che, ovviamente, non ci servono più. Ma possiamo darglieli? Carla&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://pianetasociale.com/uploaded_images/medicine-789292.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://pianetasociale.com/uploaded_images/medicine-789288.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si, in base a quanto dispone la Finanziaria 2008, che contiene una norma diretta a contenere gli sprechi di medicinali e ad agevolare l'attività degli enti del settore sanitario. Viene infatti previsto che le confezioni di medicinali in corso di validità, se integre e conservate correttamente, che siano detenute da ospiti di Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) o di famiglie che hanno ricevuto assistenza domiciliare a favore di un loro congiunto, dall' Azienda sanitaria locale o da una onlus di assistenza sanitaria, possano essere riutilizzate: nell'ambito della stessa Rsa, purché non vengano reclamate dal detentore al momento della dimissione (o dal suo erede in caso di morte), dalla medesima Asl o dalla onlus, se restituite dalla famiglia che ha ricevuto l' assistenza domiciliare. Inoltre, le associazioni non profit riconosciute dalle Regioni, aventi finalità umanitarie o di assistenza sanitaria, possono ricevere confezioni di medicinali non scaduti, integre e conservate correttamente, qualora il loro detentore non ne necessiti più. Tale possibilità non vale per i medicinali per cui sia prevista la conservazione in frigorifero. Ai fini del riutilizzo la legge impone una previa verifica da parte di un medico della struttura interessata, il quale è tenuto a verificare, registrare e custodire le confezioni ricevute.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/medicinali-scaduti.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-1251958369041869807</guid><pubDate>Mon, 30 Jun 2008 13:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-30T15:54:24.353+02:00</atom:updated><title>Volontariato in Piemonte</title><description>Nessun dipendente, una sede al momento provvisoria ed entrate molto contenute. Il Sub-Priorato del Piemonte dell'Ordine di San Fortunato potremmo definirlo una onlus «di base». L'impegno è quello di un gruppo di volontari, l'organizzazione non è strutturata corne le grandi ong, ma quasi ogni risorsa disponibile viene spesa nella mission. «Lobiettivo principale della nostra organizzazione», afferma Alfredo Mulè, presidente e priore del Piemonte, «è l'aiuto ai meno abbienti di Torino, con particolare attenzione ai bambini. Per il raungimento di tale obiettivo attuiamo una serie di donazioni ad altre associazioni, enti, fondazioni, parrocchie, di vario materiale, che spazia dall'abbigliamento agli occhiali, dagli ausilii medico-sanitari ai pc, per finire alla cancelleria e ai giocattoli» . Uno dei primi risultati della onlus è stato quello di raccogliere ad oggi 10 mila libri, che formeranno il catalogo di una biblioteca destinata ai bambini e ai cittadini torinesi.  L'associazione attende però che altre istituzioni o enti si facciano avanti per offrire uno spazio idoneo a far funzionare la biblioteca. Mulè e i suoi compagni comunque non mollano e continuano a cercare la propria collocazione all'interno dell'attivissimo, ma talvolta compresso, panorama non profit torinese. «Dalla nostra breve esperienza», racconta Mulè, «iniziata nel 2005, il panorama del volontariato nella città di Torino e in Piemonte ci è sembrato variegato e ricco di iniziative.  Le istituzioni non sempre ci sembrano aperte a tutti i progetti se non a seguito di continue pressioni e i cittadini rimangono un po' diffidenti rispetto a nuove realtà associative». Ciò nonostante, Mulè si mostra ottimista sul ruolo del volontariato nella società italiana di oggi: «Checché se ne dica, l'italiano fondamentalmente è magnanimo e collaborativo. Lo testimoniano i risultati delle varie raccolte fondi pubblicizzate e sostenute tramite trasmissioni televisive o altri mezzi di comunicazione».</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/volontariato-in-piemonte.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-2584893231005870082</guid><pubDate>Mon, 23 Jun 2008 15:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-23T17:46:39.144+02:00</atom:updated><title>Volontari in carcere</title><description>Dall'ufficio ai luoghi del sociale, per promuovere l'incontro e il dialogo tra culture differenti. Questo l'obiettivo principale della dodicesima edizione del Community Partnership Day (C-day) dell'azienda leader del settore farmaceutico Novartis. Solidarietà in azione, incontro di culture è infatti il motto con cui giovedl 8 maggio 131 dipendenti della sede aziendale italiana di Origgio (Va) hanno "trasformato" le loro otto ore lavorative in una giornata tutta dedicata al volontariato. Una giornata che ci ha aiutato a capire cosa vuol dire vedere il mondo da dietro le sbarre. Oltre alla giornata di volontariato, anche quest' anno la quasi totalità dei dipendenti ha destinato al sociale almeno l' 1% del proprio premio di produzione, raccogliendo in tal modo 50mila euro utili a finanziare le attività di enti non profit come Atlha, Ami e Cesvi. A livello internazionale sono stati ben 10.500 i dipendenti Novartis che hanno partecipato all'evento. Un impegno dei singoli che si rispecchia anche nelle scelte dell'azienda, che nel solo 2007 ha destinato 937 milioni di dollari a programmi di assistenza sanitaria dedicati a 66 milioni di pazienti in tutto il mondo.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/volontari-in-carcere.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-2061107443273973444</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2008 16:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-18T18:19:04.753+02:00</atom:updated><title>Combattere le dipendenze</title><description>L' educazione ai giovani è un settore che oggi più che mai richiede attenzione, determinazione e grande delicatezza; interventi non improvvisati, ma frutto di intenzionalità con una forte passione per l'uomo che faccia da sfondo sono indispensabili per poter dare ai ragazzi di oggi una guida efficace e realmente promozionale. All'interno delle nostre comunità arrivano ragazzi sempre più giovani che già hanno sperimentato il devastante mondo delle sostanze e si trovano a dover combattere un disagio spesso per loro inspiegabile e insostenibile. Risulta più che mai indispensabile oggi, anche alla luce dei continui sviluppi del mondo delle sostanze, interrogarsi e soprattutto trovare delle risposte esaustive a questo disagio giovanile in continuo aumento. Con lo scopo di poter garantire un intervento più appropriato per queste nuove necessità che a volte lasciano disarmati, è nata, nel settembre 2007, una federazione di comunità educative, il Com.E, alla quale fanno capo diversi enti lombardi. Un network che vuole diventare un interlocutore propositivo nei confronti della politica. Non a caso in occasione del nostro vero esordio, abbiamo invitato a Pavia diversi parlarnentari per confrontarsi sulle prospettive delle cornunità educative. Per noi infatti la comunità va intesa nel suo più ampio e pregnante significato e dunque va fondata sulla lunga e feconda tradizione dell'educazione italiana. Oggi come non mai il mondo del disagio ha bisogno di testirmoni forti che possano dar voce a chi purtroppo non ne ha e solo con una forte sinergia tra diverse realtà e con gli esponenti del mondo pubblico, privato e politico sarà possibile raggiungere questo obiettivo.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/combattere-le-dipendenze.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-8666886506618941829</guid><pubDate>Fri, 13 Jun 2008 13:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-13T16:04:45.554+02:00</atom:updated><title>Congedo per adozioni</title><description>&lt;a href="http://pianetasociale.com/uploaded_images/maternita-731387.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://pianetasociale.com/uploaded_images/maternita-731385.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Niente più dubbi circa il diritto a cinque mesi di congedo per chi adotta un bambino. Il 4 febbraio l'Inps ha finalmente inviato a tutti i suoi uffici una circolare relativa all'estensione da tre a cinque mesi del congedo di maternità/paternità per chi adotta: una novità introdotta dalla Finanziaria e in vigore dal 1 gennaio 2008, rispetto a cui però in queste settimane erano state segnalate molte mancate applicazioni. Il congedo di cinque mesi spetta anche i lavoratori che hanno adottato nel 2007, godendo di soli 3 mesi di congedo, a condizione però che il minore sia entrato in famiglia da meno di cinque mesi. Nella circolare tutte le regole anche per i congedi parentali.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/congedo-per-adozioni.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-2982371280242163976</guid><pubDate>Mon, 09 Jun 2008 16:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-09T18:03:08.416+02:00</atom:updated><title>Un pianeta sostenibile</title><description>Ci sono le fattorie sociali insieme ai progetti di microcredito e cooperazione internazionale, i veicoli ecologici che abbattono le emissioni inquinanti insieme con le ultime tecnologie per trasformare casa o ufficio in isole ecocompatibili. Perché in particolare si lega con il globale, il piccolo con il grande, la provincia italiana con l'altro capo del pianeta e così la buona pratica su microscala può riuscire a contaminare anche su scala mondiale.  Come? Basta puntare sulle alleanze: ed è proprio questo il messaggio alla base della quinta edizione di TerraFutura, in prograrnma dal 23 al 25 maggio, come sempre alla Fortezza da Basso di Firenze. Puntare sulle alleanze locali per acquisire più peso a livello nazionale prima, e internazionale poi. Che gruppi di acquisto solidale piuttosto che piccole buone pratiche di sostenibilità ambientale e sociale abbiano contaminato diversi strati della società è un dato di fatto, ora però bisogna metterli insieme e andare oltre. E Terra Futura si propone come teatro e strumento di discussione, con ben 11 sezioni tematiche, che spaziano dal commercio equo alla bioarchitettura, dalla mobilità sostenibile all'agricoltura sociale. Obiettivo: superare gli 83 mila visitatori che l'anno scorso si sono alternati nelle 500 aree espositive. Ma anche mettere i semi per una nuova cultura, che colleghi le piccole azioni con le grandi conseguenze.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/un-pianeta-sostenibile.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-5329312976462007912</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2008 15:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-06T17:34:25.613+02:00</atom:updated><title>Inter-cultura</title><description>&lt;p&gt;Si chiama &lt;em&gt;No Ghetto!&lt;/em&gt; e parla di tutto ciò che non è mainstream. Musica, cultura giovanile, politica, purchè sia ignorato dai media tradizionali. Il sito, finanziato dall'Unesco, si propone di far conoscere e dialogare tra loro esperienze culturali di frontiera. Grafica accattivante e pubblico di studenti, imprenditori sociali ed educatori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.noghetto.org/"&gt;www.noghetto.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/inter-cultura.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-405754331476686947</guid><pubDate>Wed, 04 Jun 2008 14:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-04T17:06:31.555+02:00</atom:updated><title>Baby hospice a Padova</title><description>&lt;p&gt;Per avere la promessa che l'hospice pediatrico di Padova aprirà le porte, ci sono voluti 236 giorni. La follia è che il conteggio è partito il giorno dell'inaugurazione ufficiale dell'hospice stesso, avvenuta il 19 settembre 2007. E che la Casa dei bambini è pronta fin dal 2005, inclusi i macchinari per garantire la terapia intensiva ai cinque bambini potenzialmente ospiti del primo e unico hospice pediatrico di tutta ltalia. «L'8 maggio l'azienda ospedaliera ha promesso che l'hospice aprirà entro un mese, al massimo due», dice con sollievo Franca Benini, responsabile del Servizio di cure palliative nel bambino a Padova.&lt;br /&gt;Il ritardo con cui aprirà questo centro di avanguardia è dovuto ufficialmente alla carenza di infermieri da destinarvi, anche se all'origine c'è un problema culturale «per cui la gestione del bambino inguaribile non è una priorità nè dei medici nè dell'organizzazione sanitaria. La gestione di questi bambini è estremamente complessa, ma l'esperienza della rete regionale funziona, qui in Veneto. Lo stiamo dimostrando: la soluzione migliore per il bambino è stare a casa sua, non in un reparto di terapia intensiva come spesso accade.&lt;br /&gt;Il 20 aprile la Conferenza Stato-Regioni ha approvato un documento ad hoc: ogni Regione dovrà attivare una rete di cure palliative pediatriche, destinandovi il 20% delle risorse disponibili per le cure palliative tout court, creando un centro di riferimento con personale specificatamente formato e, se necessario, un centro residenziale dedicato. &lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/06/baby-hospice-padova.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-6824007712310055781</guid><pubDate>Wed, 28 May 2008 15:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-28T17:29:33.906+02:00</atom:updated><title>Senza tetto inglesi</title><description>&lt;a href="http://pianetasociale.com/uploaded_images/senzatetto-756091.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://pianetasociale.com/uploaded_images/senzatetto-756074.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;700mila euro per l'accoglienza dei senza tetto. È il cuore del progetto Spark, che mette in gara le imprese sociali britanniche nel presentare iniziative a sostegno degli homeless. I migliori cinque progetti si aggiudicheranno il finanziamento erogato dal dipartimento per le comunità e dai governi locali; con i rimanenti 1.3 milioni di euro, Spark si occuperà di far crescere l'impresa sociale per i senza tetto.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/05/senza-tetto-inglesi.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-2095488235187575630</guid><pubDate>Fri, 16 May 2008 16:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-16T18:07:21.467+02:00</atom:updated><title>Affidamento omoculturale</title><description>&lt;p&gt;Il 2007 è stato l'anno record: a Parma, su 101 minori stranieri non accompagnati presenti in città, solo tre sono stati affidati a comunità educative. Ben 76 hanno trovato una famiglia.&lt;br /&gt;Tutto il contratio di quanto accadeva solo pochi anni fa, nel 2000 per esempio, quando su 117 ragazzini stranieri in città senza i genitori, 58 erano finiti in comunità e solo 22 in famiglia. Il cambio di mentalità (e di prassi) è legato all'avvio del progetto &lt;em&gt;Minori stranieri non accompagnati&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;E la cosa più straordinaria è che in moltissimi casi le famiglie affidatarie non sono fatte da italiani generosi e benestanti, come si potrebbe immaginare, ma da stranieri, a loro volta alle prese con le difficoltà del percorso migratorio. Si chiama affido omoculturale, e in Italia è una novità. L'esperienza di Parma, partita appunto nel 2000, è la più vecchia e strutturata, avendo già sulle spalle oltre 230 affidamenti omoculturali conclusi sui 398 totali che hanno avuto per protagonista un minore straniero non accompagnato. Si tratta soprattutto di adolescenti, dai 15 ai 17 anni, quasi sempre maschi, che arrivano in Italia senza i genitori ma con il loro appoggio, con la consapevolezza che il loro status di minori può favorirli nel percorso di regolarizzazione. Vengono chiamati "migranti economici": arrivano in Italia attraverso la criminalità organizzata, ma non sono vittime della tratta. Vengono per lavorare e si dirigono qui piuttosto che altrove perché hanno già un parente o un amico, o anche solo un conoscente, qualcuno che l'estate prima è tornato al paese in vacanza vantando le meraviglie italiane. I minori stranieri non accompagnati presenti a Parma arrivano quasi tutti da Albania, Marocco, Tunisia e Moldavia: guarda caso le comunità più numerose del territorio. &lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/05/affidamento-omoculturale.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-8658948538844657131</guid><pubDate>Mon, 05 May 2008 15:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-05T17:54:51.551+02:00</atom:updated><title>Razzismo a scuola</title><description>Come ha reagito la scuola italiana all'impressionante aumento degli studenti stranieri, ormai il 6% della popolazione scolastica? ln modo squisitamente italiano, cioè con scarsa sistematicità.&lt;br /&gt;È questa la risposta dell'indagine sui &lt;em&gt;Vissuti ed esiti&lt;/em&gt; della scolarizzazione dei minori di origine immigrata in ltalia. Ha prevalso un modello d'inserimento condotto da parte degli insegnanti su base volontaristica, senza criteri condivisi. Soluzioni "dal basso", che hanno stimolato alcuni territori lasciando in attesa altri: si è così prodotta una linea di demarcazione tra chi è stato costretto ad affrontare la questione e chi si trova in una situazione di stand by.&lt;br /&gt;ln generale, la scuola italiana ha costruito di rado adeguate relazioni con la famiglia d'origine degli studenti immigrati e fanno poco ricorso alle organizzazioni non profit. Nelle scuole medie ed elementari -ambito della ricerca-comunque la situazione è positiva: non ci sono discriminazioni e il rendimento scolastico è abbastanza soddisfacente. L'85% delle famiglie immigrate valuta positivamente l'inserimento dei propri figli e solo il 2,7% ha avuto esperienze completamente negative. Più difficile la relazione con le famiglie italiane: solo il 46,3% delle mamme straniere ritiene di avere buoni od ottimi rapporti con gli altri genitori, mentre il 16,9% giudica tali rapporti del tutto insoddisfacenti.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/05/razzismo-scuola.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-8720413616980638696</guid><pubDate>Mon, 05 May 2008 14:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-05T16:42:53.794+02:00</atom:updated><title>Affido in Italia</title><description>Il prossimo 6 maggio la legge 184 del 1983, la norma che ha rivoluzionato il sistema di tutela dei minori in Italia, compirà 25 anni. E in questo periodo, la parte che riguarda l'adozione ha dato frutti molto positivi, ma lo stesso non si può dire, malgrado numerosi tentativi, di quella relativa all'affidamento familiare.&lt;br /&gt;Per un ente locale investire sull'affido è una scelta prima di tutto politica, poi economica. Valorizzare questo strumento costa molto meno che far fronte a una situazione già compromessa, con un adolescente da inserire in comunità. L' affido non è solo un risparmio per l'amministrazione, ma anche una forma di prevenzione, la creazione di una nuova cultura che fa della relazione d'aiuto tra famiglie e dei rapporti di solidarietà tra vicini una risposta alle nuove forme di disagio ed emarginazione sociale.&lt;br /&gt;A Torino l'affido è una pratica che sta dando i frutti migliori, in sintonia con la legge 149 del 2001, che ha chiuso gli istituti. I numeri lo dimostrano: circa un migliaio di affidi in corso. Anche Genova è una delle prime della classe: circa 300 minori in affido e altrettanti in comunità residenziali. Al Sud ci sono zone scoperte dove non c'è presa in carico della famiglia in difficoltà, non si supportano le famiglie affidatarie, non c'è specializzazione degli operatori. Fare affido, in quei contesti, diventa quasi eroico.&lt;br /&gt;Una volta il disagio era economico e il sentimento prevalente la rabbia. Oggi il problema è più sottile, riguarda la tenuta psicologica dei genitori e dei figli. Mentre rilanciano l'affido, insomma, gli operatori si accorgono che il terreno è cambiato, e che le risposte vanno trovate nella realtà, non solo nelle leggi. «Lavorare di prevenzione, far leva sulle reti di famiglie, creare nuove soluzioni d'affido. Per farlo, bisogna che il servizio ci sia. E sia preparato ad affrontare le nuove emergenze.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/05/affido-in-italia.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-7397447614788227143</guid><pubDate>Wed, 30 Apr 2008 13:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-16T17:55:13.585+02:00</atom:updated><title>Bomboniere solidali</title><description>&lt;a href="http://pianetasociale.com/uploaded_images/bomboniere-786028.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://pianetasociale.com/uploaded_images/bomboniere-786025.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nell'organizzare un « matrimonio si affrontano innumerevoli spese, non tutte giustificabili per un momento della vita che ha enorme valore a prescindere dalle esteriorità. Da qui l'idea delle bomboniere solidali, un gesto utile e concreto». Sara e Ottavio si sono sposati a giugno 2003 e la loro cerimonia si è trasformata in un momento di speranza anche per 220 neonati dello Zimbabwe malati di Aids. Andrea e Valentina, invece, per le loro nozze hanno espresso un desiderio: «Costruire un acquedotto che porti l'acqua a 2.500 bambini di Kingomen e Mbohtong in Camerum. Dalle bomboniere (7,50 euro) alle partecipazioni (2,40 euro), dalla lista nozze al banchetto animato da un d'attore (da 300 a 500 euro): la fondazione &lt;em&gt;Aiutare i bimbi&lt;/em&gt; propone un "pacchetto nozze" completo per sostenere i propri progetti nel mondo. Sempre più spesso il giorno delle nozze diventa occasione, oltre che di dono di sè tra gli sposi, anche di dono "allargato", attraverso il sostegno a progetti di solidarietà. «Volevamo lasciare un ricordo a testimonianza della nostra gioia», raccontano Paola e Luigi. «Abbiamo scelto le pergamene solidali Airc. Richiederle online è stato facilissimo: qualche clic per impostare nomi e data e sono arrivate a casa, già pronte». Con un contributo minimo di 10 euro, variabile in base ai quantitativi, &lt;em&gt;l'Associazione italiana contro il cancro&lt;/em&gt; invia agli sposi partecipazioni, biglietti, bomboniere e pergamene personalizzabili sul sito. Nozze dunque all'insegna della condivisione col mondo. E non in senso metaforico: dentro ai confetti tradizionali di Altromercato, c'è un po' di Palestina, una manciata di Costa Rica e un pizzico di Nepal.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.helpstyle.it/"&gt;http://www.helpstyle.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.airc.it/"&gt;http://www.airc.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altromercato.it/"&gt;http://www.altromercato.it/&lt;/a&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/nellorganizzare-un-matrimonio-si.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-7541274170044650650</guid><pubDate>Tue, 29 Apr 2008 10:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-29T12:53:21.551+02:00</atom:updated><title>Adozioni Bielorussia</title><description>Nuova strategia per le famiglie che dal 2004 attendono di adottare un bambino bielorusso: adesso si passa alle vie legali. Su questa nuova strada, mai sperimentata prima, si è avviato un manipolo di sole 16 famiglie, tutte in carico all'ente Associazione Cicogna, con sede a Lanciano. L'iniziativa è ancora allo stadio di perfezionamento, ma se tutto fosse confermato questa via potrebbe essere scelta anche dalle altre famiglie in attesa, che sono in tutto 600.&lt;br /&gt;La procedura è quella di un ricorso alle autorità bielorusse per chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali arrecati sia alle famiglie italiane, sia ai minori bielorussi. Il presupposto è questo: nel 2004 il Centro nazionale adozioni di Minsk ha rilasciato ai bambini in questione lo stato di adottabilità, dichiarando fallite tutte le ricerche possibili per trovare loro una famiglia con l'adozione nazionale. Non essendo ciò stato possibile, Minsk autorizzava l'adozione nominativa di quei bambini presso una famiglia italiana. Le condizioni non sono mutate, i minori si trovano sempre in istituto, ma la Bielorussia ha restituito alle famiglie l'intera pratica, senza spiegazioni». Da qui la decisione di dare il via ai ricorsi: attraverso un legale romano, a metà febbraio. «Abbiamo dovuto ritirare le pratiche perché la denuncia deve partire direttamente da un legale bielorusso, visto che l'atto contestato è stato commesso in Bielorussia. Ci stiamo arrivando» spiega Vittorio Salvatore, presidente dell'associazione Cicogna. Diversamente da altri enti, l'Associazione Cicogna non ha intenzione di mollare: «Ben 120 famiglie si sono rivolte a noi per adottare un bambino in Bielorussia, e finché c'è un minimo spiraglio io resisto», dice il presidente. «Le famiglie si sono affidate a noi, e noi restiamo al loro fianco nella buona e nella cattiva sorte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per saperne di più:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.associazionecicogna.it/"&gt;www.associazionecicogna.it&lt;/a&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/adozioni-bielorussia.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-1262558075339982193</guid><pubDate>Wed, 23 Apr 2008 16:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-23T18:20:49.845+02:00</atom:updated><title>Associazioni di volontariato</title><description>&lt;p&gt;Dubbi? Domande? Le associazioni di volontariato, con la normativa che abbiamo in Italia, ne hanno sempre tanti e il Cesvot, Centro servizi della Toscana, ci ha pensato pubblicando un il nuovo quaderno, a cura di Riccardo Bemi e Stefano Ragghianti, che si intitola proprio &lt;em&gt;Le domande e i dubbi delle associazioni di volontariato&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Giunto alla sua terza edizione e articolato in sette capitoli tematici, presenta e risponde ai principali quesiti che le organizzazioni di volontariato hanno rivolto al servizio di consulenza del Cesvot. Il quaderno raccoglie 154 quesiti che spaziano dalla materia fiscale e tributaria a quella legale e amministrativa: modifiche statutarie, obblighi contabili e assicurativi, editoria, vendita merci, fusioni tra associazioni, convenzioni con enti pubblici, trasporto sociale, compensi....&lt;br /&gt;Una parte significativa dei quesiti di tipo fiscale e contabile non è nuova rispetto ai due quaderni precedenti, precisa il Cesvot, tuttavia il loro ripetersi, pur con specificità nuove, testimonia quanto sia ancora forte la domanda, soprattutto da parte delle associazioni meno sttutturate e organizzate. Un' altra parte dei quesiti, viceversa, assume carattere di novità e presenta risposte diverse a seconda dello svilupparsi della prassi amministrativa che, specialmente in materia di onlus non di diritto, continua a essere copiosa. &lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/associazioni-di-volontariato.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-8320723748244416260</guid><pubDate>Wed, 23 Apr 2008 14:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-23T18:21:41.803+02:00</atom:updated><title>Lavoro ex carcerati</title><description>Il segreto per salvare il pianeta carcere? Fate lavorare davvero i detenuti. A chiederlo è l'ergastolano più famoso d'Italia: Renato Vallanzasca, da quasi 40 anni dietro le sbarre e una richiesta di grazia rifiutata da Napolitano lo scorso settembre. È lui, nel suo blog, a lanciare l'ultimo appello per far uscire dai penitenziari dal baratro in cui stanno ricadendo dopo la speranza tradita dell'indulto. «Fateci lavorare, tutti, e con lavori veri», strepita Vallanzasca ai politici dal suo "privilegiato" punto di osservazione.&lt;br /&gt;Le cifre gli danno man forte: a giugno 2007 (dati ministeriali più recenti) solo 1.604 persone, il 3,6% dei carcerati di tutta Italia, avevano un lavoro che, una volta usciti, avrebbe dato loro possibilità di reinserimento. Considerati anche gli 11mila addetti a questi lavori inframurari, si arriva comunque a meno del 29% di occupati. Oggi i detenuti hanno sfondato quota 51mila, 7mila in più dello scorso giugno e già 9mila oltre la capienza massima.&lt;br /&gt;E l'effetto indulto? «Svanito, in un anno. A noi operatori è stato utile per tirare il fiato, ma oggi la situazione è tornata drammatica», continua Licia Roselli, presidente di Agesol, l'agenzia di solidarietà per il lavoro che si occupa di reinserimenti. «Per il non profit non c'è stato neanche il tempo di progettare nuovi interventi. Per non parlare delle borse lavoro governative, un fallimento dato dalla macchinosità delle procedure».</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/lavoro-post-indulto-non-c-reinserimento.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-2833565684480269767</guid><pubDate>Mon, 14 Apr 2008 15:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-14T17:28:54.710+02:00</atom:updated><title>Bonus adozioni</title><description>Da gennaio campeggia sul sito della Commissione adozioni internazionali l'avviso che "quanto prima" saranno pubblicate le modalità per riscuotere il contributo di 1.200 euro che il ministro Rosy Bindi ha stanziato in favore delle coppie che nel 2007 hanno adottato o che entro quella data hanno anche solo dato mandato a un ente autorizzato. Si tratta di un numero imponente di famiglie e imponenti sono pure le risorse stanziate, 16,5 milioni di euro, prelevati dal Fondo nazionale per la famiglia.&lt;br /&gt;A chi ha sollevato perplessità sull'idea di rimborsare anche coppie che non hanno concluso l'iter adottivo, il ministero fa sapere che questo budget rappresenta un "di più" rispetto alle risorse destinate al funzionamento della Cai e ai suoi progetti di cooperazione e ha l'obiettivo di garantire la gratuità delle spese sostenute in ltalia dalle coppie.&lt;br /&gt;Già dal 2006 è prevista la deducibilità delle spese legate all'adozione. Ma se è chiaro che le risorse ci sono e si pongono nella prospettiva di raggiungere prima o poi l'obiettivo "gratuità dell'adozione", meno chiaro è se il futuro esecutivo porterà avanti la misura. Su questo fronte, dal Pdl arriva un messaggio abbastanza chiaro: «È un'iniziativa di buon senso, verso la quale non abbiamo fatto opposizione, ma non possiamo dire se sarà una priorità, vista la situazione economica di tante famiglie in ltalia. Di sicuro cercheremo di garantire un sostegno a tutti i nuclei familiari, senza distinzioni», commenta la senatrice Laura Bianconi .</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/bonus-adozioni_14.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-4968419510065848509</guid><pubDate>Mon, 14 Apr 2008 14:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-14T16:22:06.422+02:00</atom:updated><title>Clownerie nelle università</title><description>C'è chi la filosofia di Alberto Terzi l'ha già messa in scena. Sono gli studenti di alcune delle maggiori università italiane (Bologna e Roma Tre) che sulla clownerie stanno cercando di costruire un futuro. E non si tratta di un'idea tanto campata per aria, giurano i loro docenti. Nessuna statistica a riguardo, ma c'è già chi, dopo il tirocinio, ha iniziato a lavorare in ospedali, scuole e strutture per disabili. A tempo determinato, ma intanto... Come i partecipanti al master &lt;em&gt;Il clown nelle strutture socio-sanitarie&lt;/em&gt; di Roma Tre che a fine febbraio discuteranno le loro tesi finali, ma in molti casi sono già impegnati.  Il Comune di San Giovanni in Persiceto (BO) ha attivato un corso per insegnanti tutto sulla clownterapia, e in un istituto superiore di Bolzano.</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/clownerie-nelle-universit.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-4902816823015580753</guid><pubDate>Mon, 07 Apr 2008 15:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-07T17:30:25.882+02:00</atom:updated><title>Il clown sociale</title><description>&lt;a href="http://pianetasociale.com/uploaded_images/clown-773202.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://pianetasociale.com/uploaded_images/clown-773198.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;«Una risata salverà il mondo». È molto più che una teoria per Alberto Terzi, sociologo, formatore e presidente del Centro studi Prospettive di Como, che dell'arte del ridere e del far ridere ha fatto uno stile di insegnamento ma anche di impegno nel sociale. La comicità è uno straordinario strumento di comunicazione, l'esperanto che permette di entrare in sintonia con popoli lontani. E lo riscontra ogni giorno nella sua opera di formatore.&lt;br /&gt;Ridere è democratico, aiuta a mettersi in discussione e il terzo settore, spiega il sociologo, ne avrebbe tanto bisogno: «Sarebbe indispensabile per passare da una concezione assistenzialistica del welfare ad un protagonismo che fa crescere». E poi, semplicemente, «ridere cambia il clima di lavoro»: aiuta a non prendersi troppo sul serio, «a non sentirsi i salvatori del mondo», sintetizza Terzi.&lt;br /&gt;Obiettivo non è mettere il naso da pagliaccio agli insegnanti ma «smitizzare i maestri troppo seri e quelli farfalloni», dice Terzi. Può essere utilissima a patto che si rida insieme, ragazzi ed insegnanti».&lt;br /&gt;Ridere per far ridere: è uno dei principi base della comicoterapia di Terzi. Le tecniche sono tante: l'uso del paradosso, lo scherzo e il doppio senso. E c'è persino chi riesce a scompisciarsi solo con il respiro. Si chiama "yoga della risata", il più potente, secondo Terzi.&lt;br /&gt;Far ridere è una tecnica, dunque, ma può essere anche una professione: quella del clown sociale. Contrariamente al profilo che ha assunto la professione da Patch Adams, l'assistenza alla risata non si deve limitare all'aspetto terapeutico ma puntare al benessere sociale dell' individuo. Per lui, la risata professionale dev'essere al servizio di molti: anziani, bambini, disabili. Ma per far questo serve una formazione seria e innovativa. L'offerta, in realtà, è piuttosto variegata, spiega il professore. E non sempre di alto livello. Come scegliere? «Prima di tutto, occorre affidarsi a strutture che abbiano un forte legame con le istituzioni, come le università. Poi, bisogna tenere conto dell'associazione che li propone e verificare che dia un' adeguata preparazione sul versante psicologico. È l'aspetto più importante».</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/il-clown-sociale.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-926357295783104473</guid><pubDate>Mon, 07 Apr 2008 13:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-07T15:47:58.717+02:00</atom:updated><title>Congedo di maternità per genitori adottivi</title><description>&lt;p&gt;La Finanziaria di quest'anno (I. 24 dicembre 2007, n. 244) all'art. 2, commi da 452 a 456, modificando -dal 1° gennaio 2008- il dlgs 26 marzo 2001 , n. 151 « Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità», riconosce il diritto al congedo di maternità -per una durata massima di 5 mesi - anche alle lavoratrici che abbiano adottato un minore.&lt;br /&gt;A questo proposito si deve distinguere tra adozione nazionale e internazionale: nella prima ipotesi (adozione nazionale) il congedo dev'essere utilizzato nei primi 5 mesi successivi all'ingresso effettivo del minore in famiglia. In caso di adozione internazionale, invece, la madre può usufruire del congedo anche prima dell'ingresso del minore in ltalia, e cioè durante il periodo di permanenza all'estero. Tale periodo dev'essere certificato dall'ente che cura la procedura di adozione.&lt;br /&gt;Il congedo inutilizzato non viene comunque perso, potendo essere utilizzato entro i 5 mesi successivi all'ingresso del minore in ltalia. La lavoratrice che durante la permanenza all'estero non chieda (o chieda in parte) il congedo di maternità, ha diritto a un congedo non retribuito. Per l'affidamento il congedo puo essere fruito entro 5 mesi, per un periodo massimo di 3 mesi. Viene infine previsto che possano fruire del congedo parentale i genitori adottivi e affidatari, entro 8 anni dall'ingresso del minore in famiglia, fino al raggiungimento della maggiore età da parte del minore. &lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/04/congedo-di-maternit-per-genitori.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-8651914601987691933</guid><pubDate>Mon, 31 Mar 2008 12:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-31T14:54:54.328+02:00</atom:updated><title>Aiuti online</title><description>&lt;p&gt;È nata Prevention Web, la prima community online che dà consigli su come affrontare le emergenze umanitarie. L'idea arriva dalle Nazioni Unite ma partecipano istituzioni, governi, università, ong, organismi del mondo finanziario e istituti di ricerca. L'opinione di tutti è ben accetta. E il metodo privilegiato la paternship.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.preventionweb.net/"&gt;www.preventionweb.net&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/03/aiuti-online.html</link><author>noreply@blogger.com (chisivede)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-2006395993019535226</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2008 15:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-26T16:36:15.272+01:00</atom:updated><title>Un film sul volontariato</title><description>&lt;p&gt;Il miglior modo per arruolare nuovi volontari? Pare raccontare a chi lo fa la sua esperienza. L'idea è venuta al Cesvov, il Centro servizi per il volontariato varesino, che per il secondo anno ha lanciato il bando &lt;em&gt;giovani nel volontariato&lt;/em&gt;. Dopo l'ottimo esordio, i promotori hanno pensato a un filmato per raccontare chi sono e che cosa fanno i giovanissimi volontari vincitori della prima edizione e lanciare così il bando dell'edizione 2008 che si chiuderà il 31 marzo.&lt;br /&gt;Il filmato, intitolato semplicemente &lt;em&gt;Qualche ora&lt;/em&gt;, si è rivelato una sorpresa: divertente e pieno di vitalità. Tre episodi raccontati con stili diversi che si adattano alle storie di Matilde Dello Iacono di Barasso, Veronica Tamborini di Laveno Mombello e dei ragazzi del Centro di aggregazione giovanile della Fondazione Carlo Rainoldi di Varese. Racconta Massimo Lazzaroni, uno dei quattro registi: «Abbiamo scelto un linguaggio cinematografico semplice. Per questo abbiamo curato molto la preparazione con incontri senza telecamere, seguendo i ragazzi nelle loro attività. Così, quando ci siamo presentati a girare, la nostra presenza non è più sembrata così strana». lnsieme al dvd sarà distribuito in tutte le scuole e associazioni un libretto che racconta tutte le storie di tutti i 72 partecipanti del 2007 .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cesvov.it/"&gt;http://www.cesvov.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/03/un-film-sul-volontariato.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-1756249311130751561</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2008 14:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-26T15:49:57.494+01:00</atom:updated><title>Immigrati: scappare dalla schiavitù</title><description>&lt;p&gt;Perseguitati nel loro paese d'origine per le loro opinioni politiche, per la loro religione, perché di un'etnia non gradita oppure perché sfuggiti alla violenza della guerra, profughi e rifugiati politici rischiano con il rimpatrio la prigione, la tortura, la povertà e la morte.&lt;br /&gt;Quando giungono in Italia scoprono che l'incubo non è finito ma che la loro vita è sospesa tra la speranza di non essere rimpatriati e l'attesa di un diritto umano fondamentale: il diritto d'asilo.&lt;br /&gt;È proprio per questo che l'interscambio culturale, l'accoglienza e l'integrazione non devono essere solo parole bensi pratica quotidiana, una responsabilità che i politici devono trasformare in comportamenti fattivi e concreti per la costruzione di una società autenticamente multietnica.&lt;br /&gt;La storia di Peter (il nome è inventato), nigeriano di 32 anni, è la sconvolgente testimonianza di come la schiavitù in Africa sia ancora una realtà. Peter mi raccontà che, secondo i dati forniti da Timidria, un gruppo che da anni lotta per la liberazione degli schiavi, in Niger sono attualmente 43.000 le persone, uomini e donne, ridotte in schiavitù. Ma molte altre ancora si trovano nel Mali e in Mauritania. Peter è nato in una famiglia in cui tutto il parentado vive tuttora in condizioni di schiavitù, costretto a lavorare dall'alba al tramonto nelle fattorie o a servizio nelle case dei ricchi senza ricevere alcun compenso in denaro. Un giorno, con l'aiuto di alcuni membri di Timidria, Peter è riuscito a fuggire e a raggiungere l'Italia. Spesso diceva: "adesso che sono libero posso vivere come piace a me, trovare un lavoro ed essere pagato".&lt;br /&gt;La prima volta che l'ho visto mi ha chiesto da quale paese venissi e alla mia risposta mi disse che in camera con lui c'era un mio connazionale. Il giorno dopo incontrai entrambi e mi spiegarono che, nonostante avessero ottenuto l'asilo politico e il permesso di soggiorno, non riuscivano a trovare lavoro. Li indirizzai a varie agenzie di lavoro in città e poi, con l'aiuto di un amico, riuscii a trovare loro un' occupazione temporanea. Iniziò così un rapporto di fiducia. Nel tempo cercai di far capire a Peter che se voleva rimanere in Italia doveva frequentare un corso di formazione e imparare l'italiano. Era molto restio ma, alla fine, accettò di seguire un corso per diventare magazziniere e, chissà, con il tempo si deciderà anche ad imparare la lingua, fattore fondamentale per qualsiasi straniero che voglia veramente integrarsi nel paese dove ha trovato ospitalità. &lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/03/immigrati-scappare-dalla-schiavit.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-7050460060470780236</guid><pubDate>Mon, 17 Mar 2008 15:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-17T16:41:01.884+01:00</atom:updated><title>Il web per i piccoli</title><description>&lt;a href="http://pianetasociale.com/uploaded_images/sito-743735.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://pianetasociale.com/uploaded_images/sito-743730.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Presentato recentemente dal ministro della Cultura tedesco, Bernd Neumann, Fragfinn ,"chiedi a Finn", è una rete nella rete. Un punto di ingresso per minori dagli 8 ai 14 anni, realizzato in collaborazione con Aol, Google e Microsoft. Costato 1,5 milioni di euro, il sito guida i giovani navigatori nel web, evitando loro di fare spiacevoli incontri: siti pornografici, immagini violente, propagande estremiste...Obiettivo meritevole, peccato che di servizi simili ce ne siano già e che spesso non abbiano funzionato. Al contrario sono stati presi di mira da malintenzionati proprio per il fatto che lì si concentrano giovanissimi cyberutenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.fragfinn.de/"&gt;http://www.fragfinn.de/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/03/il-web-per-i-piccoli.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32401140.post-7783632326047064521</guid><pubDate>Mon, 17 Mar 2008 14:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-17T15:16:25.153+01:00</atom:updated><title>Fattorie sociali</title><description>Le esperienze di agricoltura sociale in Italia sono più di 2mila. Si tratta di imprenditori che alla loro attività di produzione agricola hanno affiancato uno o più progetti di natura sociale, con scopi di reinserimento. Oltre alle iniziative di carattere educativo e formativo, in fattoria si sono infatti moltiplicati i percorsi di inserimento lavorativo rivolti a persone svantaggiate, come disabili fisici e mentali, o tossicodipendenti. È un settore in crescita, che ha preso il via con la riforma della politica agricola comunitaria che ha dato la possibilità agli agricoltori di diversificare le attività. Questa occasione normativa si è incontrata con la nuova generazione degli imprenditori agricoli, i trenta-quarantenni che hanno scelto di continuare l'azienda agricola di famiglia avendo consapevolezza del ruolo che potevano svolgere nel tessuto sociale al servizio dei più svantaggiati. Va detto, tuttavia, che i prodotti delle fattorie sociali sono apprezzati, oltre per la qualità, anche per la storia che sta dietro, e quindi ci sono anche ricadute economiche non indifferenti.&lt;br /&gt;Come si fa ad aprire una fattoria sociale? Ovviamente si deve gestire un' azienda agricola. Limprenditore deve stilare un progetto e poi presentarlo alle strutture locali, Comune e Asl. Chi non è imprenditore agricolo può lavorare in una fattoria sociale come educatore, animatore, esperto di pet therapy. Questi operatori sono impiegati in cooperative sociali o associazioni, e i contratti generalmente sono legati a uno specifico progetto educativo. Gli interessati possono rivolgersi ai Centri servizio volontariato per contattare le onlus che si occupano di questi settori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fattoriesociali.com/"&gt;http://www.fattoriesociali.com/&lt;/a&gt;</description><link>http://pianetasociale.com/2008/03/fattorie-sociali.html</link><author>noreply@blogger.com (soci-ale)</author></item></channel></rss>